Olio di colza: ecco perchè mette a rischio la nostra salute

Olio di colza: mette a rischio la nostra salute e le api

Cosa centrano le api con l’olio di colza? Prima di capirlo bisognerà fare un passo indietro e cominciare a chiarire cos’è l’olio di colza, anzi forse sarebbe meglio dire: cos’era!

L’olio di colza è un olio vegetale che si estrae dalla Brassica napus, la colza appunto, una pianta dai fiori gialli che ama i climi nordici (i maggiori produttori sono  Canada, Stati Uniti, Regno Unito, India del nord e Pakistan) dai cui semi si estrae quest’olio dai molti usi.

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L’olio di colza iniziò a diffondersi nel 1200 quando nei freddi paesi del nord Europa veniva usato per alimentare le lampade ad olio che illuminavano le lunghe e scure notti del nord. Nel 1800 si pensò di utilizzarlo come carburante (ipotesi oggi tornata in auge), ma poi nel XIX secolo iniziò ad essere considerato come ingrediente della nascente industria alimentare.

Alcune ricerche, in seguito boicottate e contestate, lo categorizzavano però come un olio di bassissimo livello e potenzialmente dannoso per la salute umana e così è.

L’olio di colza, come l’olio di palma, è assolutamente stracolmo di acidi grassi saturi, quelli, scientificamente e indiscutibilmente  riconosciuti come fattore di rischio per l’apparato cardiovascolare e in particolar modo di acido erucico.

Quest’ultimo è tossico e per questo l’olio vegetale di colza è soggetto a limiti e restrizioni, che però non valgono a molto considerando la grande quantità di alimenti in cui è presente: biscotti, brodi e zuppe, dolciumi, creme spalmabili, torte, grissini, brioche e alcuni piatti pronti surgelati, conserve di tonno, sardine, funghi, carciofini, melanzane,  pomodori, alimenti fritti.

Nonostante questo però, l’olio di colza è presente spesso come ingrediente dei cibi confezionati, generalmente, essendo il più economico tra gli oli vegetali, si trova nei prodotti da discount e simili.

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Ora, e qui arriviamo anche alle api, la produzione attuale di colza è per la gran parte OGM, infatti insieme alla soia, al mais e al cotone, la colza fa parte dei 4 organismi geneticamente modificati maggiormente  immessi sul mercato. Non a caso proprio il Canada, l’India e il Pakistan sono tra i principali produttori ed anche tra i territori dove si coltivano con più facilità e meno restrizioni gli OGM.

A questo punto arriviamo a capire qual’è la connessione tra l’olio di colza e le api.

Le api muoiono a causa di un gene «marcatore» che è utilizzato nella modificazione della colza OGM canadese.  Questo gene si trasferisce nei batteri che colonizzano il sistema digerente delle api alterando per così dire, la loro flora batterica. I batteri si trasformano da bravi ospiti in killer spietati, facendo morire l’insetto. Le api si ammalano e muoiono. La colza OGM è sulle nostre tavole dal 1999. Nel 2007 la  Commissione Europea ha autorizzato l’uso di due ulteriori varietà di colza OGM per l’alimentazione del bestiame e per scopi industriali.

ape

Cercare di evitarlo il più possibile salvaguarda la nostra salute e l’ambiente, non dobbiamo dimenticare che le api sono insetti sentinella, la loro salute è un termometro dello stato di benessere generale dell’ambiente.

Dal prossimo anno sarà più facile identificare l’olio di colza negli alimenti, perché grazie alle nuove normative europee, i produttori saranno obbligati a dichiararlo.

Fonte

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