L’agricoltura che si ostina a essere bio

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Sono passati vent’anni dalla prima edizione del rapporto Bio Bank. La prima pubblicazione censiva 1.200 operatori operatori del biologico italiano, quella attuale 10.600. La crescita dell’agricoltura biologica è dunque evidente, diffusa e complessa, ed è parte di un cambiamento più generale e globale che mette in discussione, tra inevitabili limiti e contraddizioni, non solo il fare agricoltura, ma anche la relazione tra cittadini consumatori e produttori.

Bio Bank 2014 (a cura di Achille Mingozzi e Rosa Maria Bertino, Egaf Edizioni, 360 pag. 16 euro) raccoglie gli interessanti dati sulla vendita diretta, sui mercatini, sui Gruppi di acquisto solidale, sulle mense scolastiche bio.

Il diffondersi della vendita diretta

Dai 1.184 spacci rilevati nel 2004, ad esempio, si è passati ai 2.837 dell’ultimo censimento, con un aumento dunque del 240 per cento. Le ragioni con il maggior numero di operatori sono l’Emilia Romagna e la Toscana (quelle con più elevata densità di operatori l’Umbria e le Marche). Nello stesso periodo i mercatini sono cresciuti del 133 per cento, passando da 174 a 231: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono le regioni con il maggior numero di mercati (Valle d’Aosta, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige quelle con la maggior densità di appuntamenti).

Piuttosto interessante anche la fotografia sui Gas. Sono passati infatti vent’anni dalla nascita del primo gruppo a Fidenza (Parma). Il primo censimento Bio Bank che li segnalava, quello del 1998, ne contava appena 15. Negli ultimi dieci anni i Gas si sono moltiplicati almeno per sei, arrivando a 887 nel 2013, ma chiaramente molti gruppi di acquisto (20/30 per cento in più?) per la loro informalità sfuggono al censimento. Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna sono le regioni con il maggior numero di gruppi, per quanto riguarda le province sono Milano, Roma e Torino, dunque è nelle aree metropolitane che il movimento ha assunto dimensioni davvero importanti, considerando anche la crescita del numero di nuclei familiari – dato non censito – in ogni singolo gruppo. Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Toscana sono invece le regioni con il più alto numero di Gas in relazione alla popolazione.

Gas e orti

“Dal 2010 la loro crescita non ha più lo stesso ritmo incalzante – commentano gli autori del rapporto – Sicuramente perché il lievito dei Gas si è impastato con la realtà, generando piccole economie solidali e promuovendo l’autoimprenditorialità”. In realtà, una parte dei cittadini che hanno promosso la nascita dei Gas, aggiungiamo noi, è oggi coinvolta anche nel “ritorno alla terra” (ne parla qui – I ragazzi-contadini che trasformano la terra in oro – Carlo Petrini facendo riferimento a un altro articolo di Comune-info, Saliamo in agricoltura), attraverso la nascita di piccole aziende a conduzione familiare (il rapporto 2014 mette insieme venti storie emblematiche di giovani che hanno scelto di lavorare nel biologico, qui leggibili), e attraverso gli orti urbani comunitari: di fatto, più che rivendicare l’accesso alla terra, migliaia di persone dei Gas hanno cominciato a dedicare attenzioni e tempi a progetti di filiera corta e autoproduzione, che ripensano il rapporto col cibo e con l’ambiente naturale. Di certo, come spiega Andrea Saroldi, tra i promotori della reta nazionale dei Gas, in Il cibo buono e le relazioni, i Gas sono cresciuti e restano importanti perché soddisfano bisogni concreti, perché «imparano facendo» e perché sono luoghi di relazione.

Secondo Bio Bank, infine, anche il numero di negozi, di agriturismi e di ristoranti segnano incrementi importanti rispetto a dieci e venti anni fa. Nel caso delle mense scolastiche l’aumento implica anche una ricaduta educativa rilevante. Le mense censite nelle scuole erano 72 nel 1996, nel 2004 erano diventate 608, nel 2013 sono arrivate a quote 1.236, confermando quindi anche in questo caso un raddoppio nell’ultimo decennio. Chissà se un giorno Bio Bank non debba censire anche mense come quella messa su a a San Giovanni a Piro (Salerno), grazie a bambini e ragazzi che coltivano frutta e verdura bio negli orti scolastici (ne parla qui, La scuola della terra, Maria de Biase, la “preside terra terra”).

 Fonte

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