Eventi avversi di tipo neurologico susseguenti alla vaccinazione

Medical consultationA maggio dello scorso anno proponemmo un paio di articoli  [parte 1 ; parte 2] per informare i nostri lettori in merito a un lavoro prodotto dal Dipartimento di riabilitazione pediatrica della Facoltà di Medicina di Bialystok, Polonia, dal titolo Neurological adverse events following vaccination [Prog Health Sci 2012, Vol 2 , N.1 Neurologic adverse events vaccination – Sienkiewicz D.*, Kułak W., Okurowska-Zawada B., Paszko-Patej G] dove venivano analizzati i dati sugli eventi avversi neurologici a seguito di vaccinazione in relazione alla intensità, al tempo di insorgenza, ai meccanismi immunologici e non immunologici.

In considerazione dell’importanza del contenuto, e grazie alla rinnovata segnalazione della Dottoressa Giovanna Graziani di Firenze – cui rivolgiamo pubblicamente il nostro ringraziamento per la sua opera di traduzione – ci pregiamo riproporre l’intero lavoro ai nostri lettori, completamente tradotto in italiano, evidenziando nuovamente i passaggi più significativi ed importanti per proseguire a far sorgere un pesante imbarazzo in tutti coloro che hanno trasformato la Salute in una transazione economica, arricchendo i programmi vaccinali senza alcun rispetto della popolazione pediatrica ricevente, come dimostrato dal nuovo programma vaccinale 2014.

Eventi avversi di tipo neurologico susseguenti alla vaccinazione

ABSTRACT

La presente revisione offre una sintesi dei dati relativi a eventi avversi di tipo neurologico susseguenti alla vaccinazione, in termini di intensità e di tempi di insorgenza, tenendo in considerazione i meccanismi immunologici e non immunologici. Gli autori hanno descritto lo sviluppo fisiologico del sistema immunitario e le possibili risposte del sistema immunitario a seguito di una vaccinazione. È stata presentata la proprietà tossica del Thimerosal, un conservante a base di mercurio utilizzato in alcuni vaccini. Sono state descritte le complicazioni neurologiche susseguenti al vaccino. Si è messo in discussione il ruolo della vaccinazione nel corso naturale delle malattie infettive e sull’attuale programma di immunizzazione.

Parole chiave: vaccinazione, eventi avversi di tipo neurologico a seguito della vaccinazione, programmi di immunizzazioneINTRODUZIONE

Reazioni avverse

Nei paesi sviluppati, i programmi delle vaccinazioni pediatriche obbligatorie e raccomandate sono sempre più compositi e si insiste sulla somministrazione congiunta di antigeni multipli in forma combinata. Questo orientamento da un lato produce numerosi benefici e dall’altro comporta un maggiore rischio di effetti collaterali, la cui immunopatogenesi in molti casi non trova piena spiegazione. [1]

Un evento avverso susseguente all’immunizzazione (acronimo inglese: AEFI) è un effetto collaterale indesiderato che si verifica dopo la somministrazione di un vaccino [2]. Si tratta di una reazione temporanea, locale o generale, dell’organismo a un vaccino somministrato. Una complicazione post vaccino (acronimo inglese: PC) viene associata a una reazione eccessiva o patologica che mostra le caratteristiche della malattia post vaccino, e che in casi estremi può provocare danni permanenti, pericolo di morte o persino il decesso [3]. Le complicazioni che colpiscono il sistema nervoso sono quelle che destano le controversie maggiori; tanto più per il fatto che i bambini soggetti alla vaccinazione sono sani.

Nell’Allegato 1 dell’Ordinanza del Ministero della Salute del 23 dicembre 2002 sugli eventi avversi susseguenti alla vaccinazione (Gazzetta ufficiale del 31/12/2002 n. 241, articolo 2097 e modifiche. Gazzetta ufficiale del 2005, n. 232, articolo 1973), si presentano le categorie di AEFI seguenti [4]:

1 – reazioni locali, comprendenti:

a) reazioni locali dopo il vaccino antitubercolare (BCG)
b) gonfiore
c) linfadenopatia
d) ascesso sul sito dell’iniezione

2 – eventi avversi post vaccino riguardanti il sistema nervoso centrale

a) encefalopatia
b) convulsioni febbrili
c) convulsioni non febbrili
d) poliomielite paralitica causata dal virus del vaccino
e) encefalite
f) meningite
g) sindrome di Guillain-Barré

3 – Altri eventi avversi susseguenti all’immunizzazione:

a) dolori articolari
b) episodi ipotonici-iporesponsivi
c) febbre superiore a 39 °C
d) trombocitopenia
e) pianto continuo e inconsolabile.

Nella letteratura si trovano altre classificazioni delle reazioni post vaccino, alcune delle quali pongono l’accento sui sintomi neurologici, mentre altre evidenziano i meccanismi immunologici.

Byers et al., che descrivono le complicazioni neurologiche, hanno inserito tra le complicazioni post-vaccino “minori”, lievi o importanti, che insorgono fino a 48 ore dopo l’iniezione e che spariscono senza lasciare postumi permanenti, i seguenti disturbi: pianto prolungato, inquietudine e iperattività, apatia con aumento della sonnolenza, elevata temperatura corporea, lieve aumento temporaneo della pressione intracranica che si manifesta con un cerchio alla testa, “pianto cerebrale” (inserito talvolta tra le complicazioni “maggiori”) [5-7].

