Acidi organici e malattie

– 1925 –

Quanto segue è stato tratto da “Terapia Nuova”
Catalogo dell’Agenzia del “Laboratoire Helose”, anno 1925

Premessa

I dottori ed i fisiologi conoscevano da lungo tempo (siamo nel 1925, Ndr) la presenza dell’acido (urico nell’organismo, però la sua azione, che risultò dall’apparizione di una serie di malattie le quali apparentemente non avevano nulla di comune l’una con l’altra, non fu conosciuta che da tempo relativamente recente. Tutte le malattie provenienti dall’agglomerazione di acido urico nel corpo umano, furono raggruppate nel tipo comune delle così dette malattie artritiche.

L’esperienza medica provò che la gente artritica s’incontra più spesso di quella che non si può supporre. Nel medesimo tempo fu chiaro che la cura radicale delle malattie artritiche, come per esempio la gotta, i reumatismi, le pietre renali, le nevralgie, l’arteriosclerosi, la sciatica, ecc. deve consistere nella dissoluzione delle agglomerazioni di acido urico nell’organismo e nella sua espulsione da esso.

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A prima vista sembra che…

A prima vista sembra che la vita dell’organismo umano sia semplicissima. L’uomo aspira l’aria, si appropria degli alimenti coi quali restaura le sue perdite, lavora, si muove. Ma questa semplicità delle funzioni del nostro corpo, è soltanto apparente.

In realtà l’organismo presenta un laboratorio chimico complicato, che i più abili ed industriosi chimici non riuscirono a creare artificialmente. Gli elementi nutritivi dal di fuori venendo nel nostro organismo, si sottomettono dentro a metamorfosi complicate, si dissolvono, si dividono, in modo dettagliato nelle parti che lo compongono, l’organismo ne trae tutto ciò che gli necessita per la sua nutrizione.

Ma mentre si producono nell’organismo nostro i succhi indispensabili nutrienti e vitali, si producono pure molte sostanze nocive e velenose. Così mentre si fa la digestione, si produce il veleno nei nostri intestini. Durante la trasformazione chimica dell’albumina, si produce nell’organismo l’acido urico che costituisce un veleno fortissimo.

Nell’organismo normale questi veleni si producono in quantità poco grande e sono resi innocui dall’organismo stesso, e ne escono senza cagionare alcun danno. Ma se nell’organismo c’è qualche difetto, se la regolarità della macchina così complicata si altera per qualche ragione, allora i veleni cessano di essere innocui, si aggruppano dentro, penetrano nel sangue e producono diversi danni. L’acido urico ha da questo punto di vista una parte esorbitante e la spiegazione di questa parte ha un significato essenziale nel gruppo di malattie che risultano dall’intossicazione a mezzo di questo veleno.

Cos’è l’acido urico?

Dunque, che cosa è l’acido urico e che parte occupa nella vita dell’organismo?

In mezzo agli elementi nutritivi appropriati dall’organismo, i corpi albuminosi hanno la parte più importante. Nell’organismo questi corpi si sottomettono alle metamorfosi chimiche più complicate, dissolvendosi in moltissimi elementi. Come uno di questi elementi, nella trasformazione chimica dei corpi albuminosi, appare l’acido urico. In un organismo normale questo veleno, si forma in quantità non considerevole e si trasforma prestissimo in urea, la quale: esce sistematicamente dall’organismo.

Però ci sono organismi nei quali l’acido urico si forma in massima quantità e la sua parte considerevole non passa nell’orma, ma si ferma nell’organismo. In tale maniera si formano dentro estreme quantità di acido urico. Cosicché non è difficile di capire che la presenza di tale veleno rimane di rado innocuo per la salute.

I danni da acido urico

Il sangue imbevuto di acido urico porta agli organi insieme alle sostanze nutritive una sorgente d’avvelenamento continuo e d’indisposizione. Dall’accumulazione dell’acido urico possono prevenire le malattie più complicate. Se l’acido urico viene dal sangue nelle articolazioni, esso le disturba, fa venire dei mali nelle ossa, i gonfiori ed ecco apparire la gotta ed i reumatismi. Se l’acido urico si ferma nei reni, esso vi si cristallizza nelle così dette pietre renali, fa venire dei dolori forti e noiosi, delle punture e conduce in fine alla chiusura delle vie urinarie.

Fermandosi nei vasi sanguigni, l’acido urico fa venire la sclerosi, i vasi perdono la loro elasticità ed allora comincia a venire l’arteriosclerosi. Se l’acido urico penetra sotto la pelle, esso l’irrita sistematicamente e la maggior parte dei casi d’eczema si spiegano coll’avvelenamento della pelle per l’acido urico. Finalmente esso può anche non fermarsi in qualche organo separatamente e non far venire nessuna malattia speciale. Ma pure allora la sua presenza non passa senza lasciar tracce. Sotto l’influenza di questo veleno si distruggono le vie normali dell’organismo.

Questa apparizione può prodursi sotto le forme più diverse, ora una indisposizione generale, ora una nervosità acutizzata, ora una indigestione sistematica dello stomaco, ora dei dolori acuti posti in vari luoghi dell’organismo.

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I PROBLEMI DOVUTI ALL’ACIDO URICO

Quanto segue è stato tratto dal
Catalogo dell’Agenzia del “Laboratoire Helose”, anno 1925


Pietre renali (calcoli)

LE PIETRE RENALI presentano dei mucchi cristallizzati ed ossificati di acido urico, che si sono formati poco a poco nei reni. La loro presenza nel tessuto vivo del corpo fa venire delle punture, dei dolori e finalmente produce la chiusura delle vie urinarie. Il lavoro del Diaminol sistematicamente scioglie interamente le pietre renali e libera senza nessun dolore la gente da questa penosa malattia.

Nevralgia

LA NEVRALGIA viene non di rado in seguito ad avvelenamento del sistema nervoso dell’acido urico ed il suo allontanamento dall’organismo libera la gente in modo radicale dalle crisi penose di questa malattia. La cura del Diaminol durante l’attacco nevralgico, calma rapidamente il dolore e toglie le sofferenze. La cura del Diaminol fatta dal principio della crisi diminuisce la sua acutezza.

Arteriosclerosi

L’ARTERIOSCLEROSI, così è chiamata la perdita di elasticità dei Vasi sanguigni, essa disturba tutto il nutrimento dell’organismo in seguito alla circolazione irregolare del sangue. Il superfluo dell’acido urico nel corpo, il suo deposito sulle mura dei vasi sanguigni è una delle cagioni più spesso ripetute dall’arteriosclerosi. La cura del Diaminol in tali casi offre i risultati più favorevoli. Il Diaminol pulisce i vasi induriti dall’acido urico, rende a loro l’elasticità e ristabilisce la circolazione normale del sangue.

Eczema

L’ECZEMA apparisce non di rado sulla pelle irritata dal sangue imbevuto di acido urico ed allora la cura coi rimedi esterni, in questi casi, sotto forma di pomate, è completamente inutile, e non da risultati desiderati. La sorgente delle malattie si cela nel sangue e soltanto grazie al Diaminol che pulisce il sangue, si può levar via simile difetto della pelle.

Se voi soffrite di eczema, allora vi sono 70 probabilità per cento che la vera cagione sia l’acido urico e prima di fari l’applicazione dei differenti rimedi, prendete piuttosto alcune volte il Diaminol. In 70 casi per cento l’eczema sarà curata in qualche giorno.

Pulite il vostro corpo periodicamente dall’acido urico

La presenza dell’acido urico nell’organismo è qualche volta non tanto abbondante da far venire una malattia saliente ed evidente. Però la sua presenza non passa nel corpo senza lasciarvi traccie dannose alla salute. Queste possono presentarsi in forme varie, ora nel disturbo della digestione, ora un’acuta nervosità, in dolori o punture dolorose in diverse parti del corpo, in una respirazione penosa, nella nevralgia, punture del dorso, nei reni o nel fianco.

Perciò la gente p#880066isposta al deposito estremo dell’acido urico e quella che soffre d’asma, che ha troppo grasso, che ha troppo zucchero, che soffre di mal di capo, dolori e malattie di reni, fegato ecc. deve fare di quando in quando la cura del Diaminol, per liberare il corpo dall’acido urico accumulatovi. Oltre il suo effetto salubre sulle malattie collegate all’avvelenamento per acido urico, il Diaminol agisce favorevolmente su tutto il sistema nervoso e migliora, accresce il benessere.

Il Diaminol è un rimedio comodissimo e piacevole come gusto. Esso ha l’aspetto di granelli bianchi, i quali sciolti nell’acqua danno una bibita piacevolissima.

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IL DIAMINOL, FARMACO DEL 1925

Quanto segue è stato tratto dal
Catalogo dell’Agenzia del “Laboratoire Helose”, anno 1925

I dottori ed i fisiologi conoscevano da lungo tempo la presenza dell’acido (urico nell’organismo, però la sua azione, che risultò dall’apparizione di una serie di malattie le quali apparentemente non avevano nulla di comune l’una con l’altra, non fu conosciuta che da tempo relativamente recente. Tutte le malattie provenienti dall’agglomerazione di acido urico nel corpo umano, furono raggruppate nel tipo comune delle così dette malattie artritiche.

L’esperienza medica provò che la gente artritica s’incontra più spesso di quella che non si può supporre. Nel medesimo tempo fu chiaro che la cura radicale delle malattie artritiche, come per esempio la gotta, i reumatismi, le pietre renali, le nevralgie, l’arteriosclerosi, la sciatica, ecc. deve consistere nella dissoluzione delle agglomerazioni di acido urico nell’organismo e nella sua espulsione da esso.

