Carruba. Riporta in equilibrio colon e intestino. E serve anche da “cioccolato”.

Carrube intere e spezzate con semi Appena giunto a maturità il baccello della carruba (Ceratonia siliqua è una leguminosa) può essere consumato così com’è, con la sua polpa tenace ma ancora succosa e zuccherina ricoperta da una buccia sottile di color bruno che si mangia anch’essa. Ha il sapore del cioccolato dolce o, per via d’una certa sua piacevole acidità, d’un fico secco cosparso di molto cacao. È la prova botanica che i nostri Antichi attorno al Mediterraneo conoscevano già, più o meno, il sapore del cacao americano importato da Colombo.

Aprendo una carruba in questo stadio di ottima maturazione (la raccolta avviene in agosto-settembre) spesso ne esce una “lacrima” di succo zuccherino. E insieme al fico secco in inverno, la carruba già in estate e in autunno era il regalo che mamme e nonne contadine e pastore facevano ai piccoli, non avendo altri dolci da offrirgli.

Nella polpa della carruba sono annegati dei semi neri, durissimi e immangiabili, che gli Antichi Orientali chiamavano karati, consideravano tutti convenzionalmente del medesimo peso e usavano per pesare – intorno al grammo e sotto – pietre preziose e ori. Noi moderni utilizziamo questi semi tritati come addensante naturale per gelati e creme industriali (è l’additivo E 410), una farina biancastra e insapore che non va confusa con quella della polpa.

Carruba polvere polpa composizione (NV USDA 2014) La composizione del frutto essiccato per parte edibile mette in rilievo subito l’enorme percentuale di fibre, specialmente insolubili (lignina): acqua 10 g, proteine 3,3 g, grassi 0,7 g, carboidrati disponibili 49,9 g (di cui amido 0,9 g e zuccheri solubili 48,9 g), fibra totale 23,1 g (di cui fibra solubile 4,05 g e fibra insolubile 19,07 g), energia 207 kcal (Inran).

Ma il frutto intero è ormai solo una curiosità: si può sgranocchiare di tanto in tanto come facevano i nostri bisnonni, come passatempo. Ormai è la  polvere della polpa di carruba la forma più interessante, per i suoi molteplici usi. La sua composizione, significativamente (v. nostre polemiche più sotto), abbiamo dovuto cercarla all’estero (USDA), perché evidentemente non è ritenuta importante o degna né da INRAN, né da IEO, che hanno le migliori banche dati italiane. Questa polvere, scorrettamente detta “farina”, è ottenuta dalla tostatura al punto giusto del baccello, dopo averlo privato dei semi, e dalla sua macinatura fine. Se ne ricava un vero e proprio “simil-cacao”, più dolce e più chiaro, però, che si può usare proprio come il cacao, sia per farne creme, sia per preparare ogni genere di dolci e perfino realistiche tavolette di “cioccolato” di carruba.

Due sole avvertenze per chi lo usa al posto del cacao nel latte. Ricordarsi che il “cacao” di carruba è già un po’ dolce per natura, quindi devi aggiungere meno miele o zucchero di melassa. E poi è meno istantaneamente solubile, perché non è stato “solubilizzato” come il cacao industriale. Per scioglierlo rapidamente in latte caldo o freddo, basta cominciare dalla polvere di carruba e aggiungere poche gocce di latte, mescolando. Poi aggiungere il resto del latte e gli altri ingredienti.

La carruba in polvere viene usata come rimedio intestinale sovrano per bambini e adulti, ma anche come insaporente e dolcificante alternativo dai naturisti e salutisti più sensibili, che rifiutano il cacao perché “eccitante” (in realtà lo è solo un poco) a causa delle sue metilxantine. E infatti può essere consumata anche di sera senza timore che possa influire negativamente sulla qualità del sonno. E’ ricercata anche da chi ha vere e proprie allergie al cacao e alla cioccolata.

