Farinata di Genova

Farinata  Fainâ
Ingredienti:

Farina di ceci gr.300
Olio extravergine d’oliva
Sale gr.10
Acqua lt.1
Fænn-a de seixai gr.300
Êuio stravergine d’öia
Sâ gr.10
Aegua lt.1

 

Stemperare in un litro d’acqua la farina di ceci; lasciarla riposare per 8 ore. Passato questo tempo, salare e versare in una teglia larga e bassa di cm.50 di diametro, nella quale si sarà messo un bicchiere d’olio; mescolare parecchio con un cucchiaio, in modo che l’olio salga parzialmente in cima. Lo spessore della farinata dovrà essere al massimo un centimetro.
Mettere in forno ben caldo, meglio se con la fiamma solo nella parte superiore, e far cuocere fino ad avere una superficie ben dorata (10 min.). Servire calda, con pepe nero macinato al momento se volete.

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Storia della farinata.

 

Le origini della farinata si perdono nella notte dei tempi…

E diverse sono le Leggende che circondano la sua nascita.

Di tutte, noi ve ne narriamo due, lasciando a voi scegliere quella che più vi aggrada!

 

Da “TACCUINI STORICI”

Rivista multimediale di alimentazione e tradizioni

 

FARINATA O TORTA DI CECI NASCITA DEL MITO

Nel XIII sec. le navi erano sospinte oltre che dal vento anche dalla forza dei rematori, spesso alimentati con zuppe di legumi ben conservabili come i ceci.

Dopo la battaglia della Meloria (1284), dove i genovesi sconfissero i pisani, le galere della “Lanterna” erano così affollate di riottosi vogatori da perdere la loro proverbiale agilità, e sembra che una di queste imbarcazioni, solcando l’irrequieto Golfo di Biscaglia, si sarebbe trovata per diversi giorni al centro di una tempesta. L’acqua di mare imbarcata provocò gravi danni nella stiva: i ceci si ammollarono, qualche barile di olio si sfasciò, e l’umido ridusse tutto in una purea. Quando ritornò il bel tempo, fu scoperto il piccolo disastro arrecato alle provviste e, per il fatto che i viveri erano diventati scarsi, ai prigionieri fu data da mangiare l’informe cibo. Qualcuno dei pisani rifiutò la purea, abbandonando la scodella sul banco, salvo poi riappropriarsene il giorno dopo, quando i morsi della fame erano diventati irresistibili. Un’intera giornata di esposizione al sole aveva però trasformato la pietanza in una specie di focaccetta, qualcosa di diverso dalla poca appetitosa poltiglia di ceci. La scoperta casuale interessò i genovesi che ne perfezionarono la ricetta cuocendola in forno a legna, e battezzandola per scherno agli avversari “oro di Pisa”.

farinata farinata88Oggi sono diverse le varianti della farinata o torta di ceci diffuse lungo tutta l’area marittima tra la Maremma e la Costa Azzurra. Viene chiamata “socca” in Costa Azzurra, “a’ fainà de ceixei” in dialetto genovese, “cecina” o “torta” nell’area nord della Toscana, “fainè” nel sassarese.

 

Da “IL PONENTINO ONLINE”

Narra la leggenda che… tale Guglielmo di Pegli, Console dei Genovesi a Famagosta nel 1277, di ritorno nelle natie terre di Laviosa in Pelii (Pegli n.d.r.) trovò la landa in preda alla carestia.

Poiché nel periglioso viaggio per mare si scontrò vittorioso con un barco saraceno saccheggiandone come d’uso il carico e traendone schiavi i remiganti, mise a disposizione delle plebi affamate le granaglie ivi trovate, ovvero 80 giare di ceci.

Li ceci furono macinati al molino Lomellini sul Varenna, e non adattandosi bene l’impasto a forma di pane, furono utilizzati per la cottura, a guisa di schiacciata, i tondi scudi saraceni…

Nacque così la prima farinata, ed il pesante, tondo e piatto recipiente di rame oggi utilizzato per cuocerla, il “testo”, prese forma e nome dallo scudo saraceno: dall’arabo aulico “teestoh” ovvero scudo.

La farinata è talmente squisita… da far scrivere a Lorenzo Stecchetti, poeta scapigliato meglio conosciuto come Olindo Guerrini (1845-1916), seduto una sera nel quartiere di Ponticello (Piazza Dante) a un tavolino dell’osteria Bedin, (famosa per la sua ottima farinata su ricetta pegliese), un sonetto intitolato Farinata senza Uberti:

 

“Dante, mal festi quando, nei tuoi versi,

parlando d’Ugolin preso alla magra,

chiamasti quei di Genova “diversi d’ogni costume e pien d’ogni magagna”.

Or davvero essi son pel mondo spersi,

dall’uno all’altro polo, in Francia e in Spagna,

in America, in Cina, fra perversi selvaggi e fra civili, e niun si lagna.

Dell’ingiusto giudizio or la più fina vendetta sui tuoi canti hanno inventata,

e te la fanno sotto gli occhi aperti.

Tu celebrasti il grande degli Uberti

ed essi, in Ponticel, dalla Bedina,

celebrano ogni dì la Farinata.”

Fonte 1 Ricetta

Fonte 2 Storia della farinata

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