Per parecchie diecine di anni, fu offerta dagli scienziati una serie di mezzi intenti a questo scopo, ma tutti questi rimedi non diedero risultati soddisfacenti, o ne diedero d’insufficienti.

Fatto sta che l’acido urico non si scioglie nell’acqua, ma vuole pel suo scioglimento una speciale reazione chimica. La insufficienza di tutti i rimedi proposti consisteva nel fatto che tutti agivano in modo troppo lento, e non producevano lo scioglimento totale dell’acido urico…

Ecco perché il Diaminol è il preparato più potente per la cura della gotta, i reumatismi, le pietre renali, l’arteriosclerosi, le nevralgie ed altre malattie, provenienti dall’agglomerazione nell’organismo dell’acido urico.

Nota: il Diaminol era in commercio nel 1925, oggi non esiste più! Se vuoi togiere gli acidi organici clicca su: acidi02.htm.

In base a questa scoperta fu presentata una preparazione francese conosciutissima ora, il cosi detto Diaminol, che da risultati preziosissimi nella cura di tutte le malattie artritiche.

La qualità più preziosa del preparato Diaminol, sta in questa, che esso scioglie rapidamente e completamente l’acido urico e fa quindi sparire la causa immediata di tante malattie, come la gotta, i reumatismi, le pietre renali, la nevralgia, la sciatica, ecc.

Per dare un’idea evidente della potenzialità di soluzione dell’acido urico, propria del Diaminol, presenteremo gli esperimenti fatti dagli eruditi Bizental e Schmidt sul principio fondamentale del Diaminol (Dietylenediamine). Essi prendevano l’acido urico in forma di pietre cristallizzate, ne formavano dei piccoli rombi di eguale peso e di eguale volume, e li mettevano in soluzione nei corpi capaci di disciogliere l’acido urico.

Il risultato di questi esperimenti stabili che mentre i corpi scioglievano l’acido urico, come bicarbonato di sodio, bario, litio agivano in modo lentissimo, quindi lasciavano una parte considerevole del rombetto non sciolta, il Dietylenediamine, principio fondamentale del Diaminol, aveva sciolto tutto il rombetto, completamente, in tempo brevissimo. Lo stesso effetto dissolvente produce il Diaminol sull’acido urico nell’organismo.

Le ricerche dell’effetto del Diaminol hanno provato che esso presenta una cura ugualmente radicale in tutte le malattie artritiche. Ecco perché il Diaminol è il preparato più potente per la cura della gotta, i reumatismi, le pietre renali, l’arteriosclerosi, le nevralgie ed altre malattie, provenienti dall’agglomerazione nell’organismo dell’acido urico.

Ricordiamo che quanto sopra è stato tratto da un documento del 1925, pertanto non cercare il Diaminol in commercio perché non si trova più! Se sei interessato ad un programma per togliere gli acidi organici va alla pagina: acidi02.htm.

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– AGGIORNAMENTO AL 2012 –

Il dato è poco conosciuto: oltre il 90% della ricerca sui nuovi farmaci è sostenuto dall’industria farmaceutica (tratto da: www.farmaci-vita.it/ il 2 maggio 2006).

Oltre tre milioni di italiani soffrono per una malattia rara

Tratto da www.farmaci-vita.it/larete.htm – 2 maggio 2006.

Esistono malattie che colpiscono un numero talmente ridotto di persone da non essere oggetto di studio e quindi prive di farmaci e di test diagnostici appropriati: sono le cosiddette malattie rare.

Sono rare, ma non sono poche, come conferma Bruno Dallapiccola, genetista, direttore dell’Istituto Css – Mendel di Roma: “Vi sono oltre tre milioni di italiani affetti da una malattia rara. Queste sono attualmente circa 5000, ma si stima che entro qualche anno si arriverà a classificarne oltre 7000. La ragione è molto semplice: vi sono malattie che si manifestano in modo apparentemente identico tra loro ma che hanno cause diverse, per esempio che sono provocate da alterazioni di geni diversi (…)”.

Un dubbio legittimo…

E se parte di queste malattie “rare” dipendessero proprio dall’accumulo di acido urico? Di certo, come appare evidente dal documento più sopra riportato, già nel 1925 la ricerca medica aveva scoperto come l’acido urico, diffondendosi nell’organismo, fosse la causa di tante malattie, tra cui primeggiano quelle definite “osteoarticolari”, ovvero: reumatismo, artrite, artrosi, gotta, osteoporosi, ecc.

Attualmente potremmo aggiungere all’elenco anche varie malattie “moderne” in cui compaiono dolori e infiammazioni, tra esse citiamo, per amor di brevità, l’artrite reumatide, la fibromialgia e la polimialgia reumatica… e vari tipi di cancri e tumori. Cancri e tumori?, qualcuno obbietterà assai stupito, sì perché anche queste patologie si appoggiano spesso su un terreno acido, come lo ha riscontrato il dott. Tullio Simoncini, che ha pubblicato una cura a base di bicarbonato di sodio nel suo volume Il Cancro è un Fungo, la Rivoluzione nella Cura dei Tumori (per maggiori dettagli clicca qui).

Sempre nel lontano 1925, erano stati elaborati dei rimedi, tra cui il Diaminol, in grado di sciogliere l’acido urico accumulato nei tessuti. Oggi, siamo nel 21° secolo, ma nessuno si preoccupa più di rimuovere l’acidità organica, e le malattie da essa generate vengono “curate” con antinfiammatori, tra cui i cortisoni che, lasciateci sottolinearlo, non curano nulla, tendono solo a ridurre l’infiammazione, ma le cause che la generano non sono affatto eliminate.

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GLI AFFARI DELLE CASE FARMACEUTICHE

Quasi tutti i farmaci sono inefficaci in più della metà dei pazienti. Quando addirittura non sono nocivi (Valerio Pignatta).

A cura di Valerio Pignatta. Tratto da www.disinformazione.it

Sicuramente alcuni di noi, se non tutti, conoscono già il business dei farmaci. Comunque proponiamo questo articolo in quanto assai interessante. Pensiamo anche che sarebbe il caso di divulgarlo, perché abbiamo notato che è stata data, e si dà, troppa importanza e potere al medico e alla “Medicina ufficiale”. Questo non per alimentare rabbia o favorire un senso ulteriore di impotenza, ma proprio per cominciare o continuare la strada che, attraverso la conoscenza, ci potrà rendere più sani e più “liberi”.

Questo articolo, di Steve Connor, pubblicato sull’inglese The Indipendent1, che è subito circolato tra gli addetti ai lavori e gli interessati (vedi il testo integrale a pag. 8 del giornale citato), ci ha informato di qualcosa che chi si occupa di Medicina Naturale, o anche più semplicemente chi è un po’ più attento alla propria salute, sapeva già da tempo e cioè che quasi tutti i farmaci sono inefficaci in più della metà dei pazienti. Quando addirittura non sono nocivi.

L’affermazione non è dell’uomo della strada di turno intervistato all’uopo, ma è di un amministratore capo della più grande compagnia farmaceutica inglese (e una tra le più grandi del mondo), la GlaxoSmithKline.

I dati forniti in questo articolo sono veramente disarmanti, tanto più se consideriamo le autorevoli e interessate fonti di provenienza per cui qualche maligno potrebbe pure supporre che se le cifre rese pubbliche sono queste, quelle reali potrebbero essere anche peggio. Ma partiamo dal presupposto che abbia trionfato la buona fede e la trasparenza e vediamo questi dati.

Tabella della frequenza di risposta dei farmaci

A cura di Valerio Pignatta. Tratto da www.disinformazione.it

La frequenza di risposta, ossia la percentuale di efficacia di alcune categorie di farmaci per le principali patologie attuali è quella che segue:

  • Alzheimer 30%
  • Analgesici (Cox-2) 80%
  • Asma 60%
  • Aritmie cardiache 60%
  • Depressione (SS RI) 62%
  • Diabete 57%
  • Epatite C (HCV) 47%
  • Incontinenza 40%
  • Emicrania (acuta) 52%
  • Emicrania (profilassi) 50%
  • Oncologia 25%
  • Artrite reumatoide 50%
  • Schizofrenia 60%

Ma l’affermazione più drammatica e riassuntiva la fa Allen Roses, vicepresidente della linea genetica della Glaxo, quando afferma che “la stragrande maggioranza dei farmaci – più del 90% – funziona solo nel 30-50% degli individui”. Consiglierei di rileggere con molta lentezza l’affermazione qui esposta e di fare una pausa riflessiva. C#880066o che per qualsiasi umano di senno sia una pausa veramente devastante…

Le domande che ci si accavallano in testa sono tante. L’indignazione sale. Vaghi desideri del tipo “Rambo 2, la vendetta” si affacciano alla mente. Sicuri? O forse siamo talmente abituati all’umiliazione quotidiana delle nostre coscienze e dei nostri intelletti da digerire ormai qualsiasi cosa?

Il presente articolo avrebbe la presunzione di scuotere l’animo (sempre ammesso che mi sia permesso e che sia rimasto qualcosa da scrollare, visto che ormai, si può dire, ci hanno shakerato tutti i visceri, niente escluso) e illuminare la mente sui meccanismi reconditi di Big Pharma, il cartello farmaceutico internazionale così come viene chiamato nei paesi anglosassoni, mostro a più teste da cui tutti dipendiamo e in cui tutti riponiamo speranze e illusioni, specialmente nei momenti peggiori della nostra esistenza e di quella dei nostri cari.