Tra le complicazioni neurologiche “maggiori”, che in genere si manifestano a più di 48 ore dalla vaccinazione e che possono provocare danni permanenti al sistema nervoso centrale (SNC), si elencano quelle seguenti: attacchi convulsivi, specie se non c’è aumento della temperatura corporea, episodi ipotonici-iporesponsivi, encefalite post-vaccino, encefalopatia post-vaccino [6, 8-11] e AUTISMO [10, 12-14].

Konior e Strózik [7] hanno proposto una loro classificazione delle reazioni post-vaccino, prendendo in considerazione il contributo del sistema immunitario nei bambini vaccinati. Hanno diviso gli eventi avversi in due gruppi:

  1. collegati al sistema immunitario – pazienti con immunodeficienze (per lo più cellulari) e pazienti atopici con ipersensibilità a certi componenti del vaccino
  2. non collegati al sistema immunitario – pazienti con reazioni post-vaccino riconducibili agli effetti tossici dei componenti del vaccino o alla reazione del virus del vaccino che diventa virulento, il che provoca una sintomatologia completa o abortita della patologia.

Un’altra classificazione degli eventi avversi susseguenti alla vaccinazione distingue:

  • reazioni post-vaccino locali (arrossamento, gonfiore, dolore sul sito dell’iniezione), particolarmente frequenti dopo la somministrazione di vaccini vivi (10,8 % – 15,5% dei casi riportati) [15]
  • reazioni post-vaccino generalizzate (febbre, malessere, dolori muscolari, dolori articolari, mal di testa, sintomi parainfluenzali, linfadenopatia locale, reazioni allergiche) – svaniscono in genere spontaneamente entro 3 giorni dalla vaccinazione e non necessitano di trattamento [16]
  • complicazioni post-vaccino precoci – reazione anafilattica, descritta in 1 su un milione circa di individui vaccinati, si manifesta per lo più dopo l’immunizzazione antitifo, antitetano, antipertosse, antimorbillo, antiparotite, antirosolia [16]
  • complicazioni tardive e a lungo termine – determinate da diversi meccanismi immunologici, si manifestano per lo più dopo la somministrazione di preparati contenenti microorganismi vivi (es. paralisi flaccida dopo il vaccino antipolio orale con virus vivo OPV – 10 individui all’anno su 1 milione di persone vaccinate) [16].

Rapporti pubblicati in numerose riviste mediche polacche e straniere ci portano a trarre la conclusione che le complicazioni post-vaccino tra i bambini possono essere osservate in casi sporadici e che non hanno una proporzione paragonabile ai benefici della vaccinazione nell’eliminazione di malattie pericolose per l’infanzia. Il presente articolo mette in luce vari aspetti correlati all’immunizzazione in generale, tra cui: gli aspetti fisiologici del sistema immunitario, le possibili risposte del sistema immunitario a seguito della vaccinazione, il sito della vaccinazione nel decorso naturale delle malattie infettive e l’attuale programma di immunizzazione vigente in Polonia comparato a quello di altri paesi.

Il sistema immunitario in termini di vaccinazione

 

Fisiologia

Nei neonati, il sistema immunitario è caratterizzato da meccanismi complessi atti all’adattamento alle mutate condizioni della vita postnatale. In età neonatale e nella prima infanzia, i singoli componenti dell’immunità specifica e non specifica si sviluppano e maturano gradualmente [17].

L’immunità umorale dei neonati è acquisita ed è associata al trasporto attivo dell’immunoglobina G materna attraverso la placenta (a partire dalla fine del primo trimestre della gravidanza), soprattutto nelle ultime 5-6 settimane della gravidanza. La risposta umorale di un neonato è dunque uno stato di disimmunoglobulinemia fisiologica, il neonato cioè presenta una concentrazione media di IgG propria, concentrazioni minime o basse di IgA, IgM, IgE, IgD [13, 14]. Il livello di IgG materna diminuisce gradualmente, mentre quello dell’IgG del bambino aumenta fino a raggiungere, dopo 12 mesi, il 60% circa del livello di un adulto. Nel 2°-3° mese di vita si assiste a un’intersezione delle curve: la curva discendente della concentrazione di IgG materna e la curva ascendente della concentrazione di IgG del bambino (vd. grafico). Il livello di IgG del bambino in questo momento è al suo punto più basso (Fig. 1) [18].

anticorpi nel siero ematico

Da un punto di vista fisiologico, secondo la classificazione di Jakóbisiak [18], il gruppo di disturbi da immunodeficienza secondaria comprende condizioni come la gravidanza e condizioni associate all’età (neonati, anziani). I bambini prematuri costituiscono un gruppo specifico, in cui il periodo limitato di influsso dell’IgG materna provoca una compromissione dell’immunità anti-infettiva.

D’altro canto, secondo l’autore, vista la presenza degli anticorpi materni, la vaccinazione contro certi microorganismi somministrata a breve distanza dalla nascita non determina un’immunità a lungo termine. È bene sottolineare che il sistema immunitario raggiunge la piena maturità immunoregolatoria e difensiva a circa 3 anni di età [19].

È ormai ben noto che le risposte immunitarie nelle prime fasi della vita sono più deboli e durano meno rispetto a quelle suscitate in ospiti maturi da un punto di vista immunologico. Di conseguenza l’efficacia del vaccino nella prima infanzia (specie nei primi 6 mesi di vita) è limitata [20]. Per provocare e sostenere un’adeguata risposta immunitaria delle cellule B in un neonato, occorrono dunque potenti adiuvanti immunologici e dosi di richiamo ripetute a breve distanza [21]. Il problema di questo approccio è di duplice natura. In primo luogo, l’evidenza sperimentale mostra chiaramente che la somministrazione simultanea anche di due o tre soli adiuvanti immunologici, o la stimolazione ripetuta del sistema immunitario da parte dello stesso antigene può sopraffare la resistenza genetica all’autoimmunità [22].

