Macrobiotica. Dieta di Ohsawa a rischio: troppo sale, conserve e cottura

COME NACQUE, E IL NOME RUBATO. Oggi è poco seguita, dopo il boom e poi il fallimento degli anni ’70. E non è affatto “il cibo degli Antichi”, ma ha una storia recente, anche se contorta. Pochi sanno che macrobiotica, malgrado il nome greco, non è una parola originale. La riutilizzò verso il 1950 il giapponese Ohsawa rubando il neologismo che il famoso medico naturista e ippocratico tedesco Christoph Wilhelm Hufeland (1762-1836) aveva inventato per denominare, nientedimeno, una alimentazione naturale e salutista, vegetariana e ricca di cibi crudi, che proprio per questo avrebbe dovuto “prolungare la vita” (in greco, macros = lungo, e bios = vita). Niente a che fare con la macrobiotica di Ohsawa, dieta che vuole tutto il contrario: cibi cotti, anzi stracotti, poca o niente frutta fresca, poca o niente insalata fresca e cruda. E questa dell’origine del nome è la 1.a mistificazione legata alla macrobiotica. Abbiamo contato almeno 13 mistificazioni.

Più di un secolo dopo il medico naturista Hufeland, verso il 1950, il giapponese Nyoiti Sakurazawa, che in Europa e negli Stati Uniti si fece chiamare, chissà perché, George Ohsawa (ecco la 2.a mistificazione), di salute malferma, lanciò la dieta che aveva creato, appunto, per gli occidentali sulla base dell’antica regola – a suo dire – dei monaci buddisti Zen dei conventi del Tibet, gli ultimi ad applicare rigorosamente la dialettica Yin-Yang al cibo.

Ammesso che la storia dei monaci sia vera (ma i veri filosofi Zen l’hanno smentita), fatto sta che in Giappone e in tutto l’Oriente la gente comune non ha mai mangiato come pretendono Ohsawa e le regole della dieta macrobiotica, ma ha sempre avuto una dieta molto più varia e completa (3.a mistificazione). Del resto, fino a pochi anni fa i ristoranti macrobiotici, tipica moda occidentale, erano sconosciuti in Giappone.

GLI ALIMENTI DI BASE. Fatto sta che a partire dal ’68, negli Stati Uniti e in Europa i ristorantini macrobiotici che cominciarono a proliferare, proponevano secondo l’insegnamento del guru Ohsawa quasi solo riso integrale scondito ma cotto in acqua salata, salatissima salsa di soia, zuppe salate di miso, alghe, legumi, ortaggi cotti (per lo più carote, cavoli, porri, cipolle, zucche, rape e barbabietole scondite; niente pomodori, melanzane o patate), ortaggi conservati sottosale, e poco altro: tra cui tofu (cagliata di un “latte” ottenuto dai semi di soia) e seitan (la proteina del grano, ovvero il glutine). Ma il proverbiale piatto macrobiotica era il riso integrale salato con la salsa di soia (shoyou o tamari). E questo anche di prima mattina per colazione.

E tutto veniva sempre inesorabilmente cotto (anche la lattuga), stracotto o abbrustolito. Per “yanghizzare”. Perché Ohsawa si era messo in testa di applicare pedissequamente il dualismo puramente filosofico yin-yang (femminile-maschile, dilatato-concentrato, liquido-solido, crudo-cotto, dolce-salato, freddo-caldo, cielo-terra ecc.) al cibo e all’alimentazione. Un’applicazione assurda e impossibile, se non con esiti imprevedibili o dannosi. Perché nello Zen i due termini dovrebbero tendere a bilanciarsi, mentre nella dieta macrobiotica, in pratica, finisce sempre per prevalere lo yang. Perché? Una spiegazione apodittica, cioè filosofica e non dimostrabile, dei macrobiotici è che malattie e inquinamenti sarebbero tutti yin. Dunque avrebbero bisogno di molto cibo yang. Consideriamola, perciò, la 4.a mistificazione.

