Non c’è privacy sulle nuvole!

Molti di noi affidano i propri dati ai vari servizi cloud, esponendosi a possibili violazioni della privacy. Ma a pensarci bene, abbiamo ancora qualcosa da nascondere? Pensate che la privacy sia ancora di questo mondo che cambia?

Non c'è privacy sulle nuvole!

Se c’è un argomento che mi lascia indifferente è la paranoia della privacy. Mi presento: sono un utente regolare di internet e dei vari servizi cloud: Dropbox, Copy, iCloud, Google Drive…ce li ho praticamente tutti. E li uso perché mi fanno comodo, affido cioè alla nuvola tutti i miei documenti più preziosi, che non voglio vadano persi da qualche parte sul mio computer. Bruciati da un fulmine o rubati da un ladro qualsiasi insieme al mio portatile. Fermo restando che, se qualcuno pensa che un ladro si intrufoli in casa vostra e voglia carpire i vostri dati, beh credo che abbia visto troppi film polizieschi.
Invece no i miei dati stanno sempre là su quelle nuvolette, in un server californiano, in Siberia, o in Giappone chissà, non importa. Dal mio punto di vista, sono una frana con le scartoffie, credo che i file siano molto più sicuri lassù che nelle mie mani, e per di più sono reperibili da qualunque postazione. Questa per me è la sicurezza. La sicurezza di poter gestire e condividere ovunque i miei file e tutte le informazioni più preziose.
Capita poi che diverse persone, mi vengano a dire, guarda io non mi fido. I miei dati li costudisco con me, me li tengo stretti sui miei hard disk. Fai come vuoi, dico io, ma mi viene sempre un po’ da ridere. Questa per me più che sicurezza è paranoia.

Ieri ho letto dell’ultimo scandalo che riguarda Dropbox, il più popolare servizio di archiviazione dati sulla nuvola del web: 7 milioni di account del popolare servizio di archiviazione dati sulla nuvola del web sarebbero stati violati e alcune credenziali pubblicate in rete. Il fatto che qualche hacker possa ricattare qualche diva di Hollywood non ha a che fare con la mia vita. Che qualche riservatezza industriale o di natura commerciale sia stata decriptata, mi pare inverosimile, e nell’eventualità non ho di che preoccuparmi.
In questo mondo sempre più digitalizzato, in cui ogni esperienza si riversa via cavo o via etere su qualche hard disk, capita di imbattersi in persone comuni che si comportano come se lavorassero per la Nasa o per qualche gruppo di rivoluzione armata. Ma cosa avete da nascondere? Qualche numero di telefono segreto? Le vostre foto scattate alla Maddalena? Il filmino del battesimo? Mettiamoci anche un paio di video hard o le password di ebay: ma quanto vi credete importanti?

Capisco, c’è chi ha bisogno di sentirsi protetto, in uno spazio sacro e inviolabile. Capisco, capisco…Ma allora, dico io, dovreste evitare internet come la peste!
Questo sacro bisogno di intimità appartiene all’educazione, alle buone e sane abitudini, ma non certo a quella che definiamo in modo grossolano la società del futuro. Perché nel futuro, tra massimo una decina anni o giù di lì, la rivendicazione della privacy sarà roba ridicola. Il Grande Fratello potrà liberamente entrare dalle nostre finestre sul mondo, anche senza il bisogno di chiedercelo. È un Grande Fratello diverso da quello di Orwell, che impareremo sempre più ad amare, un po’ bighellone a dire il vero, senza una meta precisa e senza fantasie repressive, se non quella di renderci tutti schiavi-consumatori. Il cui risultato peraltro è già stato raggiunto da tempo.

Sto già sollevando il vostro ribrezzo: io non voglio vivere in quel mondo, sento già dire. Ma ci siamo già dentro fino al collo, ragazzi. Cerchiamo piuttosto di sopravviverci, di surfarci sopra, se serve per non farsi inghiottire. I nostri pensieri, i nostri scatti, i nostri documenti al limite serviranno per qualche campagna di marketing, o saranno incasellati dentro alle schede informatiche di qualche servizio segreto che non saprà bene cosa farsene. È naturale l’istinto a salvare il proprio io, a non venire risucchiati. Beh, tanto per cominciare, se non vuoi che rubino i tuoi dati lega il tuo cammello, come ci ricorda la favola araba. Ovvero non usare sempre la solita password per tutti i servizi che hai. Oppure fai come me, fregatene. Sappi che qualunque cosa tu stia pensando o facendo potrebbe diventare un atto pubblico, il che sarebbe proprio divertente.

La verità più sconvolgente, miei cari è un altra: in un mondo in cui tutti sanno tutto di tutti, le cose si fanno meno interessanti. Gli scoop non esistono, l’erotismo diventa noioso, le nostre vite private, spogliate di ogni velo, finiscono per diventare più banali e insulse di quanto ci immaginavamo. Dove è finito il corteggiamento, la dissimulazione, la dignità? In tema di privacy e diritti di autore rimango un bastian contrario da sempre. Credo cioè che le idee debbano circolare liberamente, perché non sono di nessuno. Ciò che mi sento di difendere invece è il diritto alla propria dignità emotiva, un valore che nella vita pubblica e tanto meno su internet credo possa trovare dimora. Se avete ancora qualcosa da nascondere tenetevi alla larga da internet.

di Gabriele Bindi
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