PESSIMI E RARI I PRODOTTI SUL MERCATO LOCALE. Peccato che la polvere di carruba e questa tavolette siano rare, rarissime, proprio nell’Italia che per clima dovrebbe avere alcune regioni grandi produttrici di carrube, soprattutto la Sicilia (province di Ragusa e Siracusa). Così, noi che le carrube le produciamo, siamo costretti a importare a caro prezzo la polvere e a prezzo carissimo una pessima “cioccolata di carruba” in cui la carruba è spesso l’ingrediente minore, superata da grassi saturi, soprattutto burro di cacao, aggiunti per dare corpo e impedire – a loro dire – che la tavoletta si rammollisca nel trasporto, nell’immagazzinaggio e soprattutto sugli scaffali dei negozi (specie le erboristerie italiane, non lo sanno che erbe e preparati dovrebbero stare al fresco?). La tavoletta simil-cioccolata della olandese MolenAartje ha i seguenti ingredienti, in ordine decrescente: burro di cacao, latte scremato in polvere, sciroppo di glucosio, sciroppo di malto, siero di latte e finalmente carruba in polvere (appena il 9%, uno scandalo) e infine vaniglia. 100 g per la bellezza di 3,95 euro. Invitiamo a non acquistarla. Lo stesso, se non peggio, per le altre tavolette di pseudo-carruba: dolcissime e grassissime, spesso stucchevoli. Così, la cosiddetta “cioccolata” di carruba viene artificialmente fatta assomigliare al temibile “cioccolato bianco” (quasi tutto burro di cacao), diventando probabilmente meno efficace contro le diarree, poco salutare e forse addirittura dannosa per cuore, circolazione e dieta generale.

Va poi di moda la Carobella Hazelnut, una crema spalmabile MolenAartje che tutti gli ingenui acquirenti ritengono “di carruba”, venduta a caro prezzo in supermercati bio e botteghe del naturale, che rifà il verso alla celebre Nutella. Ma di carruba ce n’è davvero poca, anche se un po’ più che nella tavoletta. Composizione: olio di girasole ricco in acido oleico (29%), sciroppo di glucosio da mais disidratato, farina di soia, nocciole (13%), polvere di carruba (13%), grasso vegetale non idrogenato (palma) , emulsionante lecitina di soia (è l’unico ingrediente non bio), vaniglia. Il barattolo da 350 gr costa ben 6,02 euro.

USARE LA CARRUBA PER FARSI IN CASA LA “NUTELLA” COM’ERA IN ORIGINE. Anzi, pochi sanno che la Nutella nacque come “crema Gianduja” a base di nocciole e carruba, prima della II Guerra Mondiale, e poi si impose in tempi di sanzioni economiche e poi bellici come economico “surrogato” della cioccolata. Fino agli anni Cinquanta in Italia e altrove si trovava una simil-cioccolata surrogato a base di carruba. I Greci la aggiungevano perfino alla dolcissima halvas di sesamo (bicolore). Come già scrissi anche nella prima edizione del manuale Alimentazione Naturale (1980), è squisita e facilissima da prepararsi una ottima e ben più sana e saporita crema spalmabile di carruba e nocciole fatta in casa, partendo dalla polvere di carruba e dalle nocciole acquistate già tostate (a regola d’arte non si possono tostare in casa), e aggiungendo nel potente frullatore o mixer per semi o granaglie l’olio strettamente necessario. Una volta ottenuti amalgama e sapore perfetto, regolare con pochissimo miele. Ma anche senza.

E torniamo alla crema industriale spalmabile Carobella. È un costosissimo prodotto ultra-tecnologico che con la carruba ha a che fare solo marginalmente: è soprattutto un concentrato di grassi (e lasciamo stare che sono per lo più saturi) e di zucchero. E a quel punto non ci interessa se bio o no. Ma come, la carruba non era già dolce di natura? Ma già, qui avendocene messa pochissima, forse perché è l’ingrediente più costoso, si vedono poi costretti ad addolcire i tanti grassi aggiunti.