In secondo luogo, mentre è ormai accettato che la potenza e la tossicità degli adiuvanti immunologici debba essere bilanciata adeguatamente in modo da ottenere la stimolazione immunitaria necessaria minimizzando gli effetti collaterali, all’atto pratico tale bilanciamento è molto difficile da ottenere. Ciò è dovuto al fatto che quegli stessi meccanismi adiuvanti e mediati che guidano gli effetti stimolanti dei vaccini sul sistema immunitario sono capaci di provocare varie reazioni avverse [23, 24].

 

Vaccinazioni e risposta immunitaria

 

Si definisce vaccino una preparazione biologica contenente uno o più antigeni di microorganismi. Somministrando tali antigeni, operazione durante la quale si adottano specifiche misure di sicurezza, si provoca una stimolazione specifica della risposta immunitaria che protegga dall’infezione ad opera di quel microorganismo [18, 25]. Un vaccino può contenere:

  1. Antigeni del microorganismo – antigeni batterici, virali (vivi attenuati, morti), isolati – proteine, polisaccaridi, DNA e anatossine (difterica, tetanica) ad immunogenicità trattenuta, ma priva di proprietà patogene,
  2. Sospensione: acqua, soluzione salina fisiologica, proteina substrato, es. albume d’uovo, gelatina,
  3. Conservanti: thimesoral (mercurio), antibiotici, fenolo
  4. Adiuvanti, allo scopo di potenziare l’immunogenicità del vaccino – l’idrossido di alluminio o il fosfato di alluminio sono quelli usati più comunemente.

Stando alla letteratura [18], si ritiene che i vaccini contenenti microorganismi vivi rientrino tra i mezzi più efficaci di induzione dell’immunità contro le malattie infettive. I microorganismi attenuati (virus, micobatteri BCG) mantengono la capacità di replicarsi nelle cellule ospite, il che stimola i linfociti T citotossici (Tc, CD8 +) che distruggono le cellule infettate. La modalità di impatto degli antigeni isolati o degli antigeni derivati da microorganismi completamente inattivati è diversa. In questo caso avviene una stimolazione della risposta del linfocita Th (CD4+) ausiliario. I linfociti Th comprendono due sottopopolazioni distinte dal punto di vista funzionale: Th1 e Th2. Semplificando il pensiero di Jakóbisiak, si può partire dal presupposto che i linfociti Th1 assolvano funzioni ausiliarie nella risposta cellulare e i Th2 nella risposta umorale.

Il meccanismo della risposta immunitaria a vari tipi di antigeni del vaccino, specie a quelli dei vaccini compositi, non è del tutto chiara né è stata oggetto di ricerche approfondite. La figura 2 mostra l’effetto ipotetico dei vaccini e dei loro componenti aggiuntivi sull’equilibrio immunologico dei bambini.

Effetto ipotetico vaccini equilibrio immunitario

La via Th2 stimolata dalla vaccinazione e responsabile della produzione di anticorpi, quella che è dominante nei neonati e nella prima infanzia, in assenza di un adeguato equilibrio della risposta Th1 può indurre lo sviluppo di reazioni allergiche [25]. Ciò è sintomatico del fatto che le malattie allergiche vengono spesso definite “un’epidemia del XXI secolo” [26, 27]. Come riportato dallo “European Allergy White Paper”, i sintomi clinici dell’allergia sono presenti nel 35% della popolazione nei paesi sviluppati, percentuale che secondo lo studio ISAAC (The International Study of Asthma and Allergies in Childhood) raggiunge persino il 40%. Le allergie costituiscono uno dei maggiori problemi di salute, al pari dell’AIDS, del cancro, delle patologie cardiovascolari, delle ferite e degli incidenti [28-30].

Secondo altri autori, una riduzione delle infezioni ambientali naturali che stimolano la risposta Th1 e le modifiche del loro decorso naturale a seguito dell’immunizzazione di massa, un aumento delle generali pratiche igieniche e l’uso diffuso di antibiotici (“Teoria dell’igiene”) che inibiscono e ritardano la regolazione Th2/Th1 potrebbero teoricamente contribuire ad aumentare il rischio di reazioni allergiche [31, 32]. Questa tesi ha trovato conferma nello studio a cui sono stati sottoposti alcuni bambini svizzeri dal background antroposoico, in cui è stato osservato un tasso significativamente inferiore di atopia rispetto a quanto mostrato da bambini di altra provenienza. Nel gruppo, è stata rilevata una correlazione positiva tra patologie e vaccinazione MPR [33].

In una serie di articoli inoltre, Silverberg et al. hanno dimostrato che l’infezione dal virus della varicella zoster più violento (WTVZV) svolge un effetto protettivo dall’asma e dalla dermatite atopica (DA) nei bambini piccoli, ma tale effetto non è svolto dal vaccino contro la varicella [34, 35].

L’effetto protettivo del WTVZV è stato attribuito alla sua azione benefica nello stimolare le risposte immunitarie di tipo Th1 e nel sopprimere le risposte Th2 che favoriscono le allergie. Secondo Silverberg et al. [34], “L’introduzione della vaccinazione anti-varicella su larga scala e il conseguente declino del WTVZV negli Stati Uniti può essere un fattore che ha contribuito all’aumento dell’insorgere della DA (dermatite atopica) negli ultimi decenni.”