E’ anche curioso e contraddittorio, inoltre, il frequente ricorso a cibi tecnologici (tofu o “formaggio di soia”, seitan o proteine del grano, vale a dire il glutine), cibi fermentati ad opera di miceti (natto, tempeh), salse giapponesi ed estratti fermentati in funzione di dado da brodo (shoyou, tamari, miso). Cioè molto cibo è artificiale, il che contrasta con l’asserita naturalità della dieta. Ecco la 5.a mistificazione. Naturale che gusto e menù macrobiotici fossero considerati in Occidente monacali, poco appetibili, quasi auto-punitivi, ed entrassero per questo a far parte del repertorio dei comici satirici alla tv. In Italia, poi, il pubblico non ama la monotonia, né il cibo scondito e insapore, ed è abituato a verdure crude, frutta, pomodoro, come anche ai sapori vari e spiccati.

MA OGGI E’ UN LOGO CHE VUOL DIRE QUALSIASI COSA. Dopo il fallito tentativo di modernizzazione di Michio Kushi negli Stati Uniti, i pochi macrobiotici rimasti sono contagiati dal salutismo della alimentazione naturale, che a differenza della macrobiotica ha il pieno appoggio dalla Scienza: Basta andare su internet per accorgersi che la dieta di Ohsawa, un tempo rigidissima, ciascuno tende ad interpretarla a modo suo, perfino in modo naturista (negli Stati Uniti salutisti, ma anche in Italia, penso all’oncologo milanese di simpatie macrobiotiche Franco Berrino, v. ritratto), con l’aggiunta di verdure crude e frutta, riducendo o eliminando salse, conserve e il troppo sale. Grazie tante, ma così non è più macrobiotica. I libri di Ohsawa, Abenshera e altri lo escludono. E’ un’interpretazione, forse un po’ carente, della alimentazione naturale. In altre parole, si è corretta radicalmente una dieta perché era sbagliata e dannosa, andando contro la Tradizione di tutti i popoli e contro la Scienza moderna, che vogliono invece poca cottura e molto crudo, e abbondanza di verdure e frutta, oltre ad una presenza almeno di latticini e uova. Ma non lo si ammette, e anzi si continua a chiamare la nuova dieta così riformata alla luce del Naturismo con lo stesso nome di macrobiotica. Confondendo le idee del pubblico. Perciò occorre essere chiari su questo punto, per neutralizzare furberie e mistificazioni. L’integrale non vuol dire macrobiotica (6.a mistificazione). Mangiare cereali integrali, legumi, semi oleosi e verdure crude e cotte, e magari anche frutta, senza eccessi di sale, salse, conserve e cottura, non significa praticare la dieta macrobiotica, ma la normale, antichissima e istintiva alimentazione naturale dell’Uomo.

Perché allora usare ancora quel nome esoterico e mistificatorio? Per la filosofia che vi sta dietro – risponde Ohsawa – ma anche per tutto il complesso di modi, regole, cotture, condimenti, salse, sale, conserve, misture, alghe e complementi, che in fin dei conti è il vero nocciolo ma anche il punto debole della macrobiotica. Senonché, sulle “intenzioni” occulte di chi mangia, chi ci assicura che ci siano davvero, e che gli adepti siano coerenti in tutto con la filosofia Zen? Quel che è certo, e che interessa questo blog, è solo ciò che si vede, la dieta pratica, i condimenti salatissimi, le sostanze esotiche giapponesi, le stracotture, le fritture (nitukè), le conserve sottosale (perfino prugne acerbe), la quasi totale assenza di crudità, latticini e uova. Questi sono gli elementi tipici, unici, della macrobiotica, non certo i cereali integrali o i legumi, comuni a tutti i popoli antichi del mondo, e quindi cardine dell’alimentazione naturale. Sbagliano quindi quei ricercatori di simpatie macrobiotiche che pur di poter dimostrare scientificamente che la macrobiotica non fa male, come è stato dimostrato, ma addirittura che “fa bene”, cioè è preventiva, hanno utilizzato in studi clinici (p.es. nella ricerca “Diana”) una dieta a base di cereali integrali, legumi e semi oleosi, definendo questa dieta come “macrobiotica”. Eh, no, non è macrobiotica, ma normale alimentazione naturale, come ampiamente dimostrato nei manuali Alimentazione Naturale, La Tavola degli Antichi, e Manuale di Terapie con gli Alimenti (ed. Oscar Mondadori). Perché, una volta eliminati l’eccesso di sale, di cottura, di conserve e di salse, e le regole sbagliate, tutti elementi che aumentano i rischi cardiovascolari e tumorali, la dieta che ne risulta non è più macrobiotica. Come se fosse una novità che i cereali integrali, i semi oleosi e i legumi sono protettivi! Non li ha certo scoperti la macrobiotica, i Naturisti lo ripetono da centinaia di anni. E’ la 7a mistificazione.

