Spiritualità e caos ….

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di Cristina Bassi

Innegabile che negli ultimi decenni, in Occidente, siamo stati invasi da una marea di informazioni spirituali, anche presenti su media ufficiali, spettacoli e tra “vip”. Si parla, per esempio,  di meditazione e yoga  certo più diffusamente di 50 anni fa.

Difficile altrettanto confutare che la spiritualità sia diventata anche un grande affare, come sostiene in un suo ottimo articolo  Marian Caplan (antropologa culturale e autrice di un libro in cui mette in discussione molti aspetti della spiritualità occidentale): la cosiddetta  New Age -americana- è un’industria florida ed alcuni dei più famosi guru e maestri spirituali risulterebbero “tra gli uomini più ricchi degli Stati Uniti” (sic, Marian Caplan)

Questo a dire semplicemente che ogni ricercatore contemporaneo, anche quello autentico e non modaiolo, durante il suo cammino spirituale, rischia facilmente di cadere vittima di un numero enorme di miraggi, di falsi profeti e guaritori, che sarebbe bene poter riconoscere e affrontare.

I motivi della ricerca spirituale

Confesso di nutrire anch’io (come dice la Caplan)  seri dubbi sul fatto che quando ci mettiamo “in cammino spirituale”, abbiamo, da subito, idee chiare e corrette sul perchè lo facciamo. E’ difficile (e improbabile oserei dire)  che si intenda, da subito, voler  “realizzare Dio ”,”il regno di Dio” o “servire l’umanità” . Tuttavia, è opportuno rendersi conto che  il cammino spirituale non è per fare qualcosa che sia solo fine a se stessi, per se stessi.

C’è dunque una fase necessaria da attraversare: onestà e verità verso se stessi, per scoprire quanto sono o sono state false le proprie motivazioni; questo “passaggio” potrebbe essere ben poco piacevole, essere deprimente, farci provare vergogna, dolore e forse fa anche un po’ paura. Prevedibile perciò che molti preferiscano nascondere tali ragioni nell’inconscio.  Portarle in superficie, tuttavia, può rendere possibili realizzazioni spirituali –interiori- che prima ci erano precluse.

Secondo la Caplan ed anche qui mi trovo concorde, le ragioni più frequenti che portano a scegliere il cammino spirituale sono:

La libertà dal dolore

La maggior parte delle persone comincia il cammino spirituale perché vuole essere liberata dal dolore. “Uno dei maggiori fraintendimenti della gente è quello secondo cui il cammino spirituale sia una vacanza”, lo ha detto il maestro tibetano Chögyam Trungpa Rinpoche”.

Eh si, molti credono erroneamente che, meditando abbastanza, facendo un numero sufficiente di posizioni yoga o leggendo tonnellate di libri sulla spiritualità (spesso anche quella gridata dell’ultima ora), giungeranno alla beatitudine eterna (o più semplicemente si sentiranno “spirituali)”.

“Troppo spesso i neofiti si illudono che la pratica spirituale sia appagante”, dice lo studioso e l’insegnante di yoga Georg Feuerstein; “Si aspettano di diventare felici e di trovare la risposta alle più importanti domande esistenziali, grazie al loro sforzo o a quello dell’insegnante”. Feuerstein fa riferimento a una concezione che ha le sue radici in un fraintendimento di base e nella negazione della condizione umana: una concezione alimentata dalla palude della New Age e della letteratura pseudo-spirituale che invade il mercato confermando le fantasie dei suoi lettori.

Anche se è vero che esistono valanghe di tecniche metafisiche che gonfiano l’ego e creano stati temporanei di estasi e beatitudine, questi ultimi non durano mai, e in ultima analisi hanno poco o nulla a che vedere con la vera spiritualità”.

Parole sacrosante!

L’ambizione spirituale: la volontà di potenza e di controllo

Alcuni (soprattutto gli uomini, a mio parere) immaginano  che la “presunta” vita spirituale possa essere un modo, un’altra via o un “trucco”,  per cercare il potere e il successo: forse una maschera che cela sensi di inadeguatezza? Spesso la “ricerca dell’illuminazione”, nasconde quella del potere, della gloria, del prestigio o di qualche altra forma di successo mondano.

Se un individuo ha come scopo nella vita quello di diventare “qualcuno”, di essere una persona importante (il direttore generale, la star dello sport, la donna manager, la stella del cinema), e poi comincia un cammino spirituale, è più che probabile che la ricerca del potere e della gloria continuerà nel campo spirituale”

Lo sviluppo spirituale va molto al di là del potere e del controllo terreni. I veri insegnanti spirituali e le persone che mostrano comprensione profonda dell’essere umano e della vita, sanno che la vita è piena di imprevisti e contraddizioni, che un’eventuale influenza sulla vita di altre persone in realtà non dipende da loro. Riconoscono anche che il peso di quella responsabilità è molto grande e ciò basta a da far diminuire qualsiasi sensazione di potere personale.