In particolare, più che non fornire uno stimolo efficace per uno sviluppo corretto del sistema immunitario, la ricerca recente ha dimostrato che i vaccini sono in realtà capaci di distruggerlo. Si è dimostrato per esempio che la vaccinazione antinfluenzale degli animali ostacola lo sviluppo dell’immunità dei linfociti T-CD8 specifici per il virus nei bambini [36].

Dalle osservazioni di cui sopra risulta chiaro che il funzionamento corretto del sistema immunitario presuppone un delicato bilanciamento tra i due bracci dell’equilibrio immunitario (Th1/Th2) e che uno sbilanciamento da una delle due parti può essere nocivo all’organismo [30]. Sembra inoltre che il necessario equilibrio Th1/Th2 sia indotto in modo migliore da sfide naturali (cioè dalla forma relativamente benigna di malattie infantili come la varicella e la parotite) che dalla vaccinazione.

correlazione anticorpi MPR e MBP

Una recente ricerca effettuata da Singh dell’International Institute for Brain Research negli Stati Uniti conferma la veridicità di quest’affermazione. Nello studio sono stati analizzati il siero e il liquido cerebrospinale in termini di marcatori virali e autoimmunitari in pazienti affetti da autismo e i risultati sono stati comparati con i valori di un gruppo di bambini sani – entrambi i gruppi erano stati vaccinati contro morbillo-parotite-rosolia (MMR) [37].

Si tratta della prima ricerca di questo tipo a prendere in esame una correlazione positiva tra fattori virali (sierologia virale) e fattori autoimmuni (autoanticorpi del cervello). Si è riscontrato che nei bambini affetti da autismo livelli più elevati di anticorpi del morbillo erano accompagnati dalla presenza di autoanticorpi MBP (proteina basica della mielina) (Figura 3). Una sierologia simile è stata riscontrata nel fluido cerebrospinale (CSF).

 

 

 

I risultati riportati in Tabella 1 mostrano uno studio comparativo degli anticorpi rispetto ad altri patogeni virali nella popolazione pediatrica oggetto di studio. Tali dati confermano il ruolo patogeno della catena del morbillo.

Livelli di anticorpi antivirali nel siero ematico in bambini sani e in bambini autistici

(Fonte: [37] Singh VK. Phenotypic expression of autoimmune autistic disorder (AAD): A major subset of autism. Annals of Clinical Psychiatry, 2009, 21, 3,148-161; su concessione di: Healthy Impressions)

CMV: citomegalovirus; EA: antigene precoce; EBNA: antigene nucleare Epstein-Barr; EBV : virus Epstein Barr; HHV-6: herpesvirus umano 6; VCA: antigene del capside virale; *Si è fatto uso del test studente t per valutare l’importanza a un valore p < 0,05.

 

Nei pazienti sono stati rilevati anche livelli significativamente elevati di citochine IL-2, IL-12, IFN-y (fattori che attivano la risposta autoimmune) – e proteine della fase acuta [37].

La figura 4 mostra un modello di sviluppo della risposta autoimmune conseguente all’infezione virale, associata all’attivazione delle cellule Th1 e alla produzione di interferone-y – l’unica molecola naturale capace di modificare la permeabilità della barriera ematoencefalica [37].

Modello NAI Autismo

Secondo gli autori del presente studio, lievi modifiche nel cervello del bambino che si trova in fase di sviluppo, causate da una reazione autoimmune, modifiche nello strato di mielina, possono provocare in ultima analisi lesioni di funzioni cerebrali superiori quali la parola, la comunicazione, l’interazione sociale ed altri sintomi neurologici che si manifestano nei bambini affetti da autismo. In questo studio, sono stati studiati i virus del morbillo, ma il programma di immunizzazione prevede che i bambini siano sottoposti anche a vaccinazioni in cui si somministrano simultaneamente vari componenti virali. Che cosa avviene in tal caso nel cervello di un bambino? Attualmente non esistono studi al riguardo.

In uno studio precedente riguardante gli eventi avversi post-vaccino del sistema immunitario, Mannhalter et al. [38] hanno presentato un’analisi delle sottopopolazioni di linfociti T (Th1/Th2) negli adulti sani prima e dopo la somministrazione di un vaccino contenente la tossina del tetano. Il risultato è stato una riduzione del rapporto Th1/Th2 dopo la vaccinazione, con un’intensità massima nel periodo compreso tra i 3 e i 14 giorni successivi all’iniezione.

Questi resoconti presentano un quadro dei disturbi neuroimmuni che potrebbero essere il risultato delle vaccinazioni effettuate su scala sempre più ampia. Per dare una risposta chiara a questa ipotesi, occorrerebbero sia studi epidemiologici di ampio raggio che approfondite ricerche di laboratorio.

In Polonia si somministrano comunemente, sostenendone i costi totali e con il consenso dei genitori, vaccini che combinano antigeni multipli. Nella maggior parte dei casi i bambini vengono immunizzati contemporaneamente da: tossoide difterico e tetanico, antigene della pertosse acellulare, poliomelite e Haemophilus influenzae (vaccini Infanrix-IPV+Hib, Pentaxim) o con l’ulteriore antigene del virus dell’epatite B (vaccino Infanrix hexa). Tali vaccinazioni vengono ripetute a partire dal secondo mese di vita 3 volte ogni 6-8 settimane. Vengono proposte anche le vaccinazioni raccomandate contro rotavirus e pneumococco (2-3 dosi) a bambini di età inferiore ai 6 mesi. Insieme alle vaccinazioni contro la tubercolosi e l’epatite B somministrate nei primi 24 mesi di vita, un bambino assume 24-26 dosi di antigeni xenogenici. Secondo Tsumiyama et al. [39], l’autoimmunità sistemica sembra essere la conseguenza inevitabile di un’eccessiva stimolazione del ‘sistema’ immunitario dell’ospite ad opera della ripetuta immunizzazione con l’antigene. In realtà, negli adulti le vaccinazioni multiple sono state associate a vari fenomeni autoimmuni [40-42]; i bambini tuttavia vengono regolarmente esposti a un carico molto più alto di vaccini rispetto agli adulti, partendo dal presupposto che tali esposizioni siano sicure [43].