Neanche è lecito attaccarsi ad alcune frasi paradossali di Ohsawa, con cui meraviglia i discepoli confessando, quando è in buona salute, di apprezzare frutta, dolci, cucina francese, whisky e fumo, per sostenere che la macrobiotica è elastica. Lo dice lui stesso che sono eccezioni rare (v. Commenti di agosto 2009 in altro articolo) che non intaccano le regole strette e severe della macrobiotica, sia per i malati, sia per i sani. E così giustamente hanno interpretato migliaia e migliaia di macrobiotici in tutto il mondo. Però, c’è il forte sospetto che, finita la moda e lo snobismo spiritualista degli anni ’70, ora che la Scienza ha dato torto alla macrobiotica, quella vera, e ragione all’alimentazione naturale, si voglia ingiustamente prendersi la rivincita con la mistificazione spacciandosi per naturisti e salutisti. Ma per fortuna le assurdità del libro del fondatore Ohsawa parlano chiaro e ci danno ragione: pur avendo in comune i cereali integrali e i legumi, la macrobiotica è agli antipodi dell’alimentazione sana e naturale.

Però il nome “macrobiotica” resta, nonostante che dentro ci sia di tutto, e gli adepti gli sono attaccatissimi, come mostrano molti dei commenti qui sotto. Perché deve sostenere il business, gli affari cospicui di tutte le società di import-export che la propagandano e finanziano. Il sospetto che sia diventato soprattutto un logo commerciale per far soldi (propri) spacciandolo per “filosofia” e “salute”, alla luce di migliaia di episodi in oltre 40 anni di affarismo commerciale, è diventato certezza. Se per ipotesi, a parità di dieta, si chiamasse “alimentazione naturale”, nessuno dei macrobiotici la seguirebbe. E le ditte fallirebbero. E’ la mistificazione n. 8.

L’ATTENZIONE AL CIBO E’ SEMPRE MEGLIO DI NESSUNA ATTENZIONE. Com’è, allora, che alcuni riferiscono di “miglioramenti” e di “riacquisto della salute”? A parte il valore delle sensazioni soggettive in soggetti così emotivi ed esoterici, qualsiasi regime alimentare, anche carente, anche il più balzano, può dare qualche vantaggio nel breve periodo, perché una regola, in un primo momento, è sempre meglio di nessuna regola, come concordano nutrizionisti e psicologi. La gente, ormai, mangia malissimo, e una qualsiasi teoria, anche sbagliata, ha almeno il pregio di rendere il soggetto più consapevole, più attento al cibo. E questo autocontrollo, stranamente, nel breve periodo può dare vantaggi. E le regole sbagliate? Per paradosso, quanto più innaturale e sbagliata sarà la regola, tanto meno il soggetto la osserverà, e più sarà portato a modificarla e adattarla alle proprie esigenze, con la scusa che “ogni uomo è diverso”. Si spiegano così gli apparenti “successi” temporanei, sul piano personale e aneddotico, delle diete più strane e innaturali, macrobiotica compresa. Quasi sempre si tratta di soggetti che in precedenza mangiavano malissimo e non si ponevano problemi di alimentazione.

UNO ZEN TUTTO PARTICOLARE DIETRO LA DIETA. Secondo Ohsawa, alla base della macrobiotica ci sono lo Yin e lo Yang. Ma i veri monaci e filosofi Zen, interpellati dalle autorità sanitarie degli Stati Uniti, hanno smentito che questa dieta, per loro recentissima, rappresenti lo Zen a tavola. E’ la 9.a mistificazione. La filosofia Zen concepisce l’universo perennemente percorso da forze in equilibrio tra loro. Ogni energia oscilla tra due opposti, come un pendolo. Il caldo si oppone al freddo, la notte al giorno, il femminile al maschile e così via. Le due forze opposte che tendono a compensarsi sono lo Yin e lo Yang. Sono Yang il sole, il giorno, il fuoco, il caldo, la luce, l’uomo, il cielo ecc. La tendenza è verso l’espansione, l’ascesa al cielo. I loro opposti sono Yin: la luna, la notte, l’acqua, il freddo, il buio, la donna, la terra ecc. La tendenza è verso la contrazione, la discesa verso il basso. Ma Ohsawa, stranamente, modifica nella sua teoria riservata all’Occidente i termini ultimi dello Yin-Yang. Crede più opportuno, per farsi apprezzare in Europa e in America, considerare secondo la filosofia occidentale la terra attiva, creativa (Yang) e il cielo passivo, ricettivo (Yin). Insomma, inverte i poli di una filosofia millenaria: Yang diventa contrazione, Yin espansione (10.a mistificazione).