MEGLIO IL MERCATO TELEMATICO. Per fortuna sul mercato inglese, reperibili per via telematica ma a caro prezzo, ci sono rare tavolette con più carruba (ben il 40%, quindi il primo componente, immagino), senza zuccheri aggiunti, come quelle prodotte da Plamil e distribuite da Whole Foods (UK): appena 45 g al prezzo base di 1 sterlina, a cui vanno aggiunti il cambio di moneta e la spedizione. Dall’Olanda (Bonvita), quindi zona euro, abbiamo trovato Boncarob, barrette da 100 g a ben 2,59 euro, con la carruba come secondo ingrediente (burro di cacao, carruba, malto, sciroppo mais, farina di soia, vaniglia).

MA MOLTO MEGLIO LA POLVERE PURA. Discorso diversissimo per la qualità e reperibilità della polvere di carruba: è pura, costa relativamente poco e si trova più facilmente in Italia e in Europa, e almeno dà la garanzia di offrire carruba al 100%. La tedesca Rapunzell offre (NaturaSì e altrove) una busta di 250 g di ottima polvere di carruba bio a 3,25 euro: ancora accettabile per un integratore che si usa a cucchiai o cucchiaini (muesli, dolci, decotti ecc.). Peccato solo che sotto il coperchio la chiusura ermetica anti-umidità è garantita da un tamburo di carta (oltretutto non rimovibile: è incollato alle pareti del barattolo). Una volta rotto per usarlo la prima volta, non si può più praticare la doppia chiusura. Sadismi dei produttori che andrebbero puniti. L’etichetta riporta: kcal 300, grassi <0,3 g, carboidrati 52 g (di cui zuccheri 37 g), fibre 36, proteine 5,3 g, NaCl <0,1g, calcio 406 mg.

La Finestra sul Cielo vende un prodotto analogo al medesimo prezzo. Poi ci sono i nostri produttori nazionali, per lo più grossisti: chi si approvvigionasse da loro direttamente, saltando i distributori, avrebbe notevoli sconti. Graziano produce una confezione di ben 400 g quasi allo stesso prezzo dei 250 g di Rapunzell: 3,90 euro. Ancora più conveniente la polvere di polpa di carruba del molino Bongiovanni (distrib. Tibiona): 500g bio a 3,30 euro (però, ci sono i costi di spedizione se la volete a casa).

E’ la polvere, dunque, che consigliamo vivamente, mentre le tavolette vanno bene solo se contengono almeno il 40% di carruba.

PREVENZIONE E TERAPIA. Ed ora, ecco gli usi preventivi e terapeutici della carruba provati dalla ricerca. Facciamo un po’ di “storia della medicina”:

« La farina della polpa di carruba si ricava dai baccelli di un albero tipico dell’area del Mediterraneo (Ceratonia siliqua). Ha sapore che ricorda i fichi secchi al cioccolato, ed è per fortuna amata dai bambini. Proprio a loro si indirizza naturalmente, perché dà risultati eccellenti e rapidi nelle enteriti diarroiche e nelle diarree di ogni tipo, acute e croniche (→ sprue, morbo celiaco, coliti ecc.) dei lattanti e dei bambini più grandi. Ma è spesso utile anche negli adulti. Secondo uno studio (1), la carruba è particolarmente efficace nel bambino di più di 1 anno di età. Questo trattamento terapeutico è stato confermato in seguito (2)».