Le vaccinazioni intese come “allenamento” importante per il sistema immunitario abbassano la sua soglia di risposte immunitarie, il che costituisce una misura di prevenzione dello sviluppo di malattie infettive. Si pone tuttavia una domanda: come reagiranno a una stimolazione così intensa il sistema immunitario non completamente maturo, ma ancora in fase di sviluppo, di un bambino sano e il sistema nervoso centrale, ancora in fase di formazione? Saranno capaci di reagire correttamente con lo stesso effetto protettivo a tanti stimoli diversi? Gli effetti collaterali del vaccino ad antigeni multipli sono diversi rispetto a quelli delle vaccinazioni che si usavano prima e in che modo?

Finora queste domande non hanno ricevuto risposte chiare. È tuttavia importante sottolineare che una grande quantità di prove mostra che le molecole immuni svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo del SNC, influenzando processi come la neurogenesi, la migrazione neuronale, l’orientamento degli assoni, la connettività e la plasticità delle sinassi [44-46]. Nonostante il dogma secondo il quale le risposte immunitarie periferiche non influirebbero sulla funzione del SNC, esistono significative evidenze che indicano esattamente il contrario [44, 47, 48].

Non è dunque ragionevole partire dal presupposto che la manipolazione del sistema immunitario mediante un numero crescente di vaccinazioni nei periodi critici dello sviluppo cerebrale non provochino esiti avversi nello sviluppo neurologico [43, 49].

 

Sintomi neurologici a seguito di una vaccinazione

 

Negli ultimi anni, si è prestato attenzione al mercurio contenuto in vaccini come componente dalla proprietà tossiche e allergiche. Il composto di mercurio si trova in combinazioni organiche in forma di sale di sodio – thimerosal (sodio-etilmercurio-tiosalicilato – mertiolato). L’incidenza di allergie a questo composto ha prodotto stime diverse, dal 13% in Olanda al 21% in Austria. Le vaccinazioni sono una causa primaria delle iniziali reazioni allergiche al thimerosal [50]. Come sua attività tossica si menzionano la neurotossicità del mercurio (accumulo nel cervello), la cardiotossicità, l’epatotossicità, la nefrotossicità, l’immunotossicità e la carcinogenicità. Tra i vari effetti collaterali che provoca, vi sono disturbi dello sviluppo nei bambini e malattie psiconeurologiche negli adulti [7]. Secondo i ricercatori [51, 52], negli ultimi vent’anni è stata osservato in tutto il mondo un aumento di varia incidenza di patologie psiconeurologiche come autismo, ADHD, ritardo mentale, epilessia e altro. Come già detto, è dagli anni Novanta che in America si è iniziato a utilizzare nuovi vaccini pediatrici a base di thimerosal. Nei vaccini DTP, Hib e Hep B, ai bambini è stata somministrata una dose considerata sicura (0.1ug/kg/giorno). Questi resoconti sono il motivo per cui i paesi scandinavi hanno già proibito l’uso del mercurio nel 1990 [53].

Nel 2005 è stato pubblicato un articolo che descrive la morte improvvisa inattesa (SUD = Sudden Unexpected Death) di 19 bambini a poche ore/pochi giorni dalla vaccinazione con due vaccini esavalenti (DTP-Hib-HepB-IPV). I bambini, sani prima della vaccinazione, sono morti a seguito di edemi cerebrali e polmonari e attacchi cardiaci post-vaccino. Come concludono gli autori, nonostante la mancanza di evidenza diretta di un rapporto causale tra le SUD citate e la vaccinazione, questo è comunque un segnale che richiama l’attenzione sulla necessità di monitorare il corso della vaccinazione e le sue complicazioni [54].

In un altro studio del 2004, Geier et al. [12] hanno confermato con una ricerca epidemiologica la relazione diretta tra aumento delle dosi di thimerosal e incidenza di autismo nei bambini degli Stati Uniti dalla fine degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta. C’è stata inoltre una potenziale correlazione tra il numero di vaccini primari pediatrici contenenti il morbillo (MMR) somministrati e la prevalenza di autismo negli anni Ottanta. Anche Geier et al. [12] hanno riscontrato rapporti di previsione significativi dal punto di vista statistico per lo sviluppo dell’autismo a seguito dell’aumento delle dosi di mercurio nei vaccini a base di thimerosal (nascita coorti: 1985 e 1990-1995) rispetto a una misura di riferimento (nascita coorte: 1984). Il contributo del thimerosal dei vaccini pediatrici (effetto >50%) è stato superiore a quello del vaccino MMR sulla prevalenza dell’autismo esaminato nello studio.

In Polonia, secondo i documenti “Caratteristiche dei prodotti farmaceutici”, attualmente esistono vari vaccini permessi con un contenuto significativo di thimerosal (THIM). Si tratta di: Euvax (Epatite B, LG Life Sciences, prodotto in Corea) – 0.01% THIM-50μg/dose, DT (Bio-med, Cracovia) – 50μg/dose, Td (Biomed, Cracovia) – 50μg/dose, DTP (Biomed, Cracovia) – 50μg/dose, D,d (Biomed, Cracovia) – 50μg/dose, TT (Biomed, Cracovia) – 50μg/dose [4, 55].

