Dieta mediterranea? Non esiste, ma serve a spiegare tutto e a fare soldi.

dieta-mediterranea-2Ecco tre tipici e popolari piatti della Grecia vera, scambiata dai turisti di provincia europei e dai ricercatori americani (il primo fu Ancel Keys), addirittura per la patria della cosiddetta “Dieta Mediterranea”. Un errore madornale che ormai fa parte della sottocultura scientifica (o della truffa) imperante. Potete osservare, 1. il pesantissimo, indigesto, ghiros di carne di maiale o montone, stra-ricco di grassi saturi e sostanze cancerogene da cottura, venduto e consumato in strada, ovunque; 2. una povera “insalata” rustica (koriatiki) di soli due o tre componenti, pomodori e cetrioli sbucciati, tracce di cipolla e due olive, ma con 1 o 2 etti di formaggio ultra-grasso e ultra-salato, la feta; 3. infine la tipica, terribile, pastasciutta alla greca (i Greci sono i più forti mangiatori di pasta al mondo), divorata quasi ogni giorno, in porzioni che escono dalle scodelle, ovviamente da semola e farina raffinate, di cui metà piatto è carne grassa (polpette o pezzi di montone o manzo). Anzi, qui è ritratta in una rara versione elegante, diciamo da “ristorante” con pretese: nel 99 per cento dei casi, invece, si tratta di spaghettacci scotti e sconditi annegati in misteriosa brodaglia che somiglia all’acqua che resta nel lavandino dopo il lavaggio dei piatti sporchi, e oliaccio stracotto che pare olio di macchina, coperti da una coltre di orribile carne tritata o polpette stranamente nerastre. Questi i piatti più diffusi ogni giorno in Grecia, per alcuni furbi o gonzi “Patria della Dieta Mediterranea”. I Greci sono i più grassi d’Europa. Diabete, sindrome metabolica, ipercolesterolemia, malattie cardiovascolari, tumori, mietono vittime come in pochi altri Paesi. Eppure nella letteratura scientifica, spesso con qualche ricercatore greco nell’équipe, dobbiamo sorbirci articoli sul “minor rischio” della Dieta Mediterranea. Quale? Dove? Ah, ah, ah! Gli Dèi dell’Olimpo, che sono ovviamente cattivi come ogni divinità, ridono alla grossa.

UN REGIME CHE E’ UN’ASTRAZIONE. La “Dieta Mediterranea” non esiste. E’ un’astrazione pseudo-scientifica, l’idealizzazione o mitizzazione di un regime atavico, antichissimo, preventivo, che si dovrebbe chiamare semmai “Alimentazione Naturale”, come infatti l’ho chiamato nei miei libri, perché deve essere comune a tutti i Paesi, a tutti gli uomini.
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TUTTO E’ “MEDITERRANEO”. Ma è anche uno slogan per fare soldi in mano ai soliti furbi. Per i Greci il loro formaggio pesante di acidi grassi saturi e salatissimo, il loro yogurt poco attivo e addizionato di etti di panna, le loro porchette bruciacchiate, il loro “pastitzio” di maccheroni stracotti annegato in un mare di oliaccio di semi cotto, le loro rarissime verdure stracotte a pappetta, i loro dolci fritti e stucchevoli grondanti zucchero raffinato, sarebbero “dieta mediterranea”. Basta cercare su Google Immagini digitando “mediterranean diet” e il divertimento è assicurato. Negli Stati Uniti c’è perfino il libro “Miami Mediterranean Diet”.
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SEMMAI, POTREMMO TROVARLA IN QUALCHE VILLAGGIO ITALIANO. Perciò, se esistesse, sarebbe certamente l’Italia il luogo in cui, dopo molte ricerche, eventualmente potremmo trovare qualche villaggio, famiglia o ristorante in cui si mangia davvero “mediterraneo”.
