La soluzione alla crisi è l’evoluzione umana

Parliamoci chiaramente: il modello capitalistico globale, fatto di denaro che nasce come debito e che produce sempre più tasse che servono solo a ripagarlo con tanto di interessi non è più sostenibile. Il crollo del sistema infatti è inevitabile, e non basterà inscenare un nuovo conflitto globale – anche questa volta – per asfaltare tutto e accentrare ancora di più il potere nella mani di pochi (proprio come è già avvenuto nei due precedenti conflitti). La gente non lo accetterà più, dato che ha capito quali sono i VERI interessi in ballo, e non si lascerà più fregare dalla propaganda. Almeno non tutti.
Oggi il mondo ha bisogno, più che mai, di un nuovo modello economico, politico, sociale e culturale, un modello che non può più essere rimandato, e che viene ritardato solo dall’elite finanziaria globale che vuole preservare lo status quo a tutti i costi, con la complicità dei loro accoliti politici e giornalisti.
Ho già affrontato ampiamente questi temi nel mio ultimo libro titolato “Un’economia più umana”, ma voglio ritornarci perché la questione fondamentale è proprio questa, ovvero ricostruire un nuovo modello sociale in quanto oggi, tutt’intorno, ci sono solo macerie, anche se i telegiornali di regime sparsi per il pianeta affermano ancora il contrario.
Pensateci bene: cosa è diventato il lavoro se non schiavitù e affanno? E cosa è il capitale, se non una cifra creata dal nulla sul PC capace di violentare la vita di miliardi di persone… che non hanno la possibilità di accedere a quelle cifre virtuali? Nel film “In time” interpretato – tra gli altri – dall’attore e cantante Justin Timberlake, il protagonista e la sua eroina combattono un sistema dove non è il denaro ad essere creato dal nulla, ma il tempo: ogni cittadino di quella società, cioè, ha un marchio sul braccio che indica il tempo che gli resta da vivere, e per ogni operazione che fa durante il giorno – tipo andare al supermercato, prendere un tram ecc – una porzione di tempo gli viene decurtata. Allo stesso modo, lavorando, si accumula il tempo utile che poi verrà speso nelle varie necessità. Il risultato è un tipo di società a dir poco malata, dove tanti poverissimi corrono sempre di più – anche perché i “prezzi temporali” aumentano sempre e bisogna racimolare più tempo possibile – mentre i pochi ricchi che ci sono hanno milioni di anni a disposizione che hanno accumulato, in alcuni casi, attraverso veri e propri inganni, furti o espedienti vari.
Insomma il film è una metafora perfetta della società attuale, naturalmente se si cambia il fattore tempo col denaro, cosa che secondo il famoso luogo comune sono già la stessa cosa.
Ad ogni modo, vivere come criceti in una gabbia (come stiamo facendo) è una nostra scelta, una mortificazione accettata e voluta: finché non cresceremo informandoci diversamente, finché rimarremo ignoranti sulle dinamiche sociali davvero importanti e non ci faremo le domande giuste… allora saremo e resteremo semplicemente degli animali in gabbia.
Beppe Grillo nel suo ultimo Tour “Te la dò io l’Europa” ha spiegato chiaramente che dobbiamo creare – una volta e per tutte – una vera comunità, perché solo così potremo uscirne. Ma non solo, egli ha anche affermato che “noi non siamo dipendenti dal lavoro, ma dal reddito che da esso ne deriva”, proprio come i protagonisti del film dipendevano dal tempo che veniva accreditato loro attraverso lavori sempre più umilianti e, perché no, sempre meno pagati.
Sono sempre di più le voci che parlano, per esempio, del cosiddetto reddito di cittadinanza: per alcuni movimenti – i cosiddetti antroposofici – si parla addirittura di reddito di esistenza. In pratica, come cittadino ho diritto ad un piccolo salario mensile… che mi deve consentire almeno di mangiare. Naturalmente l’ importo deve essere tale da non scongiurare le attività economiche – paralizzandole – anche se allo stesso modo bisogna garantire la giusta dignità a ogni essere umano affinché non debba correre più come i protagonisti del film.
In Svizzera il sociologo Bernard Kundig (che lo ha proposto) ha dichiarato che “con il reddito di base i cittadini sarebbero sollevati dalla necessità di trovare un lavoro, peraltro sempre più raro”.
Insomma dovremmo tutti capire che il vero potenziale di un essere umano non lo si esprime “lavorando per vivere”, ma attraverso la sua creatività, e soprattutto attraverso una vera libertà che tutti noi oggi non abbiamo. Il concetto di lavoro in sé, quindi, va svilito, nel senso che la vita va vissuta prima di ogni cosa “vivendo se stessi, le proprie relazioni e le proprie passioni,” e non costringendoci a un’attività forzata pur di arrivare a fine mese o peggio ancora accumulando denaro virtuale.
Nel suo libro “La via d’uscita”, Nicolò Giuseppe Bellia parla di una neofiscalità da applicarsi invece non ai redditi o ai beni come accade oggi, ma all’intera massa monetaria che c’è in circolazione: in buona sostanza, è come se una parte stessa della moneta venisse ritirata dal “sistema” sotto forma di imposta per riuscire a garantire la spesa pubblica della comunità, mentre allo Stato spetterebbe – principalmente – il compito di stabilire la massa monetaria magari in modo elettronico, così che tutto il denaro diventi tracciabile (*). Lo stato poi garantirebbe anche il reddito di esistenza, quello che Bellia chiama semplicemente “compenso sociale”. Per arrivare a una tale rivoluzione, però, bisogna sconfiggere prima di tutto la finanza globale che presta denaro virtuale con interessi ai popoli, ciò – se non altro – per restituire una vera dignità ai cittadini come è gusto che sia.
Insomma, con questa proposta, il cittadino smetterebbe di essere un contribuente, mentre la moneta non verrebbe continuamente deprezzata come adesso arricchendo i soliti noti.
Se vogliamo crescere come cittadini e superare l’attuale crisi “economica/sistemica”, dunque, non dobbiamo fare altro che valutare questa o altre ipotesi “rivoluzionarie”.
Si perché siamo tutti d’accordo sul cambiare lo status quo, solo che dobbiamo ancora guardarlo in faccia per davvero – molti ancora non lo fanno – puntando a nuove soluzioni che facciano presa, prima di ogni cosa, su un significato della vita più autentico di quello attuale.
La vita è un dono, ricordiamolo sempre, e non lo si deve sprecare “lavorando”. Questa è la vera follia, mentre tutto il resto sono solo futili e capricciose chiacchiere da talk.

Fonte dati: rivista Puntozero.

Articolo di Gabriele Sannino

Fonte: gabrielesannino.com [revisione redazionale di Nexus Edizioni]

Nota redazionale: (*) La neofiscalità cui l’autore fa riferimento è la Fiscalità monetaria, che consiste in una datazione temporale della moneta all’atto stesso della sua emissione: la percentuale di deperimento del denaro così creato viene decurtato direttamente dalla massa monetaria nazionale, anziché sui redditi, creando una fiscalità che garantisce allo Stato la possibilità di emettere mensilmente il compenso sociale o reddito di cittadinanza e coprire le spese pubbliche minime, senza utilizzare lo strumento delle tasse e abolendo di fatto tutto l’attuale regime fiscale, che diverrebbe superfluo. Di ciò si parla nell’articolo Uscire dalla crisi con un salto evolutivo, pubblicato su PuntoZero nr. 7.

Fonte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...