La frequenza delle reazioni osservate e delle complicazioni dipende dalla condizione generale, specie neurologica, del bambino, dall’età, dallo stato di resistenza immunologica e dal carico familiare e genetico. Nella letteratura, i sintomi neurologici sono normalmente collegati al componente della pertosse presente nei vaccini e comprendono: pianto cerebrale, secondo Cody si manifesta in 1 soggetto vaccinato su 1000; lievi convulsioni febbrili, scatenate dall’endotossina della pertosse, nel 10% dei soggetti vaccinati le convulsioni si manifestano senza che la temperatura corporea sia elevata e secondo Waller et al. le convulsioni gravi si manifestano in 1 su 106.000 bambini [25]. Nelle complicazioni gravi come encefalite (circa 2,9 casi su 10.000 vaccinati con DTP), encefalopatia (1 su 140.000, 1 su 300.000 dei vaccinati) che possono sfociare in un ritardo mentale, convulsioni ricorrenti, epilessia, in particolare mioclonica e sindrome di Lennox-Gastaut, sono state riscontrate alterazioni del sistema nervoso centrale comparabili a quelle che si manifestano nel corso di una meningite e di un’encefalite. Nelle fasi precoci, sono stati osservati attacchi di infiltrazione linfocitaria perivascolare e demielinizzazione, poi atrofia mielinica con fibra assiale di neuroni intatta, microglia degenerata e cellule macrofaghe. Alcuni studi sperimentali suggeriscono che ciò sia dovuto alla tossina della pertosse, che tramite i recettori della membrana causa una disfunzione dei neurotrasmettitori inibitori e attiva i neurotrasmettitori eccitatori [56, 57].

Nel 2010, è stato descritto un caso di un bambino di 6 mesi, precedentemente sano, ricoverato in ospedale a 6 giorni dalla vaccinazione DTwP (cellula intera). Il bambino era in coma, ipotonia, con convulsioni cloniche focali. Una imaging a risonanza magnetica del sistema nervoso centrale con l’utilizzo della spettroscopia protonica rivelava un’encefalopatia acuta necrotizzante [58]. Precedentemente, erano state descritte anche convulsioni epilettiche in bambini affetti da infezione CMV asintomatica, manifestatasi dopo la vaccinazione DTwP e OPV. Nel caso dell’infezione da virus dell’epatite C (HCV), sono raccomandate le vaccinazioni DTaP (acellulare) e IPV (inattivato) [59].   Come dichiarato nella letteratura polacca, i vaccini acellulari sono molto più tollerati rispetto a quelli a cellula intera; il rischio di febbre dopo la prima dose si riduce di oltre il 99%, il rischio di episodi ipotonici-iporesponsivi del 56%, dati simili per le convulsioni, e il rischio di pianto inconsolabile dopo la prima dose si riduce dell’87% [4].

Secondo l’attuale programma di vaccinazioni che vige in Polonia, i bambini ricevono le prime tre dosi di DTwP nelle prime 6-8 settimane di vita ad intervalli di 6-8 settimane, la quarta dose a 16-18 mesi di vita, e un richiamo DTaP a 6 anni. Date le complicazioni neurologiche spesso riportate dopo il vaccino antipertosse a cellula intera (DTwP, DTP), la maggior parte dei paesi sviluppati (europei e statunitensi) ha apportato modifiche ai programmi di immunizzazione e ai bambini si somministra il vaccino acellulare (DTaP), più sicuro. Tra questi paesi, le uniche eccezioni sono la Bulgaria, Malta e la Polonia. In Polonia il vaccino sicuro viene pagato per intero.

Tra le altre complicazioni neurologiche associate alla vaccinazione somministrata, si elencano anche le seguenti: sclerosi multipla post-vaccino dell’epatite B [60], sindrome di Guillain-Barré dopo i vaccini contro influenza, epatite, meningite C, polio e HPV [61-65], mielite trasversa conseguente alla vaccinazione contro colera, tifo, polio e influenza, paralisi flaccida, meningite, encefalite, convulsioni e paresi facciale dopo il vaccino antipolio vivo [65, 66], progressione rapida della retinopatia nei bambini prematuri dopo la vaccinazione BCG [67].

 

Monitoraggio

 

In caso di AEFI, l’obbligo di notifica è stato descritto nell’articolo 21 dell’Atto “Preventing and fighting infections and infectious diseases in humans” (Prevenire e combattere le infezioni e le malattie infettive negli umani). Stando a tale Atto, un medico che riconosca o sospetti l’insorgere di AEFI è tenuto a notificare il caso sospetto all’autorità sanitaria nazionale entro 24 ore dall’aver preso coscienza del sospetto [3]. Perché ciò sia possibile, anche chi ha in tutela il bambino deve essere informato accuratamente sui sintomi avversi che possono manifestarsi dopo la vaccinazione perché a sua volta riporti il problema al medico o all’infermiera che adotterà le misure successive. Si è tentato di tracciare l’effettiva scala di eventi avversi susseguenti a vaccinazioni riportati da infermiere e medici. Il sistema di monitoraggio è stato introdotto in Polonia nel 1996 e si basa sulle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). Lo studio di Zieliński ha analizzato il numero di AEFI riportato dalle varie province negli anni 1996-2000 e ha riscontrato differenze evidenti riguardo alla frequenza dei dati registrati. Come scrivono gli autori, “si sono imbattuti in esempi di ignoranza dello staff medico sorprendenti, specialisti inclusi, riguardo al loro dovere di riportare gli AEFI” nella loro pratica epidemiologica [68]. D’altro canto, non esiste possibilità reale di effettuare test di laboratorio che confermino una relazione causale tra quadro clinico e vaccino utilizzato. Per esempio, in Polonia sono solo pochi i laboratori di ricerca di altissimo livello referenziale a disporre delle metodologie microbiologiche atte a distinguere i micobatteri del vaccino BCG da altre specie del ceppo del Mycobacterium tubercolosis [69]. Neppure la letteratura contiene resoconti (se non quelli sopra elencati) sul lavoro di ricerca in immunologia contestuale alle reazioni conseguenti alla vaccinazione. È opportuno notare anche che nei paesi più sviluppati, si è poco incentivati ad effettuare adeguati test di laboratorio e di follow-up su individui che abbiano avuto gravi reazioni avverse alle vaccinazioni [70]. La ragione di tale omissione è forse dovuta al fatto che storicamente i vaccini non sono stati considerati come intrinsecamente tossici dagli enti di regolamentazione [68]. La conseguente mancanza di prove di causalità tra vaccinazione e gravi esiti avversi è stata così colmata dal presupposto che i vaccini siano sicuri [71].

