I rifiuti si concentrano negli abissi. La mappa dell’immondizia in fondo ai mari dell’Europa

rifiuti nei mari d'europa

I mari che bagnano l’Europa sono una pattumiera. Mediterraneo, oceano Atlantico, mare Glaciale Artico: i rifiuti tendono ad accumularsi in profondità, negli abissi che il genere umano non ha ancora esplorato. Di solito l’attenzione si concentra sull’immondizia che galleggia in prossimità della superficie; ieri invece sulla rivista scientifica Plos One è uscita una mappatura dei fondali europei, con i frutti dell’esplorazione di 32 siti (per l’Italia, ce n’era uno davanti alle Calabria) ad una profondità variabile fra i 35 ed i 3400 metri.

L’articolo è frutto degli sforzi combinati di vari istituti di ricerca. Da esso sono tratte le foto che compaiono nel collage sotto il titolo: la borsa di plastica trasparente all’estrema sinistra è stata fotografata sui fondali dell’Artico, a circa 2500 metri di profondità; le altre immagini (la rete da pesca che avviluppa i coralli, le lattine verdi di birra, la confezione di uno snack…) vengono da fondali che superano i 900 metri.

Gli scienziati hanno trovato rifiuti in tutti e 23 i luoghi ispezionati, perfino nell’Atlantico a 2.000 chilometri di distanza dalle coste europee. L’immondizia, hanno appurato, viaggia: tende accumularsi nei bacini più profondi e nelle gole che segnano il confine fra la piattaforma continentale e le dorsali oceaniche.

La plastica – che pure spesso è leggera e tende a galleggiare – rappresenta la netta maggioranza dei reperti rinvenuti in fondo al mare, per la precisione il 41%. Rilascia sostanze tossiche e, quando si frammenta, i pesci e le altre creature del mare la ingeriscono: entra così nella catena alimentare che culmina sulla tavola da pranzo dell’uomo, il sommo predatore.

Meritano una citazione particolare le lenze e le reti da pesca, che costituiscono il 34% dell’immondizia presente sui fondali. Sono più frequenti (ovviamente) nelle zone particolarmente pescose: continuano ad essere trappole letali per gli animali che vi finiscono impigliati. Dopo la plastica, i rifiuti più comuni sono di metallo (7%) e di vetro (4%). Il resto è un mix composto fra l’altro da indumenti, carta, cartone, mobili.

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