Così, prendendo le mosse dagli anni Quaranta, quindi con un corretto approccio da “storia della medicina naturale”, iniziavo le pagine che avevo dedicato alla carruba – in passato frutto molto usato dai medici naturisti e che oggi si rischia colpevolmente di dimenticare in favore di preparati meno efficaci, più pericolosi o più costosi – nel capitolo “Diarrea” del mio voluminoso Manuale di Terapie con gli Alimenti (ed. Mondadori, II ed., 1996, pp.335-339). E il brano del mio Manuale così proseguiva:

QUANDO L’INDUSTRIA FARMACEUTICA RUBAVA ALLA NATURA. «Alcuni clinici (3) hanno dato la farina di carrube tostata o un preparato similare in commercio (Arobon: 85% farina di carrube, 15% amido) fin dall’inizio delle crisi di diarrea, senza ricorrere alla dieta idrica. Altri, invece (4) reidratano i soggetti prima di somministrare la carruba. Uno studioso italiano (5) riporta i risultati di un esperimento clinico compiuto nell’Ospedale Civile di Biella su 23 lattanti di età da 1 a 14 mesi colpiti da diarree di diversa origine. Sia la farina di carrube tostata al naturale (cotta 10 minuti in acqua di riso e dolcificata), sia la farina di carrube del preparato commerciale (diluita in acqua o tè e cotta per 1-2 minuti), hanno dato ottimi risultati, specialmente nelle diarree da enteriti subacute o croniche e nella dispepsia da latte vaccino. Già dopo 24-26 ore si aveva una forte diminuzione del numero delle scariche, con scomparsa della febbre e del vomito, e con l’arresto del calo di peso. Miglioramento rapido anche nelle gastroenteriti acute, con trattamento duplice: terapia disintossicante e carrube».

MEGLIO DELL’ANTIBIOTICO. «Alcuni pediatri brasiliani (6) hanno curato con farina di carrube bambini da pochi giorni di età fino a 18 mesi nell’Ospedale della Facoltà di Medicina di Ribeirão Preto (Sao Paulo). Nelle soluzioni elettrolitiche reidratanti sono stati aggiunti, a seconda dei gruppi, farina di carrube, cloroamfenicolo (quando non era dato per via parenterale) e carbonato di calcio. Le più alte percentuali di guarigione si sono avute nel Gruppo I (farina di carrube): 83%, ovvero 26 su 31. il Gruppo II (antibiotico) ha avuto il 64% di guarigioni (16 su 25). Il Gruppo III (carbonato di calcio) 63%. Infine il Gruppo IV (controllo) aveva registrato il 33% di guarigioni».

«Nei bambini, grazie alla carruba, la diarrea si può anche prevenire. Testimonianze di una efficace azione profilattica di Ceratonia siliqua, specialmente nelle collettività, sono pervenute dai ricercatori pediatri e gastroenterologi di tutto il mondo. Un clinico austriaco (7), addizionando del 2% con un preparato commerciale di carruba il regime abituale ha ridotto dal 15 al 3,5% la percentuale dei bambini sotto i 6 anni di età colpiti da diarrea, senza peraltro registrare effetti secondari come vomito, calo dell’appetito ecc. Un medico francese (8) ha introdotto sistematicamente nel biberon (1-2%, a seconda dell’età dei bambini: 0-2 anni) la farina di carrube solubilizzata presente sul mercato, ottenendo un’eccellente prevenzione del fenomeno durante il periodo estivo. Uno studio condotto per un anno da una pediatra argentina (9) su due gruppi di 50 bambini di età da 0 a 6 mesi, ha permesso di accertare che nel gruppo quotidianamente trattato con farina di carrube in preparazione commerciale la frequenza delle diarree era stata del 30% (15 bambini), mentre nel gruppo di controllo era stata del 96% (47 bambini)».

«Il risparmio in giorni di ospedalizzazione è evidente. Limitandoci alla diarrea in pediatria, la terapia con la farina di carrube ha portato alla guarigione 20 bambini in 3,6 giorni di degenza, contro 6,2 occorsi ad altri 20 bambini trattati con le mele (riduzione del 42%)(10). Anche confrontata al trattamento oggi abituale (reidratazione, elettroliti e antibiotici), la carruba è più conveniente: 7,85 anziché 14,15 giorni in due campioni di 20 bambini ciascuno, con riduzione del 45% (11) e 8 giorni di degenza invece di 11,4 in due campioni di ben 300 bambini ciascuno (12)».