Storia naturale delle malattie infettive/immunizzazioni

 

Sulla base delle statistiche tratte dall’Ufficio federale di statistica di Wiesbaden, Buchwald ha pubblicato un articolo che riporta osservazioni a lungo termine di morbilità e mortalità delle malattie infettive. I grafici seguenti presentano i dati raccolti con l’indicazione dell’anno di introduzione dei vaccini [19].

BCG

2.897.248  vaccinazioni BCG effettuate dal Servizio sanitario nazionale tedesco.

Mortalità da tb nella Repubblica Federale Tedesca negli anni 1956-1988

Fonte: Statitisches Bundesamt Wiesbaden, gruppo VII D.

Area grigia: numero di vaccinazioni BCG eseguite (Fonte: Deggeller L.: Concerning Childhood Vaccinations Today. Journal of Anthrop Med, 1992, 9, 2,1-14; su concessione di: Phycicians’ Association for Anthroposophical Medicine)

 

BCG cases

2.897.248 vaccinazioni BCG effettuate dal Servizio sanitario nazionale tedesco

Numero di casi di Tb attiva nella Repubblica Federale Tedesca negli anni 1949-1987

Fonte: Statitisches Bundesamt Wiesbaden, gruppo VII D.

Area grigia: numero di vaccinazioni BCG eseguite (Fonte: [19] Deggeller L.: Concerning Childhood Vaccinations Today. Journal of Anthrop Med, 1992, 9, 2,1-14; su concessione di: Phycicians’ Association for Anthroposophical Medicine)

 

Pertosse mortalità

 

Tra il 1970 e il 1980
1.495.328 vaccinazioni antipertosse effettuate dal Servizio sanitario nazionale tedesco

Fonte: Statitisches Bundesamt Wiesbaden, gruppo VIID.

Area grigia: numero di vaccinazioni eseguite (Fonte: [19] Deggeller L.: Concerning Childhood Vaccinations Today. Journal of Anthrop Med, 1992, 9, 2,1-14; su concessione di: Phycicians’ Association for Anthroposophical Medicine)

 

 

 

 

 

Pertosse mortalità Svizzera

 

Mortalità da pertosse in Svizzera 1910-1980. Più di 600 decessi all’inizio del secolo, nessun decesso negli ultimi 5 anni. Il declino maggiore si è verificato prima dell’introduzione della vaccinazione generale dei bambini.

Fonte: Tönz, O.:Keuchhustenimpfung. Therapeut. Umschau 40 (1983), p. 203

Area grigia: introduzione della vaccinazione. (Fonte: [19] Deggeller L.: Concerning Childhood Vaccinations Today. Journal of Anthrop Med, 1992, 9, 2,1-14; su concessione di: Phycicians’ Association for Anthroposophical Medicine)

 

 

Difterite cases

 

10.725.776 vaccinazioni antidifteriche effettuate dal Servizio sanitario nazionale

Fonte: Statitisches Bundesamt Wiesbaden

Area grigia: numero di vaccinazioni effettuate (Fonte: [19] Deggeller L.: Concerning Childhood Vaccinations Today. Journal of Anthrop Med, 1992, 9, 2,1-14; su concessione di: Phycicians’ Association for Anthroposophical Medicine)

 

 

Le figure 5 e 6 mostrano la morbilità e la mortalità da tubercolosi, le figure 7 e 8 illustrano i dati sulla pertosse e la figura 9 si riferisce all’incidenza della difterite. È interessante il fatto che negli ultimi decenni sia stata riferita in generale una diminuzione delle malattie infettive, verificatasi prima dell’introduzione delle inoculazioni contro le malattie stesse.

Secondo un rapporto del 2002 di Lancet Infectious Diseases [72], “il peso dell’evidenza suggerisce nel complesso che l’igiene personale e ambientale riduce la diffusione dell’infezione” e che “i risultati di questa rassegna dimostrano quindi che esiste un effetto positivo continuo e misurabile dell’igiene personale e collettiva sulle infezioni”. Lo stesso rapporto ha mostrato che il tragico tasso di decessi da malattie infettive è sceso a livelli quasi trascurabili molto prima dell’introduzione delle pratiche di vaccinazione universali. Oggi i paesi sviluppati adottano programmi di vaccinazione sempre più complessi. Quarant’anni fa, i bambini venivano immunizzati da cinque patologie (difterite, tetano, pertosse, poliomielite e vaiolo), oggi tale numero è cresciuto a undici. Allo stesso tempo, come già detto, si raccomandano somministrazioni ripetute di vaccini ad antigeni multipli.

