Pedine in cerca di libertà

Non esistono le pillole della libertà. La libertà si costruisce tutti i giorni, appena svegliati. La libertà è fatica giornaliera, non fatevi imbrogliare da chi vi dice che è un diritto. Se un governo imprigiona il suo popolo, lo fa usando il diritto contro di lui. Se un governo  imprigiona il suo popolo, il popolo ha una sola strada percorribile: la ribellione. E dopo  la ribellione, la libertà è ancora fatica giornaliera.

Con queste parole Alberto Roccatano iniziava la sua inchiesta “Il governo dei congiurati e la freccia di Apollo” e mai come oggi mi sembrano le più vere per descrivere l’esito delle consultazioni elettorali di domenica scorsa. Chi scrive, fa parte del partito (ossia della parte di popolazione) realmente vincitrice, accreditata ad oltre venti milioni di voti, ossia il 41,32%: il partito di chi non ha votato, di chi non ha contribuito ad eleggere un Parlamento Europeo privo di poteri effettivi e che non riconosco come luogo titolato a prendere decisioni che mi riguardino. Se a non votare questo Parlamento fosse stata la maggioranza assoluta degli aventi diritto, oggi questo non godrebbe di alcuna legittimità e l’Italia, come nazione, potrebbe chiamarsi fuori dalla trappola europea. Ciò non è avvenuto, e a questo sono forse servite le sirene anti-euro che hanno suonato questa campagna elettorale: “dateci i vostri voti e vi porteremo fuori dall’Euro, che noi mica lo volevamo, questa Europa non ci piace, facciamone un’altra, ma per farlo dovete darci i vostri voti, e magari buttiamo pure giù Renzi”. Il risultato, agli occhi increduli dei molti, sarà l’opposto: la partecipazione del MoVimento 5 Stelle alle elezioni porterà il 12,42% degli aventi diritto ad avallare questa Europa e fornirà a Matteo Renzi la validazione democratica che gli mancava, essendo divenuto premier senza elezioni. Questa è la democrazia: l’esercizio di potere sul popolo da parte di una minoranza, con il consenso dei cittadini stessi, che esercitano pienamente la loro sovranità esclusivamente nel momento in cui vi rinunciano, delegando l’istituzione parlamentare a rappresentarli, cioè ad agire con pieno mandato in loro vece. Qualsiasi decisione verrà presa nei prossimi cinque anni dalle istituzioni europee, sarà possibile perché il 58,68% degli aventi diritto al voto vi ha dato legittimità a prescindere. Come il voto degli italiani di un anno fa ha permesso di prorogare la durata del governo Monti, rieleggere Napolitano, formare il governo Letta e nel frattempo, fritto in padella Pierluigi Bersani, sostituirlo alla guida del Pd con Matteo Renzi, eleggendo poi quest’ultimo alla Presidenza del Consiglio al posto di Letta senza passare per le elezioni, senza nemmeno essere un membro del Parlamento. Ed infine, legittimandolo con il successo elettorale delle Europee. A cosa è servito il tentativo di Beppe Grillo di giocare tutte le sue carte per far vincere il MoVimento 5 Stelle, finanche recandosi nel salotto televisivo di Bruno Vespa? Non a vincere. Ma, indipendentemente dalla buona fede o meno del leader cinquestelle, a portare acqua al mulino europeo e al mulino renziano. A cosa è servito il tentativo di sottoporre ad impeachment Giorgio Napolitano? Non a destituirlo, o quantomeno puntare i riflettori sulle molte zone d’ombra della Presidenza della Repubblica, perché bocciato dal Comitato parlamentare, come peraltro prevedibile. 
Forse, è servito a mostrare alle persone di buona volontà come non si possa vincere ad un tavolo truccato, in cui i giocatori, bari, decidono le regole, e le cambiano in corso d’opera. Il tavolo truccato può essere rovesciato. O ignorato.

Il fallimento del MoVimento 5 Stelle apre una grande possibilità di comprensione per tutti noi. Smettiamola di giocare al loro gioco. Di inseguirli, di dirci quantosiamobravinoi e quantosonobruttiecattiviloro. Voler cambiare il mondo è come inseguire la propria ombra: il mondo non si può cambiare, possiamo solo, se lo vogliamo, se una voce di Verità sussurra ai nostri orecchi che hanno fatto del Silenzio il loro motivo ispiratore… cambiare noi stessi. Se l’Universo è dentro di noi, perché non esprimiamo ciò che siamo, anziché arrabbiarci o svilirci perché non troviamo spazio nel gioco altrui, se non come pedine? Forse, nell’abisso della più profonda schiavitù i prodromi della Libertà illuminano il cercatore…

Articolo di Messiah Pallavicini

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