RISO INTEGRALE ALLA BASE DELLA DIETA. Al primissimo posto Ohsawa pone il riso integrale, che dovrebbe essere ogni giorno o quasi sulla tavola. È curioso che ai seguaci d’Europa e d’America il maestro spirituale prescriva il cereale più comune in Oriente. La scienza, però, definisce il riso il più povero di tutti i cereali per quantità di proteine (7,6 g per 100 g, invece dei 13 g del frumento duro e dei 12,1 del frumento tenero), anche se le sue scarse proteine sono però di valore biologico un po’ più elevato di quello del frumento (indice chimico FAO: 59 invece di 49).

Ma il riso è anche il cereale più amidaceo, con 78,8 g di carboidrati totali, in luogo dei 68,7 g dell’avena e dei 75,6 del frumento tenero. Quindi è il più sbilanciato in termini nutrizionali. Eppure, per Ohsawa è “il più bilanciato” tra Yin e Yang, nella scala degli alimenti. E l’amido del riso, non solo è troppo abbondante, ma è anche qualitativamente il peggiore dopo quello della patata, in quanto ricco di amilopectina. Quindi, a differenza della pasta di grano, stimola molto velocemente la secrezione dell’insulina, cioè ha un indice glicemico molto alto: poco meno dello zucchero (pasta integrale 40, pasta bianca 51-65, riso integrale 81, riso bianco 83, zucchero 92). Insomma, il riso se assunto in quantità e ogni giorno può essere un cereale a rischio nonostante le fantasie pseudo-filosofiche di Ohsawa, altro che il “cereale che guarisce” (11.a mistificazione).

Come se non bastasse, sempre viene proposto il riso scondito, cioè privo di oli o salse, ma solo salato, e spesso accompagnato da salsa tamari, zucca o radici. Dimenticate parmigiano, olio di oliva o salsa di pomodoro. Quest’ultimo in gastronomia copre tutti i sapori, e forse se ne abusa, è vero, però è uno degli alimenti più potentemente antiossidanti, perfino dopo lunga cottura, di cui i macrobiotici non si giovano. Come anche il peperone, primatista in vitamina C, la patata e la melanzana, che hanno una buccia ricca di principi attivi o polifenoli protettivi. Tutti ortaggi vietati, perché “rei” di far parte delle solanacee, fino al Settecento ritenute velenose. Una vulgata macrobiotica li considera addirittura “cancerogeni” (12.a mistificazione).

Per fortuna, vengono utilizzati tutti i cereali completi di rivestimento, cioè integrali, come riso, saraceno, frumento, orzo, miglio, e i legumi. E questo, finalmente, è il più importante elemento positivo della macrobiotica.

LE FAMIGERATE “7 DIETE” DI OSHAWA. Per anni il riferimento, la guida più seguita, è la tabella con le “Sette Diete” di Ohsawa, che in un crescendo di elevazione spirituale si conclude con la famosa (o famigerata, secondo i punti di vista) dieta n.7: solo riso integrale, mattina e sera. Dieci giorni di dieta n.7, assicura Ohsawa, possono curare qualsiasi malattia, compreso il cancro; purché corpo e spirito siano intimamente uniti nell’ascesi. Si possono immaginare le reazioni di nutrizionisti, medici e ricercatori. Ne parleremo più avanti.