I medici e i ricercatori indicano un peggioramento dello stato di salute della popolazione pediatrica a partire dagli anni Sessanta, che coincide con l’introduzione di un maggior numero di vaccinazioni. Malattie allergiche, tra le quali asma, malattie autoimmuni, diabete e molte disfunzioni neurologiche quali difficoltà di apprendimento, ADD (disturbo da deficit di attenzione), ADHD (disturbo da deficit di attenzione / iperattività), convulsioni e AUTISMO, sono condizioni croniche che hanno destato attenzione [73].

 

Proposte per la modifica del programma di vaccinazione

 

I paesi europei hanno modelli di vaccinazione diversi, modificati varie volte negli ultimi decenni. Nei paesi scandinavi, che registrano il tasso di mortalità infantile più basso, le vaccinazioni sono volontarie e il primo vaccino viene somministrato a 3 mesi. Nel primo anno di vita, i bambini ricevono 9 vaccinazioni raccomandate, e a 18 mesi il vaccino MMR. Si usano il vaccino antipertosse acellulare (DTaP) e l’IPV. I vaccini BCG e anti-epatite vengono somministrati ai bambini che fanno parte di gruppi ad alto rischio. Programmi di vaccinazione simili esistono in altri paesi europei in cui è stata abbandonata la pratica di vaccinare i neonati ed è stato introdotto il divieto di utilizzare il thimerosal nei vaccini [4, 74]. Si noti anche che i paesi scandinavi presentano il tasso di autismo più basso rispetto ad altri paesi sviluppati in cui si vaccinano i bambini molto prima e con un numero superiore di vaccini [49].

Il prof. Majewska, neurobiologo, direttore del Marie Curie Chairs Program presso il Dipartimento di farmacologia e fisiologia del sistema nervoso di Varsavia, insieme a dei pediatri ha abbozzato una proposta di modifiche al programma di vaccinazione in Polonia, basato su un’analisi dei programmi di altri paesi dell’Unione europea. Le proposte sono le seguenti:

  1. Eliminare il thimerosal da tutti i vaccini
  2. Interrompere l’immunizzazione dei bambini dall’epatite B (vaccinare solo i neonati ad alto rischio, cioè figli di madri infette)
  3. Interrompere la vaccinazione BCG dei neonati (adottarla solo nelle regioni in cui la percentuale di pazienti con TB sia superiore a 40 su 100.000).
  4. Iniziare le vaccinazioni nel restante gruppo di bambini a partire dai 4 mesi.
  5. Interrompere la vaccinazione antipertossica a cellula intera.
  6. Somministrare un massimo di tre tipi di vaccino nello stesso giorno.
  7. Interrompere la somministrazione di vaccini con virus vivi o somministrarli uno alla volta a intervalli sicuri.
  8. Rendere accessibili i vaccini monovalenti.
  9. Impegno del medico che somministra il vaccino a effettuare un colloquio preliminare con i genitori per indagare su allergie, asma e altre malattie autoimmuni e complicazioni post-vaccino tra i membri della famiglia, in modo da poter prevedere se un dato bambino possa andare incontro a gravi reazioni allergiche. Per tale bambino si dovrebbe elaborare un programma di vaccinazione individuale molto prudente.
  10. Monitorare lo stato di salute dei bambini dopo la vaccinazione per individuare in tempo condizioni che possano costituire minaccia per la vita o per la salute.
  11. Creare un programma nazionale di registrazione obbligatoria delle complicazioni e dei decessi post-vaccinali. Tali dati dovrebbero essere riportati all’Organizzazione mondiale della Sanità e nel libretto sanitario del bambino si devono indicare le informazioni sulle complicazioni [51].

CONCLUSIONI

Nonostante le assicurazioni sulla necessità e sulla sicurezza delle vaccinazioni, sono sempre più numerose le domande e i dubbi che sia i medici che i genitori aspettano di vedere chiariti. Il presente articolo descrive diversi aspetti del programma di immunizzazione pediatrica, comprendendo: lo sviluppo fisiologico del sistema immunitario, il programma di immunizzazione adottato in Polonia e confrontato con quello di altri paesi, reazioni avverse e complicazioni post-vaccino descritte nelle pubblicazioni scientifiche, il corso naturale delle malattie infettive correlato ai programmi di vaccinazione implementati e il problema di notificare le reazioni avverse conseguenti alla vaccinazione da parte del personale medico e dei genitori. La proposta di modifica alle vaccinazioni in Polonia citata alla fine di questo articolo, secondo gli autori è parte della risposta alle preoccupazioni e ai dubbi. Una seconda parte sarebbe un’approfondita ricerca neuroimmunologica che confermi o escluda la relazione tra vaccini e gli eventi avversi riportati (precoci, tardivi/a lungo termine) e le malattie croniche che negli ultimi decenni hanno mostrato un trend crescente tra i bambini.

Sembrerebbe opportuno applicare il principio della precauzione – il principio etico (dal 1988) secondo il quale se esiste un rischio probabile, per quanto poco noto, di effetti avversi della nuova tecnologia, è meglio non utilizzarla piuttosto che rischiare conseguenze incerte, ma potenzialmente molto dannose.

 

RINGRAZIAMENTI

Si ringrazia la sig.a Ursula Humienik-Dworakowska per la traduzione in inglese di questo articolo.

 

Conflitti di interesse

Si dichiara di non avere conflitti di interesse.

 

 

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