Direi che la base di partenza per le nostre riflessioni sia analizzare come questi farmaci vengono ideati e prodotti per poi dare risultati così scadenti.

Come si produce e commercializza un farmaco

A cura di Valerio Pignatta. Tratto da www.disinformazione.it

Più che dare qualche altra cifra o nome di farmaco inquisito o additato per la sua nocività o inefficacia (Lipobay, Bactrim, AZT, Tamoxifene, ecc.) mi preme qui andare alla radice del problema, ossia analizzare il processo di come si arriva alla produzione e commercializzazione di un farmaco. Lì c’è tutto. Capito il funzionamento, capito tutto. Per adesso e per sempre (se non cambia qualcosa). Va rimossa cioè, la diffusa convinzione di fondo secondo cui le case farmaceutiche con l’aiuto delle ricerche di scienziati di provato ingegno e bontà d’animo lavorano per il benessere dell’umanità alla ricerca di farmaci che ne allevino la sofferenza.

Questo poteva essere vero sino agli anni Cinquanta o forse Sessanta del secolo scorso. Su meccanismi e le finalità odierne delle fabbriche di medicinali sarei più dubbioso. Certo non si può generalizzare ma vediamo come generalmente si articola il processo di fabbricazione d un principio attivo curativo.

Allora, forse non tutti sanno che ogni farmaco deve superare varie fasi di studio e di sperimentazione per poter poi entrare nel mercato ed essere venduto e somministrato ai malati. Una molecola munita di un’attività terapeutica degna d’attenzione, in media riesce a diventare farmaco in un tempo medio di 15 anni.

Negli ultimi anni, però, le multinazionali del farmaco riescono ad aggirare il problema di fasi di studio e controllo troppo rigide ricorrendo al reclutamento convulso di cavie umane volontarie in paesi del Terzo Mondo, al fine di sperimentare farmaci i cui test non sono ancora stati approvati negli USA. E dico USA perché Stati Uniti e Gran Bretagna sono i paesi in cui si concentrano i due terzi dei profitti farmaceutici mondiali2.

Test sperimentali

A cura di Valerio Pignatta. Tratto da www.disinformazione.it

Le cavie a buon mercato per i laboratori europei (svizzeri, tedeschi ecc.) sono reclutate invece nei paesi periferici dell’Est europeo, paesi dove, al pari di altre zone economicamente depresse del pianeta, il rimborso ottenuto per farsi martirizzare è molto agognato.

Negli Stati Uniti una prova clinica su un paziente costa una media di 10.000 dollari, in Russia 3.000 e nelle regioni più povere del mondo ancora meno. Ma i test di sperimentazione su cavie umane nei paesi poveri consentono, oltre che un risparmio economico, anche di risparmiare sui tempi, perché le case farmaceutiche sottostanno in questo caso alle legislazioni locali solitamente meno restrittive. Ciò permette di arrivare prima sui mercati e cioè di brevettare prima.

Per capire l’importanza della velocità nel processo di realizzazione di un medicinale, si deve ricordare che un giorno di ritardo nel lancio di un farmaco costa in media a un’azienda farmaceutica 2 miliardi e 600 milioni delle vecchie lire3.

Il valore vero della sperimentazione quindi non è nel conseguire il miglior prezzo a cui poi vendere un prodotto o la sua migliore efficacia (come poteva essere decenni fa, in cui forse il business aveva ancora un’anima umanistica), ma è l’arrivare primi per brevettare prima4.

Seguire un protocollo di approvazione di un farmaco costa più o meno 300 milioni delle vecchie lire. Ma sono 1.000 i miliardi delle stesse che si possono ottenere sfruttando in esclusiva il farmaco arrivando per primi ai brevetti.

Sì, avete letto bene: plurale.

Per ogni farmaco si possono infatti fare più brevetti per prolungare l’agonia di speculazione: un brevetto sul processo di fabbricazione, uno sul metodo di somministrazione (compressa, siero, fiala ecc.), uno sulla posologia, uno sul principio attivo ecc. ecc.

Per dirla con le parole di uno scienziato “pentito”: “I test clinici sono oggi figli di una sola necessità: la ricerca di margini sempre maggiori di profitto. Non c#880066erete mica che le società fanno esperimenti per pura ricerca scientifica”; così Benno Leutold, medico, scienziato e ricercatore per Roche, ha lavorato pure ad Harvard e poi nei laboratori americani dei National Health Institute5.

E sempre Leutold che ci informa inoltre che “Nessun test è in grado di stabilire con esattezza gli effetti collaterali e quelli clinici di un medicinale nell’arco dei 5-6 anni della sua sperimentazione. Un tempo ragionevole sono 30 anni. Solo allora si comprende l’intero spettro di azione di un farmaco”6.

Anche su questo ci sarebbe da meditare parecchio. Qui sta la radice del problema. E ovvio cioè che la qualità di un medicinale rimane un punto interrogativo a lungo, checché ne dicano mass-media e riviste scientifiche di turno. E dopo vent’anni di vita il brevetto svanisce e il farmaco viene spinto fuori dal mercato per il prezzo troppo basso7. Si ha interesse quindi a cicli continui di nuovi prodotti.

A questo punto mi sembra importante rilevare che a capo dei dipartimenti delle case farmaceutiche non ci sono più medici o scienziati, come nei decenni addietro, ma economisti esperti. Sono loro che decidono quali farmaci devono restare sul mercato e quali devono essere ritirati. Non vengono prese queste decisioni sulla base dell’efficacia di un medicinale o di una moralità legata allo stato terribile della sofferenza umana.

Si decide sulla base del migliore investimento e resa economica. Si investe in quel farmaco che prospetta il maggior guadagno e si progetta un piano di lancio mass-mediatico ad hoc. Quando infatti un farmaco ha superato il test di fase 1, e si inizia a fare sperimentazione sui malati, si lascia trapelare la notizia ai giornali di un nuovo “miracoloso” prodotto in arrivo e le azioni in borsa della multinazionale che lo produce cominciano a lievitare. Spero di essere stato chiaro.

E la scusa che i prezzi dei medicinali sono alti perchè le industrie farmaceutiche devono ricavare grandi profitti da un farmaco per poter finanziare la ricerca e lo sviluppo di altre medicine ancora, è ormai palesemente scoperta: le case farmaceutiche investono nella commercializzazione dei loro farmaci il doppio di quanto investono in ricerca e sviluppo8.

La commercializzazione

A cura di Valerio Pignatta. Tratto da www.disinformazione.it

E la commercializzazione è, parimenti alla sperimentazione, veramente senza scrupoli. Le case farmaceutiche possono, ad esempio, arrivare ad ampliare deliberatamente le indicazioni di un medicinale semplicemente per allargare il mercato dello stesso quando questo abbia qualche problema di smaltimento o abbia riscontrato scarso successo. Un farmaco autorizzato per la lotta al cancro in Europa può allora tranquillamente diventare un medicinale contro l’emicrania in Africa e magari a un prezzo decisamente superiore che non nel Vecchio continente, e venduto pure senza alcuna controindicazione allegata9.

Questo strapotere delle case farmaceutiche sta incontrando qualche resistenza in alcuni paesi del Terzo Mondo. Ma l’attuale presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha sostenuto di voler difendere a ogni costo il copyright dei farmaci delle multinazionali contro le decisioni “arbitrarie” di alcuni paesi, appunto come la Thailandia e il Brasile, che hanno iniziato a prodursi farmaci salvavita a prezzi abbordabili aggirando “illegalmente” i diritti dei brevetti delle case farmaceutiche occidentali.

Ma questo è un percorso scontato per il presidente USA, dato che fra i primi finanziatori della sua scorsa campagna elettorale figurano proprio le maggiori aziende farmaceutiche americane (e non solo): Bristol-Myers, Squibb, Pfizer, GlaxoSmithKline, Schering Plough, che in quell’occasione gli donarono quasi 40 miliardi di vecchie lire.

Per concludere, vorrei dire che tutto il processo rigidamente vincolato dagli interessi economici sin qui descritto sta degenerando intenzionalmente in una corruzione estesa a tutto l’ambiente medico e scientifico, per cui non si può più a mio parere fare molto affidamento sulle affermazioni di un foglietto illustrativo di un farmaco. Tre anni fa si parlava già in Gran Bretagna di una cifra ufficiale compresa tra l’1 e il 5% di ricerche scientifiche contenenti dati e risultati falsificati, investigazioni autorizzate alla mano10.

Per gli Stati Uniti la stessa fonte riportava addirittura una cifra compresa tra il 24 e il 35% tra violazioni dei protocolli e falsificazione dei dati11. Ora la situazione è certamente peggiorata, nel senso che c’è più coscienza anche nell’ambiente medico che il fenomeno è generalizzato e che gli articoli e gli studi che vengono pubblicati sulle riviste, che stabiliscono lo status di un farmaco o di una ricerca, sono quasi sempre il risultato di un finanziamento o di un interesse diretto delle case farmaceutiche stesse.

Ad esempio, recentemente il New England Journal of Medicine, la rivista medico-scientifica più autorevole degli USA, ha dovuto pubblicamente ammettere che alcuni dei suoi articolisti più eminenti avevano interessi economici diretti, seppur sino ad allora occultati, in alcune case farmaceutiche che producevano farmaci della cui ricerca si erano occupati.