YIN E YANG NELLA VITA QUOTIDIANA E A TAVOLA. La distinzione tra i due principi Yin e Yang ha influenze immediate e determinanti sul cibo e serve a scegliere non solo i singoli alimenti ma anche i modi di preparazione e di cottura, la prevalenza dei sapori, le quantità indicative. Una donna pletorica, grassa, che soffre di ritenzioni idriche, oppure freddolosa, cioè molto Yin, ricorrerà ai cibi e alle modalità Yang, per esempio al miglio o al grano saraceno, ma prima saltati in padella o leggermente tostati con poco olio di sesamo (per “yanghizzarli” ancora di più), e poi cotti in acqua, meglio se in pentola di coccio, fino a che il liquido sia sparito e i chicchi siano quasi secchi e dorati, cioè un po’ abbrustoliti. Ecco tecniche di cucina poco salutari e a rischio cancerogenico e cardiovascolare. All’opposto, un ometto secco e magro oppure caloroso farà in modo che prevalgano gli alimenti Yin, concedendosi perfino il lusso di un’insalata o di un frutto in più (rari e quasi vietati in macrobiotica). Al contrario di quanto si potrebbe immaginare, i due poli della macrobiotica non hanno lo stesso peso pratico. Nella realtà quotidiana (alimentazione e terapia) quasi sempre prevale l’elemento Yang. Come mai? Perché Ohsawa ha considerato Yin gran parte delle malattie, i farmaci chimici, l’alcol, il tabacco, le droghe, l’inquinamento ecc. Tutte cose che vanno evitate. Ma anche il miele, la frutta, le insalatine fresche e tenere, il latte, il cibo crudo in genere, sono Yin. E infatti il vero macrobiotico li usa poco o nulla. Sono Yang, invece, molti dei cibi e dei metodi più cari alla macrobiotica: il sale, le conserve di vegetali salati (“insalatini”), le salse e i concentrati fermentati di soia (shoyou, tamari, miso), i cereali, la frittura, l’eccesso di cottura (perfino della frutta, e per i cereali anche un’ora e mezza), la tostatura. Tutta colpa della vita moderna, con le sue abitudini sbagliate (dolci, alcol, cibi artificiali, eccesso di cibo ecc.), che sarebbe troppo Yin, rispondono Kushi e Ohsawa. Questa yanghizzazione arbitraria generalizzata, mentre invece viene asserito a destra e a manca l’equilibrio tra yin e yang, è la 13.a mistificazione.

NON E’ VEGETARIANA. I profani li prendono per vegetariani, ma sbagliano. I macrobiotici, anzi, sono i soli tra i praticanti dei vari regimi naturali che potrebbero in teoria mangiare carne e pesce ogni giorno, “se solo riuscissero a bilanciarli”. Non ha detto Ohsawa che proibire questo o quel cibo va bene solo per chi non è capace di apprendere la teoria vera, profonda, della macrobiotica? “Con la macrobiotica voi potete mangiare tutto ciò che vi piace”. Già, ma prima dovreste diventare davvero macrobiotici e così i vostri gusti cambierebbero. Non è raro, però, imbattersi in macrobiotici che usano “festeggiare” le grandi ricorrenze con pietanze di carne, possibilmente di origine naturale. Si tratta, nota Abehsera, soltanto di una “concessione ai desideri sensuali degli uomini”, nient’altro. L’ideale Zen, insomma, è vegetariano, ma tutti i macrobiotici mangiano pesce di frequente e carne di rado. Di “concessioni”, del resto, la macrobiotica è piena. Lo stesso Ohsawa fumava sigarette (molti macrobiotici che ho conosciuto fumavano), il che è perlomeno strano in un igienista. Ma nella comune pratica degli adepti (e perciò negli studi scientifici) la dieta macrobiotica viene considerata a tutti gli effetti “vegetariana”. Ecco la 14.a mistificazione.

L’AGGIORNAMENTO DI MICHIO KUSHI. Poi, negli anni 80, la grande crisi del modello Yin-Yang e la riscoperta in massa dell’alimentazione naturale, con frutta, verdura, crudismo e relativi antiossidanti, tutte cose che Ohsawa aveva sempre tenuto lontano. Erano gli anni in cui i ristoranti dello Yin e dello Yang chiudevano i battenti a centinaia, in Europa e in America. Altri, per non chiudere, aggiungevano nell’insegna la rassicurante etichetta “alimentazione naturale”, un po’ come mea culpa ideologico e un po’ per calcolo commerciale. Io stesso offrii al romano ristorante di via della Vite, che si era modernizzato, il bel nome di “Naturist Club”. Insomma, nell’ultimo decennio, grazie anche alle obiezioni di medici, nutrizionisti e naturisti, Michio Kushi, il più fortunato allievo di Ohsawa, ha cercato di dare della macrobiotica una interpretazione più umana, cioè meno ostica, meno anti-scientifica, e più tollerabile, che però – come diremo di seguito – lascia ancora decisamente contrari nutrizionisti e clinici.