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ECCO I CAPI D’ACCUSA. I punti deboli del regime alimentare atavico, spontaneo e comunque di lungo periodo noto come alimentazione mediterranea (che per gli altri popoli e per i ricercatori scientifici non a caso è una “dieta”, cioè un regime temporaneo e costruito, “Mediterranean Diet”) sono:
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1. Ormai è una dieta virtuale, perché da molti decenni non la seguono più gli Italiani, eredi degli Etruschi-Romani, i suoi veri e unici inventori, visto che l’Italia è l’unico Paese del Mediterraneo ad avere la più grande varietà di cibi vegetali d’Europa, per non parlare dell’uso dell’olio d’oliva e del pesce. E quindi va di nuovo appresa, imparata;
2. Anche nella sua attuazione pratica consigliata dalle autorità nutrizionali italiane è troppo moderata, anodina, tautologica, bamalizzata. Insomma, si confonde con la normale alimentazione occidentale.
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MA SE LA “MEDITERRANEA” E’ QUESTA, CHE SARA’ LA “NON-MEDITERRANEA”? Non mancano gli esempi di questo grave lassismo nelle “autorità” – si fa per dire – scientifiche e sanitarie italiane e straniere. Ma i nutrizionisti italiani, di Stato o no, in questa banalizzazione appaiono i più zelanti. Il primo loro errore madornale? Pensate un pò: limitare, come si legge nelle raccomandazioni, ai sani e fondamentali legumi a 3-4 volte a settimana. Il secondo, prescrivere i cereali raffinati perché, nientemeno, quelli integrali sarebbero “poco adatti agli italiani”, come ha scritto in risposta ad un quesito su Corriere-online il dott. Ghiselli, insomma “un’americanata”. E sì, perché noi mangeremmo secondo lui molta frutta e verdura. Terzo, permettere contro ogni studio scientifico, addirittura 3-4 porzioni di carne a settimana, perfino un po’ di salumi, più il pesce… C’è forse lo zampino della ricca industria della carne? Insomma, non manca nulla, ci aspettiamo perfino il liquorino, il cioccolatino (in fondo il cacao amaro contiene polifenoli…), il digestivo e il caffé dopopasto. Insomma, tutto.
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Ci chiediamo allora, e chiediamo con preoccupazione ai nutrizionisti di Stato (dipendono dal Ministero dell’Agricoltura) dell’ineffabile INRAN, Istituto Nazionale per le Ricerche sulla Nutrizione: se questa è la vostra banale e balzana “dieta mediterranea”, che cosa sarà mai la “dieta non-mediterranea”? Vorremmo spiegazioni precise: da domani vogliamo mangiare non-mediterraneo…
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ANCHE LE DIETE CONTINENTALI SI SONO EVOLUTE. Insomma, poiché anche le altre diete nazionali si sono evolute in chiave salutistica (Finlandia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone), va a finire che la dieta mediterranea è il normale non-naturale regime alimentare dell’Occidente. Soltanto, con un po’ più di olio di oliva, pane e pasta, oltretutto raffinati, quindi dannosi. Infatti, la Piramide mediterranea salutistica di Willett mette farine bianche, riso bianco e pasta bianca al vertice, insieme alle carni rosse: tutti cibi da consumare “il meno possibile”. Un duro colpo di immagine all’irrazionale e dannoso “mangiare all’italiana moderna”. E infatti è stata censurata in Italia.
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Ma la cosiddetta Dieta Mediterranea è un’astrazione così evidente da far sospettare che si sia trasformato ormai in uno slogan pubblicitario, un logo per far vendere, e permettere il business alle multinazionali alimentari che in Italia, senza essere più italiane, fanno il bello e il cattivo tempo.
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VERDURE CON CONTORNO DI VERDURE? SIAMO A ROMA. Perciò, fin dal primo libro L’Alimentazione Naturale, nella prima edizione di 300 pagine, nel 1980, ho sempre scritto che per alimentazione mediterranea si deve intendere quella degli antichi Etruschi e Romani, gli inventori dell’agricoltura italica (basti considerare le opere di Catone e Columella), tenendo conto degli usi dei contadini, che non avevano carenze di legumi o ortaggi come certi cittadini che vivevano accalcati – già allora – nei palazzoni, le insulae. Ai tempi in cui in un’opera teatrale di Plauto, mi sembra lo Pseudolus, un cuoco si lamenta che in quella casa si mangiavano soltanto verdure, troppe verdure, tanto da essere costretto ad inventare contorni di verdure per piatti di verdure. E infatti Plinio spara una cifra simbolica – mille – per significare l’abbondanza delle specie vegetali mangerecce a disposizione dei Romani. Ancor oggi, per le poche vecchine che se le ricordano, sono oltre 20 le specie botaniche che bisogna conoscere per una vera insalatina mista selvatica romanesca, la celestiale misticanza carica di aromi strani e sapori inconsueti (raponzolo, pimpinella, caccialepre, rosolaccio, tarassaco, crespigno ecc.).