La corruzione ha poi anche altri aspetti. In Portogallo un funzionario della Bayer ha soffiato ai giornali i nomi di 2.500 medici che risultavano sul libro paga della multinazionale affinché prescrivessero determinati farmaci.

Il signor Pequito, il nome di questo impiegato, nonostante la protezione della polizia, è già stato pugnalato due volte ed ha rischiato la vita. Si capisce che a questi livelli la qualità e l’efficacia di un farmaco sono molto al di sotto come importanza dell’ufficio marketing dell’azienda che lo produce.

Ma il fenomeno non è solo americano o portoghese. Io c#880066o sia piuttosto generalizzato. In Gran Bretagna ad esempio “Un terzo del comitato britannico per la sicurezza dei medicinali ha dichiarato di aver dei vincoli economici con società farmaceutiche sui cui prodotti sono chiamati a emettere un’opinione”12.

Meditiamo ancora con una bella pausa su quello che ciò significa. Quindi, per finire, se ad esempio negli Stati Uniti la terza causa di morte dopo malattie cardiache e cancro è… l’uso di farmaci e altre cause iatrogene (infezioni ospedaliere, interventi chirurgici, errori di medicazione ecc.) direi che possiamo permetterci di non stupirci13. Questo non ci esime però dall’opporci.

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CONCLUSIONE

Incapace di elaborare ed eliminare gli scarti acidi, spesso il corpo li immagazzina nel cuore, nel fegato, nel colon, nel pancreas e in altri organi e tessuti. Man mano che si accumulano sostanze acide, il sangue e l’intero organismo assumono un eccesso di acidità e il delicato equilibrio di pH dei fluidi, dei tessuti e delle cellule risulta turbato, provocando cardiopatie, tumori, ipertensione, obesità, artrite, diabete e molti altri problemi (Larry Clapp, “Guarire la prostata in 90 giorni”. Macro Edizioni).

Come appare evidente dal documento più sopra riportato, già nel 1925 la ricerca medica aveva scoperto come l’acido urico, diffondendosi nell’organismo, fosse la causa di tante malattie, tra cui primeggiano quelle definite “osteoarticolari”, ovvero: reumatismo, artrite, artrosi, gotta, osteoporosi, ecc. Attualmente potremmo aggiungere all’elenco anche varie malattie “moderne” in cui compaiono dolori e infiammazioni, tra esse citiamo, per amor di brevità, l’artrite reumatide, la fibromialgia e la polimialgia reumatica.

Sempre nel lontano 1925, erano stati elaborati dei rimedi, tra cui il Diaminol, in grado di sciogliere l’acido urico accumulato nei tessuti. Attualmente nessuno si preoccupa più di rimuovere l’acidità organica, e le malattie da essa generate vengono “curate” con antinfiammatori, tra cui i cortisoni che, lasciateci sottolinearlo, non curano nulla, tendono solo a ridurre l’infiammazione, ma le cause che la generano non sono affatto eliminate.

Qualcuno, di certo, sarà meravigliato nel leggere queste conclusioni, ma se considerasse come attualmente la ricerca farmaceutica sia in mano alle Case farmaceutiche, ed il fatto che queste sono assai interessate ad aumentare i loro profitti, il suo stupore lascierebbe ben presto posto allo sgomento. Se quanto detto sopra non fosse abbastanza convincente, suggeriamo la lettura del volume Ciò che i dottori non dicono di Lynne MCTaggart, Macro Edizioni.

Riferimenti bibliografici

  • 1. Connor, Steve, “Glaxo chief: Our drugs do not work on most patients”, in The Independent, 8 dicembre 2003.
  • 2. Dal sito http://www.comedonchisciotte.net che ne ha curato la traduzione.
  • 3. Correggia, Marinella, “Big Pharma va alla sbarra all’Aja”, in Il Manifesto, 11 gennaio 2004.
  • 4. Ginori, Anais, “L’Apartheid delle medicine”, in La Repubblica, 5 marzo 2001, pp. 16-17.
  • 5. “Adesso la regola è diventata una sola, faster”, così Lembit Rago, direttore del Dipartimento farmaci dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Vedi il reportage pubblicato su La Repubblica del 6 maggio 2001, pp. 14-15.
  • 6. Intervista a Benno Leutold comparsa su La Repubblica del 6 maggio 2001, p. 15.
  • 7. Intervista a Senno Leutold, cit.
  • 8. Al termine del brevetto i prezzi dei farmaci crollano del 70%.
  • 9. Le Carré, John, “La mia guerra all’industria del farmaco”, in La Repubblica, 21 febbraio 2001, pp. 38-39.
  • 10. Le Carré, John, “La mia guerra all’industria del farmaco”, cit.
  • 11. Un agenzia Reuters da Londra del 15 gennaio 2001, ripresa e commentata dal dott. John Mercola nel suo visitatissimo sito http://www.mercola.com. lbid.
  • 12. Le Carré, John, “La mia guerra all’industria del farmaco”, cit.
  • 13. In particolare negli USA le medicine sono la quarta causa di morte comune, che non è poco. Cfr. Journal of the American Medical Association, vol. 284, 26 luglio 2000.

Cosa sono gli acidi

Si considerano “acide” tutte le sostanze che hanno il sapore aspro, fanno diventare rossa la cartina di tornasole e producono ioni di idrogeno (atomi di idrogeno modificati, n.d.r.). Quando un acido viene a contatto con determinati metalli si creano dei composti definiti “sali”. Gli acidi vengono neutralizzati dalle sostanze basiche (dette anche alcaline), ad es. il bicarbonato di sodio.

Gli acidi possono essere minerali (es. cloridrico, solforico, nitrico) ed organici (es. urico, citrico, tartarico, ossalico). Se vengono a contatto con la pelle la irritano e, se sono molto forti, possono avere un’azione caustica.

In medicina vengono utilizzati molti acidi, tra essi citiamo: acetico, acetilsalicilico (vedi l’aspirina), ascorbico (vitamina C), citrico, cloridrico, ecc. Tra gli acidi organici quello di cui ci occuperemo in questo trattato è l’acido urico, uno dei principali componenti dell’urina.

Come si misurano

Per misurare quanto una sostanza è acida o alcalina si usa una scala di valori a cui viene dato il nome di “pH”. Nel campo medico, il pH viene utilizzato per misurare il liquidi organici ed in particolare il sangue, la saliva e l’urina. Questi liquidi vengono definiti:

  • acidi, quando il pH è compreso tra 0 e 7,06,
  • neutri, quando il pH è uguale a 7,07,
  • basici o alcalini, quando il pH è compreso tra 7,08 e 14,14.

Pertanto, più basso è il pH e più è acida la sostanza in esame.

Il rapporto acido basico

Tutte le reazioni all’interno del nostro organismo, che definiscono le condizioni essenziali di un ambiente in cui la “vita” sia possibile, si svolgono nell’ambito di determinati valori, tra questi il più importante è il rapporto acido/basico. Per una buona salute questo rapporto dovrebbe sempre rimanere costante, si possono però creare delle condizioni troppo acide (situazione assai frequente) o troppo basiche (condizione abbastanza rara).

Affinché l’equilibrio vitale delle cellule si possa mantenere, il loro nucleo deve presentare una reazione acida ed il citoplasma basica o alcalina. Questa differenza è fondamentale, in quanto permette lo scambio di nutrimenti e informazioni tra nucleo e citoplasma. Solo in presenza di una differenza può avvenire uno scambio, la batteria fornisce corrente proprio perché i suoi poli hanno un potenziale elettrico differente.

Se l’ambiente in cui vivono le cellule diventa molto acido questa acidità penetrerà all’interno delle cellule alterando il pH del nucleo e creando i presupposti per quei fenomeni incurabili che vengono comunemente chiamati “malattie da degenerazione cellulare”.

Come si creano gli acidi nell’organismo

Nell’organismo umano troviamo diversi acidi, alcuni utili (come quelli che costituiscono i succhi gastrici) ed altri assai pericolosi che, quando si accumulano, sono la causa primaria di molte malattie, tra cui l’artrite, l’osteoporosi e la gotta.

Vi sono due fonti principali dell’acidità organica:

  1. il ricambio cellulare,
  2. l’alimentazione.

A queste vanno aggiunte un’intensa attività muscolare, gli stati febbrili accompagnati da un’accelerazione del metabolismo dovuta a malattie ematologiche (p. es., linfoma, leucemia o anemia emolitica) e le situazioni in cui aumenta la proliferazione e morte delle cellule organiche (p. es., la psoriasi).

Il ricambio cellulare

Nel ricambio cellulare, che avviene incessantemente nel nostro organismo, le cellule vecchie o degradate vengono distrutte ed eliminate, ed è proprio la distruzione del nucleo di tali cellule che, dopo vari passaggi, crea acido urico e ammoniaca.

L’alimentazione

Vi sono bevande e alimenti che non sono affatto acidi mentre altre, ad esempio gli agrumi, lo sono in modo notevole, si pensi che il succo di limone presenta un pH uguale a 2.00-2.60. Altri alimenti, pur non essendo acidi, creano con la loro digestione una notevole produzione di acido urico in quanto contengono molte purine, una sostanza bianca e cristallina che si trova nel nucleo delle cellule e rappresenta uno dei componenti elementari del DNA.

Si può determinare se un alimento è acido o alcalino esaminando le ceneri residue dopo la sua digestione. Se i minerali alcalini (calcio, potassio, sodio e magnesio), predominano sui minerali acidi (cloro, azoto, zolfo e fosforo), quell’alimento sarà classificato come alcalino e viceversa.