LA NUOVA PIRAMIDE MACROBIOTICA. Le nuove indicazioni per i Paesi a clima temperato (Michio Kushi 2001) prevedono (in ordine decrescente di importanza): ogni giorno, cioè regolarmente, cereali integrali 40-60% in peso del cibo totale, in maggior misura riso, miglio, orzo, frumento, avena, saraceno, e in minor misura pasta da cuocere, pane e prodotti di farina; vegetali 20-30% in peso del cibo totale, un misto bilanciato tra foglie verdi, ortaggi e radici, per lo più cotti, in minor misura crudi o insalate (ortaggi sconsigliati: pomodori, melanzane, peperoni, zucchine e spinaci); vegetali conservati e sottosale piccole quantità; legumi al naturale o trasformati o fermentati 5-10% in peso del cibo totale (azuki, lenticchie, ceci, tofu, tempeh, natto ecc); alghe in piccole quantità (nori, wakame, kombu, hiziki ecc); ogni settimana, cioè occasionalmente, condimenti (sale, miso, salse di soia ecc), oli vegetali, frutta locale e di stagione, pesce (soprattutto a carne bianca), crostacei e molluschi, noci e altri semi oleosi, dolci (soprattutto di cereali e frutta); ogni mese, cioè uso raro e facoltativo, latticini, uova e pollame, carni rosse.

MA E’ ANCORA INSUFFICIENTE. Come si vede, ottimo l’uso quotidiano di cereali integrali e legumi. La monotonia monacale della dieta di Ohsawa viene un po’ moderata, ma la macrobiotica di Kushi è ancora insufficiente a garantire la salute. La frutta è penalizzata gravemente . Pur essendo anti-cancro, viene addirittura dopo le salse di soia (cancerogene): non va mangiata ogni giorno! Una follia. Le verdure sono penalizzate. Il 20-30% in peso è scarso, visto che sono acquose. E le verdure sottosale, inutili e dannose, sono collegate al cancro. Così, non si raggiunge certo l’obiettivo delle “almeno 5 porzioni di verdura e frutta” al giorno prescritte dai Consensus. Invece, le inutili e indigeste alghe hanno spazio ogni giorno. E’ da insensati considerare entrambi “occasionali” il dannoso sale e il protettivo olio, Lo stesso per le noci. Latticini e uova, in pratica non si mangiano quasi mai, e quando càpita non basta certo per le scorte di vitamina B12. Una Piramide illogica, innaturale, sbilanciata e carente. Infatti non è stata praticata mai da nessun popolo nella Storia. Ecco perché negli studi scientifici la macrobiotica viene considerata vegan e fa registrare ogni tipo di problemi. Peccato: avevano cominciato bene coi cereali integrali e i legumi ogni giorno!

PREGI DELLA MACROBIOTICA. I pregi della macrobiotica sono: 1. la riproposta dei cereali integrali, dopo l’uso millenario, la riscoperta secolare della medicina ippocratica, e la riscoperta naturista fin dai primi del ‘900. 2. l’uso costante dei legumi. Due scelte ottime, perfettamente naturiste. 3. Un altro pregio è la ricerca del cibo senza conservanti artificiali, anche questo concetto d’impronta naturista occidentale. 4. Lo stesso porsi il problema – risolvendolo male – del cibo “sano ed equilibrato” serve ad un maggiore autocontrollo dietetico, sempre positivo. 5. E’ salutare anche la cura posta nella masticazione, che l’avvicina alle teorie naturiste dell’americano H.Fletcher. 6. Questo porta a mangiare di meno e quasi sempre a dimagrire. Spesso però, a differenza del naturista, con carenze, anche per la relativa monotonia e scarsa appetibilità organolettica delle preparazioni gastronomiche macrobiotiche.

Invece, l’altro principio salutare, quello del cibo locale, ovvero non importato, non è mai rispettato: quasi tutto il cibo macrobiotico è importato dall’Oriente (15.a mistificazione). Ohsama stesso fondò una ditta di importazione di alimenti (“Lima”, dal nome della moglie) con sede in Belgio. Un’altra delle sue incredibili contraddizioni, che dicono tutto del personaggio e del carattere commerciale della sua dieta.