La paura della morte
Dice la Caplan:

La gente cerca l’illuminazione perché non vuole morire. Nelle traduzioni dei testi spirituali, l’illuminazione è sinonimo di “immortalità”, “trascendenza” e “stato eterno”. Sono espressioni molto suggestive per chi ha paura della morte, ma se si comprende il contesto in cui furono create, è chiaro che non si fa riferimento all’immortalità dell’ego o del corpo fisico. Tuttavia, gli esseri umani, alla ricerca disperata di una via per evitare la presunta sofferenza della morte, scelgono certi aspetti degli insegnamenti, evitandone altri. Giungono a pensare che l’illuminazione sia il cammino verso la vita eterna dell’ego, che identificano come “se stessi”, e non della consapevolezza, che è eterna. Quindi, se per caso ci illuminassimo, il nostro ego cesserebbe di esistere; ovvero, l’ego individuale che all’inizio si era messo alla ricerca dell’illuminazione per evitare la morte sarebbe già morto!”

Ricordiamoci però che Dio (o la Realtà) è sempre più forte dell’ego, e nel lungo termine (anche se può essere un termine veramente lungo) finirà con il prevalere.

Gli equivoci

Marian Caplan prosegue:

Un altro errore comune tra i ricercatori sul cammino spirituale è scambiare le esperienze mistiche per illuminazione. Quando qualcuno comincia un percorso spirituale, è verosimile che avrà esperienze di estasi, beatitudine, pace, fusione con tutta la vita e visioni. Uno degli errori più frequenti compiuti dai neofiti è credere che queste esperienze siano lo scopo del cammino. In realtà, in giro ci sono molti maestri, sinceri ma falsi, che insegnano sulla base di una o più di queste esperienze.

Studiando le varie tradizioni esoteriche e occulte, l’assurdità di queste pretese diventa ovvia, perché comprenderemo subito come sia sufficiente la tecnica giusta (il digiuno, la visualizzazione, il “mind-control” e così via) per provocare tali esperienze. Anche se queste ultime possono essere fonte di ispirazione ed elevazione, e possono addirittura essere il catalizzatore che ci porta sul cammino spirituale, è chiaro che la spiritualità non consiste in esse.

Coloro che conoscono l’autentica spiritualità non si lasciano impressionare nemmeno da una camminata sull’acqua. Sanno che lasciarsi incantare da questi spettacoli vuol dire allontanarsi dal vero cammino spirituale. Benché le esperienze psichiche come l’estasi, la beatitudine e la sensazione di fusione non siano nocive o pericolose, e alle volte possano anche essere utili, vanno analizzate con grande cura. Occorre mettere costantemente in dubbio le conclusioni cui si è tentati di giungere dopo tali esperienze. È troppo facile pensare di essere straordinari o importanti solo perché sono avvenute queste esperienze”.

Il guru interiore …

Tra tutte le comuni verità lapalissiane, quella del guru interiore è una delle più ingannevoli. Anche se l’espressione “guru interiore” indica qualcosa che esiste davvero, molti di coloro che dicono di seguire il guru interiore in realtà non lo stanno facendo. Per udire e seguire l’impegnativa guida di un guru interiore è richiesta una grande maturità umana e spirituale, che si conquista con anni di pratica spirituale, e non leggendo un libro o ascoltando un combattente New Age che proclama il messaggio”.

Mi è capitato più di una volta in anni recenti, che persone mi si rivolgessero perché facevano delle esperienze “speciali” ed avevano “doti speciali” perchè avevano fatto questo e quello etc etc.. In quei casi,  ho sempre avuto parole di scarso incoraggiamento sul tema e molto spesso invece di invito a mettere equilibrio ed ordine in se stessi e questo per senso di responsabilità, tra l’altro (a discapito di popolarità e simpatia…).

La vita interiore degli esseri umani consiste in una grande moltitudine di voci (molte delle quali decisamente nevrotiche) e l’ego è ben felice di dare a una di esse gli abiti del monaco, un tono di voce suadente e il titolo di “guru interiore”.

Altro slogan ripetuto negli ultimi anni è quello di “seguire il proprio cuore” (confesso che a me sentirlo come ritornello fa venire l’orticaria…).
“È vero che alla fin fine dobbiamo seguire il nostro cuore e che quest’ultimo non mente, ma come facciamo a sapere quando lo stiamo ascoltando? Molte persone non hanno idea di cosa sia il loro cuore, non lo hanno mai percepito né udito parlare. La maggior parte dei messaggi che attribuiscono al cuore, in realtà, vengono dalla mente, che è capacissima di parlare con tono amorevole, delicato e anche “con il cuore in mano”.