L’acidità negli alimenti

  • Alcuni tipi di frutta o verdura fresca. L’organismo di una persona sana e non affaticata, è normalmente in grado di trasformare gli acidi naturali di molti alimenti crudi (ad es. limoni, pompelmi, pomodori, acetosa, frutti aciduli) in carbonati alcalini, che sono basici ed utili all’economia dell’organismo. Quando, invece, la persona è stanca o stressata, l’energia nervosa necessaria per una completa digestione e assimilazione non è sufficiente, pertanto l’organismo non è in grado di operare le dovute trasformazioni e gli acidi degli alimenti entrano nella circolazione sanguigna.
  • Bevande. Quasi tutte le bevande gassate, acqua esclusa, tendono ad essere molto acide. I vari tipi di Cola, ad es. hanno un pH che si aggira intorno al 2,4, mentre limonate e aranciate vanno da 2,9 a 3,2 (1).
  • Cereali. Tutti i cereali, ad eccezione del miglio, lasciano delle ceneri acide. Grano ed avena sono i più acidi di tutti.
  • Latticini. I latticini di vacca, sono generatori di molta acidità ed andrebbero sostituiti con quelli di capra o di pecora (2).
  • Prodotti carnei. La digestione dei prodotti carnei crea una notevole quantità di acido urico, il fegato di un animale carnivoro (ma non l’uomo) è in grado di trasformare l’acido urico causato dall’alimentazione in una sostanza più semplice: l’allantoina che viene espulsa con l’urina.
  • Prodotti conservati. Tra i prodotti conservati risultano molto acidi tutti i succhi di frutta ed i vari tipi di “latte” derivato dai cereali: latte di soia, avena, riso, ecc.

I mezzi di difesa

L’organismo non può permettere che l’equilibrio acido/basico venga turbato, pertanto deve provvedere, per quanto gli risulta possibile, a neutralizzare gli acidi in eccesso. Questa neutralizzazione viene compiuta mobilitando alcune sostanze alcaline e vari sali minerali, entrambi prelevati dalle riserve proprie dell’organismo. I minerali alcalinizzanti (calcio, potassio, sodio e magnesio), per es., vengono sottratti alle ossa, ai denti ed alle cellule di tutti i tessuti. Questo spiega in modo evidente perché i grandi consumatori di aceto e sottaceti hanno una dentatura con molti problemi.

Anche gli organi emuntori (reni, pelle, intestino, ecc.) vengono sottoposti ad un super lavoro nel tentativo di eliminare gli acidi pericolosi ed i minerali in eccesso dovuti ai processi di neutralizzazione di cui sopra. Le mucose di questi organi, a cui dovremmo aggiungere i bronchi, le ghiandole salivari e lacrimali, l’utero, ecc., sono ovviamente danneggiate da queste sostanze corrosive e si possono creare i presupposti per vari disturbi (problemi della pelle, infezioni cosiddette microbiche, infiammazioni, litiasi o calcoli, ecc.).

 

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L’ACIDO URICO, NEMICO SUBDOLO E PERICOLOSO

L’aumento del tasso dell’acido urico nel sangue dei gottosi viene attribuito in parte ad un’eccessiva produzione di tale sostanza nell’organismo (Dizionario medico Larousse). Perché, diciamo noi, non all’alimentazione scorretta o eccessiva?

Come si presenta?
L’acido urico, sotto forma chimica, è un solido bianco e cristallino, inodore ed insapore, difficilmente solubile nell’acqua (1/15.000), il che spiega perché si può depositare nei tessuti dell’organismo.

Dove si crea?
L’acido urico si crea nel fegato a causa dei processi necessari per eliminare la cellule organiche vecchie o quelle derivate dall’alimentazione. Negli animali carnivori (ma non nell’uomo) il fegato provvede a neutralizzarlo trasformandolo in allantoina. Seguono i valori normali di acido urico presente in un decilitro (dl) di sangue.

  • Maschi:   2,1-8,5 mg/dl.
  • Femmine: 2.0-6,6 mg/dl.

Fonte: www.labtestsonline.org/understanding/analytes/uric_acid/test.html

Come viene eliminato?
Una persona sana, che non assume purine con l’alimentazione, ne elimina circa 340-500 mg al giorno tramite l’urina. Circa 200 mg vengono versati nella bile nel giro di 24 ore ed una minima quantità se ne esce con il sudore.

Cosa succede se l’organismo non riesce ad eliminarlo?
Se la sua presenza nel sangue supera i 7,0 mg/dl (70 milligrammi per litro) al giorno il sangue si satura, la situazione diventa patologica e prende il nome di iperuricemia. Siccome le sostanze contenute nell’acido urico (gli urati) si sciolgono assai difficilmente (solo 4mg/dl a 30°C), l’unica possibilità che ha il sangue di liberarsene, è quella di depositarli in alcuni tessuti sotto forma di minuscoli aghi assai sottili detti UMS (cristalli di urato monosodico).

Il deposito degli UMS può creare varie patologie, tra queste citiamo: sclerosi, indurimento e formazione di calcoli renali, biliari ed epatici. Si può anche depositare nelle cartilagini delle articolazioni, nei muscoli creando reumatismi, ed in altri luoghi generando varie problematiche tra cui: gotta, sciatica, nevrite.

Nell’urina umana dovrebbe essere presente solo in minima quantità, quando viene superata subentra una malattia chiamata uricosuria. Questa è una condizione pericolosa perché l’acido urico si può cristallizzare e formare i calcoli renali, i quali possono bloccare gli ureteri che portano l’urina dai reni alla vescica.

LE CENERI RESIDUE DEGLI ALIMENTI

© Copyright 1996-1999 by B. Company New Plymouth, Idaho (19/11/2002). www.docgolob.com/abco/aw/nutrition/alkaacid.htm Da distribuire liberamente.

Tutti cibi sono “bruciati” nell’organismo e lasciano un residuo, definito “ceneri”, che possono essere neutrali, acide o alcaline, in relazione alla composizione minerale dell’alimento. Se nelle ceneri predominano sodio, potassio, calcio e magnesio, esse sono alcaline. Se predominano zolfo, fosforo, cloro e acidi organici non metabolizzati, sono considerate acide. Per mantenere l’equilibrio acido/basico del corpo (80% acido e 20% basico) almeno l’80% dei cibi che consumiamo devono produrre ceneri alcaline.

Nella tabella verde sono elencati i cibi in ordine diminuente del loro effetto positivo nel sostituire le riserve alcaline del corpo. Il numero positivo indica la capacità di rinnovare le riserve alcalinine.

Nella tabella rossa sono elencati i cibi in ordine diminuente del loro effetto negativo sulle riserve alcaline del corpo. l numero negativo indica la capacità di privare il corpo delle sue riserve alcaline.

Cibi che producono ceneri alcaline
Spinaci crudi* 4 tazze +556
Foglie di barbabietola 1 tazza +478
Melassa 1 cucchiaio da tavola +360
Sedano 5 gambe +341
Fichi secchi 5 +297
Carote 3 +282
Fagioli germogliati (5cm) 1/2 tazza +282
Foglie di barbabietola 1-1/2 tazza +214
Crescione d’acqua 2-1/2 tazza +192
Crauti sott’aceto 2/3 tazza +176
Lattuga 1/2 pianta +170
Fagioli di spagna crudi 2/3 tazza +142
Fagioli di spagna secchi 2/3 tazza +123
Rabarbaro** 1 tazza +117
Cavolo cappuccio 1 tazza abbondante +111
Broccoli 1 tazza +101
Barbabietole da zucchero 2/3 tazza +98
Cavolini di Bruxelles crudi 6 +95
Fagioli di soia verdi 2/3 tazza +85
Cetrioli 10 fette +71
Pastinaca 1/2 grande +67
Ravanelli 7 +64
Navoni 3/4 tazza +62
Piselli secchi 1/2 tazza +57
Funghi 7 +50
Cavolfiori 1 tazza +50
Ananas 1 tazza +44
Avocado 1/2 tazza +44
Uva passa 1/2 tazza +42
Datteri secchi 7 +40
Fagiolini 1 tazza +39
Meloni 1/4 +38
Limoni verdi 1/2 tazza +33
Amarene 18 +30
Mandarini 2 +29
Fragole 12 +28
Patate 1 +26
Patate americane 1 +26
Pompelmi 1/2 tazza +25
Albicocche 2 +25
Limoni 1/2 tazza +24
More 1 tazza +22
Arancie 1/2 tazza +22
Pomodori 1 +21
Pesche 1 grande +21
Lamponi 1 tazza +19
Banane 1 piccola +18
Cipolle 1 piccola +14
Uva 1/2 tazza +10
Pere 1 +10
Mirtilli 2/3 tazza +5
Mele 1 +5
Angurie 1/2 fetta +5
Piselli verdi 3/4 tazza +5
Olio d’oliva 0
Olio di mais** 0
Zucchero** 0
Cibi che producono ceneri acide
Pettini 1/4 tazza -226
Ostriche 5 -209
Lenticchie secche 1/2 tazza -171
Sardine 8 -160
Farina d’avena 1 tazza -95
Manzo sotto sale 110g -80
Eglefino 110g -78
Aragosta 110g -78
Noccioline 114 -78
Merluzzo 110g -51
Maccheroni**, Spaghetti** 7/8 tazza -50
Burro di arachidi 3 cucchiai da tavola -49
Pollo 110g -43
Picca 110g -39
Germe di grano 1 cucchiaio da tavola -38
Riso integrale 5/8 tazza -29
Farina di grano integrale** 5/8 tazza -26
Farina bianca** 5/8 tazza -26
Salmone 1 tazza -26
Fetta di carne di manzo 110g -24
Tacchino 110g -23
Orzo 5/8 tazza -21
Agnello 1 porzione -21
Agnello 110g -17
Pane bianco** 2 fette -15
Pancetta affumicata 2 fette -10
Noci inglesi 10 -10
Braciola di agnello 1 -10
Crusca di grano 1 cucchiaio da tavola -10
Uova 2 -9
Pane di grano integrale** 2 fette -8
Braciole di maiale 1 -6
Miele 4 Cucchiai da tavola -4
Gamberetto 1/2 tazza -4
Mais fresco 1/2 tazza -2

* È meglio consumarlo crudo.
** Alimento poco consigliato.