MARTIN DU PAN R. The anti-dyspeptic effect of carob bean meal. Schweiz. Med. Wochenschr. 75: 763-766, 1945. A 10 per cent, decoction of carob bean meal was used in the fruit diet to replace apple or banana. Children over 10 months of age suffering from dysentery, acute enteritis, dyspepsia associated with influenza, otitis media, pneumonia; bronchitis, or colitis, responded well to the fruit diet thus modified. Formed stools appeared in from 1 to 8 days, the average time in 20 cases being 2.25 days as compared with 4 to 7 days in a similar aeries of 20 cases treated with apple diet instead of carob.

«Come agisce la carruba? Contro la diarrea la carruba svolge una triplice azione, ed è a questa particolarità che si deve la sua efficacia, secondo una monografia che riferisce di esperimenti clinici diversi (13). Un’azione fisica, innanzitutto, consistente nell’effetto meccanico mosso dalle pectine, di cui il frutto è ricco (1,8 g/100 g) e dalla cellulosa (5,4 g), capaci di assorbire grandi quantità di liquido dando origine a un gel colloidale molto voluminoso, distendendo così le pareti intestinali e stimolando una corretta peristalsi che attenua ed elimina le contrazioni dolorose (14). L’azione chimica si fa risalire all’effetto tampone di cui sarebbe dotata la farina di carruba, che neutralizza lo stato di acidosi che si genera nelle enteropatie diarroiche. L’azione chimico-fisica, infine, si esplica nel potere adsorbente già detto, nei confronti delle tossine intestinali, grazie a pectine, cellulosa e soprattutto lignina, fibra quest’ultima di cui la carruba è ricchissima (25 g/100 g), secondo alcuni più efficace della pectina stessa nelle diarree (15). Si veda al riguardo la tabella di confronto: la carruba sotto forma di sospensione al 10% ha una composizione simile alla mela. Quello che fa la differenza è l’elevata quantità di lignina della Ceratonia siliqua».

«Eppure, contro le amine biogene, gli acidi organici e gli altri prodotti della putrefazione intestinale, l’azione della farina di carruba è superiore alla stessa lignina isolata, come si è visto in esperimenti clinici (16). La conferma dell’attività antibatterica si è avuta quando è stata riscontrata una notevole diminuzione nel numero di microrganismi nelle feci dopo il trattamento con la carruba (17).

«In quali dosi somministrarla? Secondo uno studio (18) la dieta a base di decotto di farina di carrube, che ha la durata di 24-48 ore, prevede un rapporto ottimale di diluizione in acqua o latte del 5% per i bambini sotto i 6 mesi e per il 10% per i bambini dopo il 6.o mese (dose: 100-150 cc/kg al giorno).

«Negli adulti la farina di carruba è stata sperimentata in forma di pappe o di tavolette di “cioccolato di carruba” nella misura di 10-60 g (19). Su 39 pazienti con le più diverse diarree (coliti, ameba, cancro del retto, intossicazioni alimentari, colite spastica, poliposi), i risultati positivi sono stati ben 35 (20). Anche i casi di diarrea ostinata ribelle a ogni terapia sono stati risolti dalla carruba. Sono stati riportati il caso di una donna di 35 anni afflitta da 5 mesi da una diarrea tenace, violenta e imprevedibile, con punte di 6-7 scariche al giorno, ristabilita con la farina di carrube e una dieta appropriata in 24 ore (21) e il caso di un uomo di 43 anni sofferente da due anni di una diarrea quotidiana guarito soltanto con la farina di carrube (22).

«Le tavolette tipo cioccolato di sola farina di carruba, ma con aggiunte tecnologiche come lecitina di soia, burro di cacao e altri lipidi ricchi di acidi grassi saturi sono tuttora in commercio nei negozi di “alimentazione naturale”, nelle botteghe di specialità alimentari e nelle erboristerie».

