Per produrre energia si consumano 580 miliardi di mc di acqua all’anno

Un recente rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) dal titolo “World Energy Outlook”, dipinge un quadro preoccupante destinato ad aggravarsi: secondo lo studio oggi ogni anno si consumano 580 miliardi di metri cubi d’acqua per la produzione di energia, collocando i consumi del settore subito dopo quelli dell’agricoltura. Il 15% dei consumi di acqua del pianeta è attribuibile alla produzione di energia e questa percentuale è destinata ad aumentare nei prossimi vent’anni.
La relazione sottolinea come l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili, in primis l’energia solare ed eolica, possano “contribuire a un futuro energetico a basse emissioni, senza l’intensificazione della richiesta di acqua in modo significativo”, mentre le altre tecnologie a basse emissioni come il nucleare hanno un consumo di acqua più massiccio.
Le energie “rinnovabili non termiche, come l’eolico e il solare fotovoltaico (PV), continua il rapporto, possono utilizzare piccole quantità di acqua, impiegata per la pulizia o il lavaggio dei pannelli. Oltre a ridurre l’uso dell’acqua presso il sito di produzione di energia elettrica, queste tecnologie rinnovabili hanno poco o nessun uso di acqua associato con la produzione di energia e un impatto minimo sulla qualità delle acque rispetto alle energie alternative che scaricano grandi quantità di acqua di raffreddamento riscaldata o contaminanti nell’ambiente.
Gli impianti di estrazione convenzionali del gas naturale e del petrolio sono meno ‘idrovori’ rispetto alla produzione di carbone e di gas di scisto. Quest’ultimo richiede non solo il consumo di acqua supplementare per la fratturazione idraulica, ma presenta anche forti “rischi di contaminazione delle acque provocata dalla fuoriuscita di fluidi di fratturazione, idrocarburi o acqua salina nelle falde sotterranee e il trattamento e lo smaltimento delle acque reflue”. Tra gli altri Paesi presi in esame, il rapporto rimarca come in “India e negli Stati Uniti sia diminuita l’acqua impiegata per la produzione di combustibili tradizionali a discapito di consumi più massicci per l’estrazione di combustibili non convenzionali”.
Il rapporto si sofferma anche sulla situazione cinese e sul Canada. In Cina il trend dei consumi sarà crescente con uno sfruttamento sempre maggiore delle risorse idriche sotterranee, stante il livello di inquinamento di quelle superficiali. In Canada, dove l’acqua non manca, la minaccia viene dall’estrazione del petrolio e del gas dalle sabbie bituminose con tecniche che impiegano forti quantità d’acqua.
Il rapporto si conclude avvertendo che in futuro la necessaria riduzione dei prelievi idrici renderà il settore energetico sempre più vulnerabile, e richiederà quindi lo sviluppo di “una migliore tecnologia” e una migliore integrazione delle politiche energetiche e idriche.

fonte: Adn-Kronos

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