ALIMENTI E PURINE

Tratto da: Krause’s Food, Nutrition, & Diet therapy, 10th edition (Mahan LK, Escott-Stump S).

Quando le cellule degli alimenti vengono distrutte con la digestione, le purine presenti nel nucleo, danno luogo ad acido urico. Pertanto più un cibo contiene purine e più acido urico verrà generato. Va notato che i frutti freschi o secchi non contengono purine.

È scientificamente provato che dopo un pasto abbondante di cibi ricchi di purine si riscontra un notevole aumento di acido urico nel sangue, specialmente se il pasto è stato accompagnato da bevande alcoliche. Segue una tabella con vari alimenti ed il loro contenuto di purine.

Cibi con alto contenuto di purine (da da 100 a 1000mg per 100g di cibo). Cibi con medio contenuto di purine (da 9 a 100mg di purine per 100g di cibo). Cibi con basso o trascurabile contenuto di purine.
Acciughe
Aringhe
Cervello
Carne tritata
Consommé
Cuore
Estratti di carne
Lievito di birra
Mitili
Oca
Rene
Sardine
Sgombro
Sugo di carne
Uova di pesce
Asparagi
Carne, pesce e pollame (eccetto quelli della prima colonna)
Crostacei
Fagioli secchi
Funghi
Lenticchie
Piselli secchi
Spinaci
Aceto
Burro e margarina (moderatamente)
Bibite gassate
Budino
Caffè
Cereali
Cioccolato
Formaggio
Grassi (moderatamente)
Frutta
Gelatina di frutta
Gelato
Latte
Noci
Olive
Pane o crackers
Panna (moderatamente)
Pasta
Pop-corn
Riso
Sale

Torte e biscotti
Uova
Vegetali (eccetto quelli nella prima colonna)
Zucchero e dolci

 

Riferimenti Bibliografici

  • 1. Dale Alexander, Arthritis and common sense (Artrite e buon senso).
    Witkower Press Incorporated – Hartford, Connecticut, USA, 1956.
  • 2. P. Antognetti, Latte e formaggio, rischi e allergie per adulti e bambini.
    Macro/Edizioni, Diegaro di Cesena (FO). Ordinabile al 0547-346.290.
  • 3. Viktoras Kulvinskas, Survival into the 21th century (Sopravvivere nel 21° secolo), pp. 218-219.
    Omangod Press, Connecticut, U.S.A., 1975.
  • 4. Le Formulazioni Cosmochemia, p. 7. Pubblicazione riservata, distribuita dalla Guna, via Palmanova, 71, 20132 Milano.
  • 5. Viktoras Kulvinskas, Survival in the 21th century, citato.
  • 6. Hogle di C. di Mary, Food that alkalinize and heal (Cibi che alcalinizzano e guariscono), p. 8.
    Healt Research, P.O. Box 850, Pomeroy, WA 99347, U.S.A.
  • 7. Articolo proposto da Optimal Living Associates. http://www.healtmap.com/catalog/acid.html
  • 8. Dr. A. George Wilson, A New Slant to Diet (Un approccio nuovo alla dieta).
    Standard Research Laboratories, 10th, Ave. and Jersey St., Denver, Colorado, U.S.A., 1960.
  • 9. Progetto Caduceo, appunti dalle sperimentazioni con la B.P.H.D. (non pubblicato).
  • 10. Articolo proposto da Optimal Living Associates. http://www.healtmap.com/catalog/acid.html

 

Bibliografia

  • Viktoras Kulvinskas, Survival in the 21th century (Sopravvivere nel 21° secolo),
    p. 101 – Omangod Press, Connecticut, U.S.A., 1975.
  • Gale Encyclopedia of Medicine, Published December 2002.
    Gale Group The Essay Author is Janis O. Flores.
  • Jacobs, David S., et al. Laboratory Test Handbook, 4th ed.
    New York: Lexi-Comp Inc., 1996.
  • Pagana, Kathleen Deska. Mosby’s Manual of Diagnostic and Laboratory Tests.
    St. Louis: Mosby, Inc., 1998.
  • Cahill, Mathew. Handbook of Diagnostic Tests.
    Springhouse, PA: Springhouse Corporation, 1995.
  • www.labtestsonline.org/understanding/analytes/uric_acid/test.html
  • www.docgolob.com/abco/aw/nutrition/alkaacid.htm

I DANNI DA ECCESSIVA ACIDITÀ ORGANICA

In ogni organismo vivente, osmosi, diffusione e filtrazione sono responsabile per il trasferimento delle sostanze al fine di mantenerne inalterato l’equilibrio dinamico vitale. I fattori che influenzano il movimento delle sostanze attraverso la membrana cellulare (osmosi) sono la grandezza delle molecole, solubilità, carica elettrica, viscosità del sangue e quantità di muco congestionato sulle pareti delle cellule.

Se due soluzioni (sostanze nel tratto digestivo una, sangue o sistema linfatico, l’altra) hanno una concentrazione diversa e sono separate da una membrana semipermeabile (come le pareti delle cellule), passeranno l’acqua e le sostanze dissolte in essa. Il soluto (tossine e nutrimenti) passeranno dalla soluzione con concentrazione più alta nella soluzione con concentrazione più bassa, mentre il solvente (l’acqua) passera nella direzione opposta fino a che tra le due soluzioni si sarà stabilito un equilibrio dinamico.

Dopo un pasto, i nutrimenti e le tossine (rifiuti organici) derivanti dalla digestione, fluiscono dal tratto intestinale nel sangue e sistema linfatico. Attraverso l’osmosi i nutrimenti e le tossine si apriranno anche un passaggio verso il citoplasma all’interno delle cellule organiche.

Tutte le cellule hanno una caratteristica comune: il citoplasma ha una reazione alcalina (negativa) e il nucleo ne ha una acida (positiva), ciò crea una differenza di potenziale elettrico tra il citoplasma ed il nucleo. Questa differenza di potenziale elettrico determina la vitalità delle cellule.

Se questo potenziale elettrico si riduce sotto un certo livello la cellula si ammala ed eventualmente può anche morire. Quando il sangue porta con sé molte sostanze acide, per esempio le tossine, le stesse possono penetrare all’interno delle cellule e neutralizzare l’alcalinità del citoplasma.

Se la concentrazione delle tossine nella circolazione del sangue è più alta di quella nelle cellule, le tossine continueranno a fluire nel citoplasma delle cellule ed, eventualmente, possono precipitare creando dei cristalli.

Periodicamente, durante i periodi in cui la vitalità è elevata, l’organismo tenta di correggere questa condizione attraverso delle acute crisi di guarigione (le cosiddette “malattie”). Dopo molti anni, se una persona non migliora le sue abitudini di vita, verrà a crearsi una malattia cronica in grado di durare negli anni. Ed alla base di tale malattia possiamo trovare un grande accumulo di tossine.

Il punto di vista dell’Omotossicologia (4)

Secondo l’insegnamento di H.H. Reckeweg, fondatore della Omotossicologia, tutti quei processi, quadri clinici e manifestazioni che noi chiamiamo malattie sono espressione della lotta dell’organismo contro tossine per renderle innocue e poi espellerle.

L’organismo può vincere o perdere questa battaglia, in ogni caso quei processi che noi chiamiamo malattie non sono altro che utili funzioni biologiche, tendenti alla difesa contro i veleni, finalizzate cioè alla disintossicazione naturale. L’organismo cerca comunque e sempre di compensare i danni che ha subito e che non è riuscito nel frattempo ad eliminare.

La probabile causa di tutte le malattie (5)

Praticamente tutti dolori, le patologie e la distruzione delle cellule è dovuta ad un eccesso di acidità del sangue, dovuta all’assunzione di una quantità troppo elevato di proteine, specialmente quelle dei prodotti animali (carne, pesce, pollame, salumi e formaggio).

Comunque anche le proteine vegetali, come i semi ed i cereali, quando sono assunte troppo spesso o in notevole quantità, possono causare questo tipo di tossicità. Il Dr. Bieler afferma che la causa principale dell’acidità organica va ricercata nell’assunzione di proteine in eccesso che disturbano alquanto l’equilibrio dell’azoto. Una condizione acida, generata da una dieta con molte proteine, distrugge effettivamente le cellule del corpo, pertanto delle nuove cellule devono essere costruite…

L’effetto a lungo termine di una dieta con molte proteine è sempre deleterio per la salute; crea infatti a un’accumulazione di prodotti di rifiuto dovuti alla loro digestione ed assimilazione, che acidificano l’organismo. Per esempio, il lavoro del fegato e dei reni è in grado di espellere solo circa 8 grani di acido urico nell’arco delle 24 ore mentre 500 grammi di carne possono generare fino a 18 grani di acido urico. Ne consegue ad ogni pasto a base di carne una parte dell’acido urico che verrà generato sarà accumulato nel corpo.