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Perciò, una battuta come quella del cuoco scontento poteva risuonare solo nell’antica Roma di Plauto. Dove evidentemente con 2000 anni di anticipo già si rispettavano in pieno le odierne dure raccomandazioni dei Consensus internazionali – del tutto inascoltate – che predicano al vento ben 6 porzioni di verdure e frutta al giorno.Testi del genere non potevano venire in mente ad un autore greco come Aristofane. Non avrebbero fatto ridere, ma destato solo invidia e acquolina in bocca.
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E non parliamo dei cereali: il miglio della prima polentina di Romolo e Remo, la puls fitilla, fu il simbolo del mangiare naturale etrusco-romano. Magari con contorno di lenticchie o fave o ceci. I Romani mangiavano quasi ogni giorno legumi. “Cicero pro domo sua”. E sì, perché il nome stesso di Cicerone viene da cicer, cece. E Lentulo da lens, lenticchia. E poi i vari grani: spelta, farro piccolo, orzo. Iinfine in tempi più tardi i grani spogli: grano duro e grano tenero estivo che lievitavano di più. E i pesci non mancavano. E il vino e l’olio, per quanto maltrattati e spesso di scarsa qualità (le colture della vite e dell’olivo erano agli inizi) non mancavano.
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MA COME SI MANGIA MALE SULLE COSTE MEDITERRANEE. Altro che dieta mediterranea: la Grecia è arida e senza acqua: non ha mai avuto verdure sufficienti. E fa specie che con la loro abituale furbizia i greci oggi cerchino di farsi passare come popolo centrale della dieta mediterranea. Con baklavà e kataifi, i dolci turchi di olio fritto e zucchero, o l’eccesso di formaggi, e pure salatissimi, la mancanza di legumi e di frutta (perfino i pomodori rossi sono tutt’oggi rari in certi villaggi di Creta), la rarità di vere insalate, l’uso diffuso di oliaccio raffinato di semi in tutti i ristoranti, le polpette, l’olio stracotto, l’abbondanza di carni bruciate e grasse, e addirittura la scarsità di pesce? Non mi sembra un bell’esempio di dieta mediterranea. E anche noi, specie al sud, ci stiamo avviando su questa strada. Per fortuna il terreno d’Italia è così fertile che verdure e frutta ci sono anche se non le vogliamo. E non parliamo della Spagna, dove sono tutti gran divoratori di carne, e del mondo arabo, dove si mangia malissimo (ma almeno ci sono i legumi).
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IL SOSPETTO-CERTEZZA DELLA MISTIFICAZIONE. Grava, insomma, sulla dieta mediterranea il sospetto-certezza della mistificazione commerciale, industriale, perfino scientifica. Non esiste, non è mai esistita una “dieta mediterranea”: i regimi alimentari di Italia, Francia del sud, Spagna, Marocco, Tunisia, Grecia, Turchia, Jugoslavia e Albania, sono diversissimi tra loro. Io non mangerei mai in un ristorante “tipico” greco o turco o marocchino o spagnolo o croato. Lì non si mangia “mediterraneo”.
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STUDI SCIENTIFICI: IL MEDITERRANEO COME ALIBI. Quando non si sa che fare, quale esperimento condurre, ecco che i giovani ricercatori e studiosi fanno uno studiolo facile facile, giustificando tutto con l’ipotetica “dieta mediterranea” dei soggetti analizzati. Ma per fortuna la comunità scientifica è all’erta e molti medici protestano per la faciloneria e l’invenzione di attribuire la riuscita di uno studio ad una dieta che non esiste, che non è praticata come si proclama per comoda retorica. Tipico il caso di uno studio greco sui bambini dell’isola di Creta apparso sulla rivista Thorax l’anno scorso.

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