L’evoluzione della filiera corta nel settore agroalimentare e perchè può rappresentare un modello sostenibile

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Una recente analisi del sistema di filiera corta (1), mostra come all’inizio degli anni 2000 si sia creata una rottura tra le catene globali del valore (global value chain, GVC), dominate dai rivenditori in cui il potere dei diversi attori coinvolti è impari, e sia emerso un interesse verso i sistemi di filiera corta, come strategia per migliorare la resilienza della famiglia contadina con il supporto di una parte dei consumatori, comunità locali e organizzazioni della società civile.

All’inizio degli anni 2000, era stato riconosciuto (2) che in tutta Europa, nel settore agroalimentare si stavano verificando delle spinte verso uno sviluppo sostenibile, che partivano proprio da famiglie contadine che adottavano pratiche per migliorare la loro qualità della vita seguendo strategie fondamentalmente diverse dall’approccio di modernizzazione fin lì attuato. Quest’attitudine, mentre incorporava modi per riconnettere la natura alla società, si basava sui quei meccanismi economici associati con la riduzione dei costi di transazione e con la conquista di valore aggiunto attraverso specifiche di qualità. Marsden (2) suggeriva che l’agroecologia, sviluppatasi negli anni ’80, fu un tentativo su basi scientifiche verso un’alternativa all’agricoltura industrializzata. Infatti, l’agroecologia (2) implica una definizione alternativa di sostenibilità da cui si genera un discorso orientato ecologicamente; sostiene una co-evoluzione della società e dei fattori naturali; promuove i sistemi di conoscenza locali e la diversità agroecologica; identifica forme collettive di azione sociale quali sfide ai sistemi di produzione e distribuzione industriali. Nell’agroecologia inoltre, al cuore del sistema ci sono le decisioni su basi etiche, con una funzione centrale della diversità naturale e culturale. Questi ultimi fattori in particolare si oppongono ad un processo di schiacciamento e omologazione attuato dall’alto, anche con motivazioni di carattere igienico-sanitario, che se da un lato sembrano tutelare il consumatore, dall’altro rendono sempre più difficile la sopravvivenza del piccolo produttore, aumentando anche notevolmente i costi, senza tenere in alcun conto le diversità delle tradizioni culturali e culinarie esistenti che si sono sviluppate nei secoli. L’aumento di regolamentazioni igienico-sanitarie, benchè basati su prinicipi scientifici, generalizzano le conoscenze e tendono ad annullare l’importanza della conoscenza del singolo basata sulla sua conoscenza storica del determinato ambiente in cui lavora e produce.

Nel concetto di filiera corta si è quindi incapsulato non solo un’idea di prossimità geografica, ma anche e soprattutto una prossimità sociale che implica la capacità della catena di stabilire un canale di comunicazione tra produttore e consumatore (1). Il produttore ha così la capacità di controllare l’informazione data al consumatore finale e di riceverne un feedback. Il consumatore d’altra parte, ha la possibilità di fare una scelta informata. Quindi il produttore e il consumatore diventano parte di una nuova forma di rete per l’agricoltura civica. Benchè normalmente il concetto di filiera corta si consideri sinonimo di sostenibilità, dato che esistono moltissime tipologie di filera corta, questo non è generalizzabile a priori. Tuttavia, Galli (1) sostiene che dall’analisi della casistica esistente appare evidente che la vicinanza sociale e geografica spesso hanno un impatto favorevole sulla sostenibilità dei prodotti di filiera corta, e classifica la sostenibilità come relativa alla salute e al benessere, ambientale, sociale ed economica:

• la sostenibilità legata alla salute e al benessere e’ incrementata in quanto i prodotti di filiera corta percorrono distanze minori e quindi hanno bisogno di meno conservanti o di processi di trasformazione mantenendo meglio le loro caratteristiche nutrizionali; inoltre sembra che soprattutto i farmers market consentano un miglioramento della dieta fornendo un maggiore accesso a prodotti sani, soprattutto frutta e verdura;
• La sostenibilità ambientale è considerata legata all’efficienza, in quanto di solito implica un minore uso di combustibili fossili, di packaging, all’adozione di tecniche di produzione meno intensive e con un uso inferiore di pesticidi da parte del produttore e una riduzione dei rifiuti domestici e degli sprechi da parte del consumatore;
• La sostenibilità sociale ed etica si riferisce al fatto che nella filiera corta produttori e consumatori hanno lo stesso potere all’interno della catena alimentare, determinandone regole, organizzazione e controllo. Tale equità non solo riconosce un giusto prezzo dei prodotti ma anche apprezza il lavoro degli agricoltori, e può contribuire a rivitalizzare le comunità locali, sia aumentando il valore dei prodotti locali, sia fornendo uno spazio per l’interazione dei membri della comunitàche può portare al rafforzamento del capitale sociale;
• La sostenibilità economica si basa sulla maggiore competitività e su un più efficiente uso delle risorse che contribuiscono alla creazione di lavoro e all’aumento degli introiti nella comunità locale. I piccoli e medi agricoltori, meno competitivi nella filiera tradizionale, trovano vantaggi nella filiera corta, dove la loro produzione non continuativa viene bilanciata da un minor numero di intermediari e di costi; preservando i produttori piccoli e medi si preserva l’economia rurale e quindi si favorisce la creazione di introti e di lavoro nella comunità locale.

Quindi a prescindere dalla tipologia di sostenibilità si può riassumere che la filiera corta è una metodologia sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale, economico e per la salute perchè migliora l’efficienza del sistema di produzione e di distribuzione, aumenta il potere individuale dei diversi attori coinvolti, produce benefici all’economia locale e fornisce prodotti che contribuiscono al miglioramento della dieta.

1. F.Galli, G. Brunori (eds.) 2013, Short Food Supply Chains as drivers of sustainable development. Evidence Document. Document developed in the framework of the FP7 project FOODLINKS (GA No. 265287). Laboratorio di studi rurali Sismondi, ISBN 978-88-90896-01-9.
2. T.Marsden, J.Banks, H.Renting and JD Van Der Ploeg. 2001, The road towards sustainable rural development: issues of theory, policy and research practice. Journal of Environmental Policy and Planning, Volume 3, Issue 2, pages 75–83.

Fonte

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