Questo fenomeno, nel tempo, potrà provocare la gotta, reumatismi o le varie forme di artrosi. Dopo un pasto, i nutrimenti e le tossine (rifiuti organici) derivanti dalla digestione, fluiscono dal tratto intestinale nel sangue e nel sistema linfatico. Mediante l’osmosi i nutrimenti e le tossine si apriranno anche un passaggio verso il citoplasma all’interno delle cellule dell’organismo.

L’acidosi precede e provoca le malattie (6)

È ormai riconosciuto da molte autorità, il fatto che molte malattie si sviluppano a causa di una riduzione delle funzioni organiche ed un abbassamento della resistenza dell’organismo a causa di una condizione di acidosi cronica. A questo riguardo il Dr. George W. Crile, direttore della Clinica Crile in Cleveland, uno dei più famosi chirurgi del mondo, così si esprime: “Non esiste la morte naturale. Tutti i casi così definiti sono soltanto il punto finale di una progressiva acidificazione dell’organismo.”.

L’acidosi, infatti, precede e causa le malattie. Anche un corpo originariamente sano alla fine soccombe sotto le malattie fisiche quando la sua stessa produzione di acido si accumula ad un punto tale in cui non può più opporvi resistenza e, conseguentemente, diventa suscettibile ai germi, al freddo, alla fatica o all’esaurimento nervoso.

Quando il livello di tossine nel corpo raggiunge il massimo tollerabile l’organismo inizia un’azione di pulizia che può prendere varie forme, tra cui: diarrea, mal di testa, raffreddore, eruzioni della pelle, ascesso, foruncoli, reumatismo, infiammazione degli occhi o altri organi, catarro, sensazione di freddo, febbre e tutta la complessa casistica di sintomi che viene riconosciuta con i nomi delle varie malattie. Ma tutte queste problematiche hanno un’origine comune: un accumulo di rifiuti acidi nel corpo.

Perché si crea dell’acidità nell’organismo? (7)

Ogni giorno che passa il cibo e le bevande che utilizziamo stanno diventando sempre più “produttrici di acido”, specialmente i pasti veloci come quelli offerti dai fast-food e gli alimenti precotti. Anche i dolci ed i dessert formano acido così come il caffè, il vino e la birra. Un altro elemento che crea acidità è un’alimentazione eccessiva. Va notato che anche coloro che seguono una dieta vegetariana possono ritrovarsi con un alto livello di acidità se consumano troppi cereali.

Le preoccupazioni, l’ansia, la paura e gli altri stress sono altri fattori in grado di produrre acidità organica, e così pure le sostanze inquinanti e le eventuali tossine presenti nell’ambiente in cui viviamo.

Una nuova luce sull’equilibrio acido basico (8)

Una certa acidità del corpo è necessaria alla manutenzione della vita; se non vi fosse non vi potrebbe neppure essere la circolazione di energia lungo i nervi. È infatti necessaria una differenza di polarità elettrica affinché tale flusso possa aver luogo.

Quando un’area diventa malata o danneggiata, vi è un’accelerazione di energia nei suoi confronti, perché il primo effetto di una malattia o di un danneggiamento è quello di aumentare il grado di acidità dell’area colpita. Con l’aumento di acidità cambia anche il potenziale di quella area e questo fatto aumenta il flusso di energia proveniente dal cervello e, con essa, aumenta pure il flusso del sangue in arrivo.

Come si può facilmente immaginare l’aumento dell’energia nervosa e del flusso del sangue creano un maggior potere curativo nella zona colpita. Comunque è bene sottolineare che una quantità maggiore o minore del necessario sconvolge il processo di guarigione. Un eccesso di acidità nei tessuti dell’organismo stimola infatti un flusso di energia nervosa troppo grande e, se questa condizione permane troppo a lungo, interferisce con la capacità delle cellule del cervello di continuare a fornire l’energia nervosa richiesta.

Una diminuzione di tale capacità conduce invece ad una minor differenza di potenziale tra il cervello e il resto del corpo. Quando questa differenza si annulla, come accade nei casi di severa acidosi, ne consegue la morte. La vita è infatti possibile solo quando viene mantenuta una differenza di polarità elettrica tra il cervello e le altre parti del corpo. Si è scoperto che un’acidità eccessiva dipende quasi interamente una dieta sbagliata; pertanto il rimedio giace in un’alimentazione adeguata (…).

Nel passato si sono elaborati vari mezzi per esaminare l’acidità e alcalinità del sangue, orina, saliva e feci. Lo sviluppo e l’utilizzo del Neuro-Micrometro (strumento elettronico per misurare il passaggio della corrente nei nervi, N.d.T.) creò però una sorpresa quando venne alla luce che tali misurazioni non davano affatto l’indicazione di quanto fosse il grado di acidità o alcalinità presenti in realtà:

Talvolta si sono riscontrati dei casi in cui la persona aveva un livello di acidità organica maggiore del normale per denunciando una situazione alcalina nei fluidi corporei che venivano misurati. Pertanto i test “regolari” offrono spesso dei valori non corretti e, segnalando una falsa necessita di una dieta neutralizzatrice degli acidi, può portare ad una cura che può solo far peggiorare il paziente.

La ragione di questi errori di misurazione vanno ricercati nel fatto che la misura dell’acidità del sangue, saliva, feci ed orina cambia la in relazione a ciascuno pasto, e perciò fluttua da un pasto all’altro in accordo con la capacità del cibo ingerito di creare una situazione più o meno acida. L’acidità dei tessuti rappresenta una media delle variazioni tra il massimo e il minimo dei valori dell’acidità propria del sangue.

Esami statici e dinamici (9)

Lavorando nel campo dell’indagine biopsichica si possono fare degli esami della situazione acido/basico alquanto diversi da quelli in uso attualmente. Tali esami (ad esempio quelli citati qui sopra), sono infatti “statici”, perché, come un’istantanea, rivelano una condizione di fatto esistente in quel momento, ma non indicano quale lavoro l’organismo sta facendo per mantenere tale condizione.

Con una indagine mediante la B.P.H.D. è possibile, per esempio, scoprire che una persona, la cui acidità del sangue appare perfetta agli esami consueti, presenta tale condizione perché il corpo “compie una continua correzione” prelevando il calcio necessario, così come altri minerali, dalle ossa. Sarebbe perciò auspicabile, che gli esami attuali fossero riveduti al fine di verificare il lavoro fatto dall’organismo per compiere la correzione che abbiamo esaminato, e non la valutazione di una situazione comunque già corretta organicamente.

La vera causa dell’osteoporosi (10)

Per poter sopravvivere il corpo deve mantenere il sangue ad un pH pari a 7.4: un valore leggermente alcalino, un valore neutro sarebbe invece rappresentato da un pH = 7.0. In presenza di un’acidità eccessiva il corpo utilizzerà parte del calcio presente nelle ossa per ridurre l’acidità. Perché? Perché se non agisse in questo modo si creerebbe una situazione di pericolo, non solo per salute ma per la sua stessa sopravvivenza. Il corpo, per neutralizzare l’acido in eccesso, utilizzerà anche le sue riserve di potassio.

In questa situazione un individuo perde dei minerali preziosi che non possono essere assorbiti dal cibo ingerito, non solo ma anche gli eventuali supplementi alimentari non potranno essere utilizzati a causa dell’ambiente acido che si è venuto a formare. Si può facilmente comprendere come questa situazione possa dar luogo all’osteoporosi, classica malattia dovuta ad una mancanza di calcio nelle ossa.

Se questa situazione dovesse persistere le stesse cellule si saturerebbero di acido e si creerebbero i presupposti per altre innumerevoli malattie. Alcuni sintomi che dichiarano un aumento di acidità sono: la stanchezza senza ragione, il sentirvi vuoti e nervosi. La presenza di dolori muscolari, stitichezza, problemi digestivi ed acidità di stomaco.

ACIDO URICO E MALATTIE

Quando il sangue diventa troppo acido l’organismo prelieva i minerali alcalinizzanti (calcio, potassio, sodio e magnesio) dalle ossa, dai denti e dalle cellule di tutti i tessuti.

Patologie da deposito

Tra i tessuti in cui tendono ad accumularsi gli UMS, citiamo quelli avascolari (per es., le cartilagini), quelli poco vascolarizzati (per es., tendini e legamenti) e quelli che si trovano intorno alle articolazioni periferiche distali o ai tessuti più freddi (per es., l’orecchio). Il deposito di acido nelle articolazioni porta al loro deterioramente con conseguente comparsa di osteoartrite ed altre malattie osteoarticolari.

Anche l’acido urico, che arrivano nell’urina, può precipitare creando delle piccole formazioni di cristallo che, nel tempo, possono aggregarsi per formare dei granelli o addirittura dei calcoli.

Nella gotta cronica grave, i cristalli di UMS possono depositarsi nelle articolazioni centrali più grandi e nei tessuti degli organi, reni compresi.

Patologie da demineralizzazione

Quando il sangue diventa troppo acido l’organismo prelieva i minerali alcalinizzanti (calcio, potassio, sodio e magnesio) dalle ossa, dai denti e dalle cellule di tutti i tessuti. Appare evidente che questa situazione, se protratta nel tempo, può causare varie patologie, tra esse la più frequente è l’osteoporosi.

