Ripartire insieme dalle terre incolte

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E’ tutto iniziato a novembre, quando con il sindaco di Roppolo (Biella) fu convocata una riunione nella sala consigliare per recuperare le terre incolte del paese. Subito fu chiaro l’interesse che la proposta suscitò. E’ un modo concreto per risolvere più problemi aperti, proprio quei problemi che questa crisi ci pone davanti: il rischio idrogeologico che deriva dall’abbandono dell’attività agricola, quello dell’aumento della disoccupazione e sottoccupazione creata da un modello di sviluppo insostenibile e, infine, il rischio alimentare causato da un’attività agricola intensiva.

Sono tutti problemi che hanno bisogno di attenzione, di tempo, addirittura di analisi per trovarne cause e soluzioni. A Roppolo ci stanno provando. Da quella riunione di novembre sono stati fatti diversi passi. Il primo è quello di verificare la disponibilità dei proprietari di terreni incolti, disponibilità a darli in comodato gratuito a chi li vuole lavorare. La proprietà della terra nella parte collinare della bassa Serra è molto frazionata, spesso anche non è facile capire di chi è (le famiglie sono emigrate verso le grandi città e le successioni hanno ulteriormente complicato l’assetto proprietario); nonostante questo una decina di loro hanno dato disponibilità all’uso della propria terra per coltivarla. E’ stato messo insieme tra Roppolo Piano e frazioni più di un ettaro di terreno. Il sindaco Boltri riunirà questi proprietari in una associazione fondiaria che permetterà di fare un contratto di comodato unico e di eseguire lavori di manutenzione.

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Nel frattempo sono stati aggregati i lavoratori, riuniti nella associazione Coltiviviamo che è stata  presentata venerdì 21 marzo, presso il Polivalente di Roppolo in via Marconi. Non sono stati aggregati con facili promesse, ma con l’impegno di corrispondere in beni e servizi parte del dovuto, e con lo sforzo di trovare finanziamenti e bandi per creare reddito.

All’inizio funzionerà come una Banca del Tempo, quella forma mutualistica dove le persone scambiano le proprie competenze e abilità non con un corrispettivo in denaro, ma misurandolo in tempo impiegato. Nel frattempo un gruppo volontario sta cercando gli strumenti per finanziare l’attività.

Il vero sostegno, però, che sta cercando Coltiviviamo è quello dei concittadini. Da ormai un anno è iniziata una collaborazione con il Gruppo d’acquisto d’Ivrea Ecoredia proprio per sperimentare questa forma di consumo critico. Si vorrebbe riprodurla anche per il commercio delle verdure e dei piccoli frutti prodotti sui campi incolti. Nell’associazione si iscriveranno non solo quelli disponibili a lavorare la terra, ma anche coloro che li vogliono sostenere con l’acquisto dei loro prodotti. In questo modo, se Coltiviviamo riuscirà a convincere un buon numero di nuclei famigliari a prendere i propri prodotti, sarà possibile avere una gamba stabile su cui appoggiarsi e sperimentare forme di sostegno al reddito per disoccupati e sottoccupati. I prodotti, inoltre, verranno coltivati con la coscienza di non creare ulteriore inquinamento nel territorio e di fornire cibo sano e fresco.

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Perché il 3 e il 4 di maggio non trascorrete con loro due giorni nella natura? Assieme ai vostri figli potrete immergervi in Coltiviviamo e quindi capire come funziona. Vi vengono a prendere al treno a Santhiá, poi gita in battello alla scoperta del lago di Viverone con un’esperta naturalista e tanto altro. …

Visto qui

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