Quando le persone ignorano la quantità di “voci interiori” esistenti in loro (inclusa la voce del proprio “cuore”) e non sanno nulla della tendenza dell’ego a corrompere ogni aspetto della personalità per sabotare la crescita spirituale, cadono facilmente vittima delle seduzioni del guru interiore. Alla fine, esse si defraudano di quella crescita e trasformazione che volevano trovare cominciando questo cammino”.

Ma le “verità pericolose che girano non si fermano qui, c’è anche per esempio il ritornello che “tutto è un’illusione” et similia… sulla scia del concetto di “mente duale”: se tutto è un’illusione, che importanza ha fare del bene o del male agli altri o distruggere il nostro corpo con le droghe o l’alcol? Tanto il corpo non è reale…

Quindi, se la vita non è altro che un sogno, perché allora non arraffare tutto ciò che possiamo, senza preoccuparci delle persone che calpesteremo nel fare questo e di coloro a cui nuoceremo  a causa del nostro egoismo? Se tutto è uguale, se non esiste male e bene, giusto e sbagliato, perché allora non barare, mentire, rubare, distruggere?

Già: che fatica far ricordare che la “realtà assoluta” non nega in alcun modo la realtà relativa e che con quest’ultima dobbiamo fare i nostri quotidiani conti. La non dualità – concetto vero- non cancella la dualità che esiste nel nostro relativo.

“ Chi comprende davvero il significato di espressioni come “il guru interiore”, “tutto è uno” e “il maestro è ovunque”, non si vanta mai di queste verità, come reazione e sfida alla sua psiche (al contrario di chi ne ha avuto solo un’intuizione profonda ma fugace). Al contrario, la bellezza della realtà che ha intravisto lo rende più umile, spingendolo a mettersi al servizio e a partecipare maggiormente al mondo in cui viviamo”.

Falsi maestri e falsi studenti
“Per ogni maestro autentico, esistono letteralmente migliaia di ciarlatani. Se pensiamo che chiunque sappia declamare eleganti verità spirituali, affermi di essere un “tulku” tibetano o ci prometta l’illuminazione in un week end sia un maestro autentico, stiamo gettando le basi per la nostra futura delusione. Inoltre, è probabile che in futuro dubiteremo di tutti gli insegnanti spirituali, quando in realtà è stata la nostra inadeguatezza di studenti a renderci incapaci di distinguere tra i veri maestri e i ciarlatani.

Il compianto santo indiano Swami Muktananda ha detto che il mercato dei falsi maestri è in crescita perché è in crescita il mercato dei falsi studenti. Arnaud Desjardins, maestro spirituale francese ed ex cineasta, sollecita i neofiti a chiedersi non se il loro maestro è autentico, bensì: “Sono un discepolo?”..

E’ anche vero che, per imparare il discernimento e la discriminazione sul cammino spirituale, talvolta dobbiamo incontrare una serie di falsi insegnanti. Così impareremo a distinguere tra il falso e l’autentico. In ultima analisi, “dobbiamo assumerci la responsabilità di essere finiti con degli insegnanti falsi, perché in noi c’era qualcosa che ci ha impedito di vedere con più chiarezza. Solo allora potremo proseguire sul cammino spirituale con più lucidità”.

Il cammino spirituale è un processo di graduale disillusione nel quale tutte le nostre idee riguardo chi siamo, cos’è la vita, cos’è Dio, cos’è la Verità e cos’è lo stesso cammino spirituale vengono smontate e distrutte. È anche un cammino entusiasmante, perché questa opera di smantellamento alla fine ci lascerà con la nuda Verità, che è l’unica cosa che alla fine può soddisfarci, ma non solo: “renderci liberi”…

Il cammino spirituale è vivo; muta e si evolve davanti ai nostri occhi. Il nostro compito è affrontare senza compromessi le sfide e le difficoltà che incontriamo. Il maestro Deunov, che è per me un punto di riferimento importante, trasmette infatti nel suo insegnamento l’importanza di affrontare le grandi contraddizioni della vita, non di evadere da esse. A lui devo l’aver compreso  anche che per  Amore (il messaggio cristiano questo sottende) si possa e voglia intraprendere il cammino, che non è un romantico andare “dove ti porta il cuore…”

Se le nostre motivazioni sono serie (non solo riguardo la nostra evoluzione spirituale, ma anche riguardo il nostro impegno verso una genuina cultura spirituale in occidente), non possiamo accontentarci di un falso, come spesso aihmè è la spiritualità New Age (per quanto essa possa essere confortante). La spiritualità autentica allora ci starà aspettando”.

Fonte

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