 

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APPROCCIO OLISTICO ALL’ACIDOSI ORGANICA

Per eliminare l’acidità organica bisogna intervenire con tre approcci distinti:

  1. Eliminare gli acidi presenti. A tal scopo può essere molto utile l’assunzione di 2 tavolette di Basentab al mattino appena alzati e prima di coricarsi,
    In alternativa si può anche usare mezzo cucchiano da tè di Basen pulver, in poca acqua e prima di coricarsi. Entrambi i rimedi sono della Pascoe. Abbiamo riscontrato che il secondo è più efficace.
  2. Seguire una dieta che non crei fermentazioni intestinali dalle quali si genera l’acidità. Vedere, a tal proposito, la Proposta per una dieta salutare.
  3. Seguire una dieta in cui non siano presenti cibi che lasciano delle forti ceneri acide. Vedere, a tal proposito, la Proposta per una dieta salutare.

 

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PROPOSTA PER UNA DIETA SALUTARE

Questa dieta è valida per sani e malati, si può seguire tutta la vita risparmiando sulla spesa e guadagnando in salute! A chi, giustamente, potrebbe replicare che non è facile da seguire, ricordiamo che “la salute è un bene così prezioso, che non lo possiamo comperare… ce lo dobbiamo guadagnare!”.

 

– APPENA ALZATI:

  • Una bustina di Trocà o Polase in poca acqua. Sono prodotti che contengono una combinazione di Magnesio/Potassio che d’estate aiuta a combattere il caldo e comunque dona vigore ed energia, oppure:
  • Succo di 1/2 limone in un bicchiere d’acqua tiepida con poco zucchero di canna.

– COLAZIONE:

  • Frutta di stagione (una qualità per volta), (magari preceduta da 4/5 prugne secche messe a mollo la sera prima, usare anche l’acqua dell’ammollo), oppure:
  • Yogurt naturale (lo zucchero in quello con la frutta uccide i benefici batteri), oppure:
  • Biscotti con poco zucchero (tipo Oro Saiwa) e infuso di erbe non docificato.
    * Ricordare che zuccheri + amido creano fermentazione e quindi acidificazione. Pertanto evitare pane e miele e pane e marmellata.
  • Non usare succo di arancio con pane, torte o biscotti, perché acido + amido creano fermentazione e quindi acidificazione.

– PRANZO:

  • Solo il primo (pasta, riso, pizza, ecc. Preferire il riso.) con contorno di verdure crude. Qualche oliva nera ed un pacchetto di crackers per chiudere in bellezza. Niente frutta o dessert!
  • Non usare aceto o limone sull’insalata, perché acidi + amidi producono fermentazione e quindi acidificazione.

– CENA:

  • Solo il secondo, alternando:  formaggio di capra o pecora, yogurt naturale, Sempre accompagnato da verdura cruda. Niente frutta o dessert!
  • Non usare aceto o limone sull’insalata, perché acidi + amidi producono fermentazione e quindi acidificazione.

– SUGGERIMENTI:

    Eliminare completamente latte e formaggi di mucca (lo yogurt naturale è accettabile), fritture, intingoli, salumi, insaccati, pappa reale, cioccolata e dolciumi industriali. Ricordiamo che i formaggi di capra e pecora sono molto più sani, in quanto il latte di questi animali è molto simile a quello umano.

 


 

ULTERIORI SUGGERIMENTI:

  • Eliminare le bevande gassate, anche l’acqua minerale di questo tipo.
  • Eliminare bevande e alimenti ghiacciati: sono dannosi per fegato e pancreas.
  • Evitare di bere acqua (o bevande a base di acqua) ai pasti: rende difficile l’assimilazione dei grassi.
  • Eliminare lo zucchero bianco, usarne poco di canna o fruttosio.
  • Eliminare dolci e dolciumi, cioccolato incluso, sono acidificanti.
  • Eliminare i cereali integrali, sono acidificanti.
  • Eliminare i legumi, sono acidificanti.
  • Eliminare latte e formaggi di vacca, sono acidifcanti.
  • Eliminare latte di soia, avena, ecc. sono acidificanti.
  • Eliminare i succhi di frutta conservati, sono acidificanti.
  • Eliminare i dadi e surrogati per brodo, sono acidificanti.
  • Eliminare la carne rossa (vitello, ecc.) e maiale (salumi e insaccati).
  • Usare la frutta lontano dai pasti.
  • Usare pochissima verdura cotta perché fermenta.
  • Mangiare la patate da sole o con altra verdura cotte, o con olive.
  • Non combinare le patate con carne, pesce o formaggio.
  • Non combinare caffé e latte.
  • Non combinare prosciutto e melone.
  • Usare i legumi con molta parsimonia.
  • NON utilizzare amidi nel pasto serale perché il pancreas ha poca energia. Pertanto alla sera niente pasta, pane, riso, minestre, pizza o minestroni. Come regola amidi e carboidrati al mattino e a mezzodì, proteine alla sera.

 

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PERCHÉ È DIFFICILE SEGUIRE UNA DIETA SALUTARE?

Perché le dipendenze (cibo, fumo, alcool, ecc.), sono così difficili superare? Perché la depressione è così difficile correggere? Perché qualche volta è difficile guarire?

A queste domande offre una risposta l’Inversione Energetica (IE), un’affascinante scoperta che merita una considerazione speciale. La IE è un’inversione di polarità nel sistema energetico del nostro corpo. Sarà facile comprendere che in tali condizioni l’insieme psico/fisicoa non può funzionare come dovrebbe. Accade la stessa cosa ad un apparecchio a batterie con le batterie poste al contrario.

Prima di questa scoperta, le persone erano accusate di “mancanza di volontà”, di “scarsa motivazione”, ecc.

L’IE può essere dovuta al fatto che la persona durante una malattia, mentre era piccola, ha ottenuto più attenzioni del solito oppure può essere dovuta ai pensieri negativi che il soggetto intrattiene nella sua mente. In certi casi L’IE è così forte da bloccare la persona in qualsiasi cosa faccia, compresa la guarigione. L’IE è solitamente una compagna cronica di chi soffre di depressione. Perciò, eliminando l’IE si creano più possibilità di poter guarire o vivere meglio.

Per eliminarla, si picchietta 11 volte, 3 volte al giorno, con la punta delle dita e una certa intenzione, la parte alta dello sterno (dove è situato il timo e posa il nodo della cravatta), dicendo a voce bassa una data frase.

Per 5 giorni dire: “Anche se ho paura di guarire, mi amo e mi accetto completamente e profondamente”.

Poi, per altri 5 giorni dire: “Anche se ho paura di cambiare, mi amo e mi accetto completamente e profondamente”.

Concludere per altri 5 giorni dicendo: “Anche se non mi piaccio così come sono, mi amo e mi accetto completamente e profondamente”.

Per approfondimento: www.eft-italia.it.

 

Riferimenti Bibliografici

  • 1. Dale Alexander, Arthritis and common sense (Artrite e buon senso).
    Witkower Press Incorporated – Hartford, Connecticut, USA, 1956.
  • 2. P. Antognetti, Latte e formaggio, rischi e allergie per adulti e bambini.
    Macro/Edizioni, Diegaro di Cesena (FO). Ordinabile al 0547-346.290.
  • 3. Viktoras Kulvinskas, Survival into the 21th century (Sopravvivere nel 21° secolo), pp. 218-219.
    Omangod Press, Connecticut, U.S.A., 1975.
  • 4. Le Formulazioni Cosmochemia, p. 7. Pubblicazione riservata, distribuita dalla Guna, via Palmanova, 71, 20132 Milano.
  • 5. Viktoras Kulvinskas, Survival in the 21th century, citato.
  • 6. Hogle di C. di Mary, Food that alkalinize and heal (Cibi che alcalinizzano e guariscono), p. 8.
    Healt Research, P.O. Box 850, Pomeroy, WA 99347, U.S.A.
  • 7. Articolo proposto da Optimal Living Associates. http://www.healtmap.com/catalog/acid.html
  • 8. Dr. A. George Wilson, A New Slant to Diet (Un approccio nuovo alla dieta).
    Standard Research Laboratories, 10th, Ave. and Jersey St., Denver, Colorado, U.S.A., 1960.
  • 9. Progetto Caduceo, appunti dalle sperimentazioni con la B.P.H.D. (non pubblicato).
  • 10. Articolo proposto da Optimal Living Associates. http://www.healtmap.com/catalog/acid.html

 

Bibliografia

  • Viktoras Kulvinskas, Survival in the 21th century (Sopravvivere nel 21° secolo),
    p. 101 – Omangod Press, Connecticut, U.S.A., 1975.
  • Gale Encyclopedia of Medicine, Published December 2002.
    Gale Group The Essay Author is Janis O. Flores.
  • Jacobs, David S., et al. Laboratory Test Handbook, 4th ed.
    New York: Lexi-Comp Inc., 1996.
  • Pagana, Kathleen Deska. Mosby’s Manual of Diagnostic and Laboratory Tests.
    St. Louis: Mosby, Inc., 1998.
  • Cahill, Mathew. Handbook of Diagnostic Tests.
    Springhouse, PA: Springhouse Corporation, 1995.
  • www.labtestsonline.org/understanding/analytes/uric_acid/test.html
  • www.docgolob.com/abco/aw/nutrition/alkaacid.htm

Fonte

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