Così terminava la lunga pagina (ho tagliato alcuni passaggi) dedicata alla carruba nel mio Manuale di Terapie con gli Alimenti (II ed., 1996). Che aggiungere a commento? Che la bibliografia allora citata era “storica”, per non dire vecchia, come storico e tradizionale è l’uso della carruba. Stringe il cuore a vederla paragonata in una tabella (vedi) alla mela e alla banana: eravamo in pieno Dopoguerra. E magari i nostri pediatri avessero continuato a prescriverla, anziché fare sùbito ricorso ai terribili, inutili o dannosi antibiotici. Oggi, però, con le poderose banche dati informatiche delle riviste scientifiche rapidamente consultabili e l’esplosione di studi sugli alimenti che c’è stata soprattutto dal 1990 in poi, avrei trovato studi e dati molto più numerosi, interessanti e meglio controllati. Temo che perfino il Carobon, “farmaco” che come già detto da uno studioso sopra riportato altro non era – ci perdoni la Nestlé – che polvere di carruba all’85% e amido al 15%, non esista più nelle farmacie. Ma è giusto, se è così: la carruba la dobbiamo cercare e ritrovare in Sicilia, Sardegna e in tutto il nostro estremo Sud, dove ogni bell’albero ombroso di Ceratonia siliqua, il carrubo, produce – se gli stupidi proprietari non lo tagliano – anche migliaia di “guainelle” ogni anno.

RIFERIMENTI
(1) RAMOS R. Diagnostique et traitement des troubles nutritifs du nourisson. Madrid 1942.
(2) Dallo spagnolo Rozalen, dai francesi Rhomer, Sacrez, Levesque, Tixier e Lefebvre, dagli italiani Nasso, Soragni e Scarzella, in BENIGNI R, CAPRA C, CATTORINI PE, Piante medicinali: chimica, farmacologia, terapia, voll.I e II, Inverni e Della Beffa, Milano 1962-1964.
(3) MARTIN DU PAN R. (Schweiz. Med. Wschr. 75, 763, 1945), l’italiano NASSO I. (Policlinico Inf. 14, 312, 1946) e altri riferiti in vari studi.
(4) RIVIER C. Praxis 35, 652, 1946.
(5) SCARZELLA M. La farina di carrube nel trattamento dei disturbi della nutrizione del lattante. Minerva Medica 38 (1):371-372,1947.
( 6) SANTORO JR et al. Jornal de Pediatria 33, sept-oct. 1968.
(7) WALDMANN W., Wien. Med. Wschr. 110, 792-793,1960.
(8) GIRAUD P. Pédiatrie 14,777, 1959.
(9) IGLESIAS E.I.M. et al. La prophylaxie des diarrhées estivales du nourisson par l’emploi de la farine de pulpe de caroube. Pediatr. Panam. 9, 135-138,1964.
(10) MARTIN DU PAN cit.
(11) PLOWRIGHT TR, J. Pediatr.39,16,1951.
(12) ABELLA PU. J. Pediatr. 41,182,1952.
(13) BENIGNI, CAPRA, CATTORINI cit. in nota 2.
(14) CONILL M., Anais Nestlè 6,111,1961.
(15) CONILL, ibidem.
(16) MARTIN DU PAN R., Ann. Paed. 165,217,1945.
(17) NEYROUD M, Ann. Paed. 166,113,1946.
(18) TOLENTINO P. Atti XX Congresso It. Pediatrica, 1949.
(19) DUPUY MR, Arch. Maladies App. Dig.Nutr. May-June 1948.
(20) DUPUY, ibidem.
(21) VAN DER HOEDEN R. Bruxelles Med. 34,95,106,1954.
(22) SANTI E. Friuli Med. 6,5,1951.

Alimentazione naturale

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