EFFETTI TERAPEUTICI NON PROVATI.  Eppure, la macrobiotica fu definita “dieta terapeutica” dal suo inventore, che così scrive nel libro Le Zen macrobiotique (trad. it.: La dieta macrobiotica, Roma 1968): “Ho visto malattie incurabili come paralisi di ogni tipo, lebbra, epilessia, guarire in dieci giorni. Qualsiasi malattia deve essere guarita in dieci giorni, perché viene dal sangue, di cui noi eliminiamo un decimo ogni giorno: di conseguenza un’alimentazione adeguata rinnoverà il nostro sangue entro dieci giorni”. ” Il cancro è la malattia più Yin ed è facilissimo a guarirsi. Lo specifico è il gran saraceno”. Ridicolo. Eppure gli adepti si bevono queste sciocchezze. Anche la dieta n.7 dovrebbe “curare il cancro” e “prevenire le appendiciti”. Ma, a parte il delirante semplicismo, grano saraceno, riso integrale e altri cereali, legumi e semi prescritti da Ohsawa sono cibo comune a tanti popoli e a tante persone, da tempo sperimentati con successo nelle ricerche di migliaia di studiosi. Non sono certo una esclusiva macrobiotica. Il saraceno, per esempio, è realmente ricco di polifenoli antiossidanti anti-cancro. Ma ciò che conta nella prevenzione è l’intera dieta. Ed è proprio questo il punto debole della macrobiotica: nel suo complesso prevalgono i radicali liberi sugli antiossidanti. E’ ricca semmai di sostanze cancerogene (v. oltre). Altro che curativa. 16.a mistificazione.

DIFETTI DELLA MACROBIOTICA. Per il resto, è la dieta più esoterica e meno scientifica (“i chicchi cotti sul fondo sono più Yang, gli altri più Yin”, ” le crocchette di riso triangolari sono più energetiche, perché si forma una corrente di energia tra le umeboshi e i vertici del triangolo”). Quando leggete su internet o sui libri macro “il grano serve a questo, il miglio a quest’altro”, non ci credete: siamo alla sottocultura più campata in aria. Non esiste il minimo aggancio antropologico-culturale. Non solo nessuno scienziato moderno, ma nessun popolo o scienziato antico, sottoscriverebbe indicazioni simili. Tutte le cosiddette “indicazioni terapeutiche” macrobiotiche sono di pura fantasia: né tradizionali, né scientifiche. Invenzioni pseudo-filosofiche recenti. Ha anche il difetto di avere tanti alimenti trasformati, e dunque assai poco naturali, secondo gli usi recenti in Estremo Oriente, quindi in qualche modo artificiali ed inutilmente esotici, anche se si tratta di trasformazioni con tecnologie semplici (tofu, seitan, miso, salse di soia, tempeh, natto, gomasio, tahin ecc). Il che scandalizza chi vorrebbe seguire un’alimentazione del tutto semplice e naturale, senza tante salse, misture e conserve che coprono la vera natura del cibo, e perciò vuole vedere nel piatto i chicchi dei cereali come sono, o i semi oleosi, o i legumi in seme. Tra gli studiosi, poi, è un coro di critiche e opposizioni scientifiche. Se praticata in modo stretto e rigoroso, come insegna Ohsawa, senza cioè gli aggiustamenti fantasiosi visti negli ultimi tempi, la macrobiotica è “un regime molto pericoloso per la salute” (Istituto Nazionale della Nutrizione, oggi Inran), “una accozzaglia di strani precetti”; un insieme di “pseudo concetti dietetici” che si pretende di avallare con credenze filosofico-religiose (E.D.Vitali, Incontri di educazione alimentare per insegnanti, INN 1978). Le carenze nutrizionali sono troppe, e non giustificate da nessuna Tradizione popolare al mondo. Lo sbilanciamento è davvero eccessivo. La scarsità dei liquidi, la quasi totale assenza di frutta cruda e verdure crude (mancanza di vitamine, antiossidanti, clorofilla, sali minerali, oligoelementi, enzimi preziosi, acidi organici), l’eccesso incredibile di sale, di conserve salate e salse salate (troppo sodio rispetto al potassio), la mancanza di latte e latticini (difetto grave di calcio biodisponibile), la quasi assenza di proteine di alto valore biologico, l’eccesso generalizzato di cottura, frittura e tostatura (in contrasto con la dietologia moderna e con la prevenzione di cardiopatie e cancro), sono elementi gravi che già da soli dovrebbero bastare per definire la macrobiotica “la più pericolosa fra tutte le manie alimentari” (Eat better, live better, ed. italiana: Mangiare meglio per vivere meglio, a cura dell’INN, Milano 1978). Non solo non cura il cancro, ma è dannosa, ha sentenziato dopo un attento studio la Cancer Agency:

CHE COSA RISULTA DAGLI STUDI SCIENTIFICI. Ovviamente, non esiste la minima prova scientifica di guarigioni con la macrobiotica, tanto meno in malattie gravi. Anzi, il problema è che si tratta di una dieta a rischio. I problemi che provoca una tale dieta sono numerosi, e perfino la ben nota attività preventiva dei cereali integrali (stipsi, appendiciti, emorroidi, diabete, varicosi, cancro al colon ecc.) viene neutralizzata dai rischi di ipertensione, malattie di cuore e ritenzioni idriche causate dall’eccesso di sale e quindi di sodio (studi di Sodi Pallares; Krishna in New England Journal of Medicine; Weber e Laragh in Hypertension: current therapy), e dai rischi di altri tumori (v. più avanti). Basta aver presente che una dieta opposta alla macrobiotica, pur avendo in comune i cereali integrali, cioè ricca di frutta, vegetali, latticini magri, povera di sale e molto ricca di potassio, riduce e cura l’ipertensione, come ha dimostrato lo studio NASH-1 pubblicato su Lancet e su New England Journal of Medicine (FM Sacks et al., 2001).

Tra i bambini, gli adolescenti e i giovani soprattutto, ma anche tra gli adulti macrobiotici, come dimostra più d’uno studio che consiglia di integrare la dieta con latticini, sono state riscontrate carenze nutrizionali gravi (di proteine, minerali e vitamine, soprattutto la B12). D’altra parte, il tempeh, pubblicizzato come “dotato di vit. B12”, lo è solo se prodotto in ambienti sporchi (Oriente), mentre in condizioni igieniche perfette ne è privo, e le alghe contengono analoghi della vitamina poco o per nulla assimilabili nell’uomo secondo più d’uno studio. In Olanda, P.C. Dagnielie e coll. hanno trovato in uno studio su bambini macrobiotici meno vit. B12, meno ferro e più anemie, per le precarie condizioni delle madri macrobiotiche, con ritardato sviluppo psicomotorio, deperimento e atrofia muscolare. Risultati confermati da un altro studio. Negli Stati Uniti, in uno studio del New England Medicine Center di Boston su 52 bambini in età prescolare, quelli macrobiotici hanno rivelato meno vit. D, meno calcio e meno fosforo. In un altro studio è stata riscontrata un’alta percentuale di rachitismo (quasi 1 ogni 3 bambini) rispetto agli altri bambini non macrobiotici. Funzioni intellettuali ridotte sono state provate in test su adolescenti macrobiotici (anche quelli non definiti carenti dai medici) in un recente studio di Louwman e coll. Uno studio di Dusseldorp et al. (Am J Clin Nutr 1999;69:664–71) ha dimostrato che perfino adolescenti che consumavano diete complete, se erano stati macrobiotici da piccoli, continuavano ad avere carenze notevoli. Era più basso il contenuto minerale delle ossa, predisponendoli così a fratture nella tarda età, secondo uno studio di Parsons et al., J Bone Mineral Res, sept. 1997:12:1486-1494). E la carenza di calcio assimilabile ha la sua importanza anche in ambito cardiovascolare. E’ stato provato da altri studi che la carenza di calcio favorisce l’ipertensione negli adulti (McCarron, CD Morris, C Cole, Science 217, no. 4556, pp. 267-269, 16 July 1982). La macrobiotica è stata anche studiata, ricorda in uno studio il ricercatore L H Kushi (figlio del teorico della macrobiotica Michio), per alleviare le sofferenze di donne affette da cancro, ma con risultati scarsi, deve ammettere. Non gli resta che argomentare che poiché le donne macrobiotiche hanno estrogeni circolanti in quantità leggermente minore, a causa dell’alta concentrazione di fitoestrogeni alimentari (per l’alto consumo di soia), è possibile suggerire teoricamente un qualche minore rischio di cancro al seno. Ma la cosa, visti gli alti rischi tumorali in genere della macrobiotica, appare irrilevante. (Kushi LH et al, J Nutr. 2001 Nov;131(11 Suppl):3056S-64S).

SALSE DI SOIA, SALE, CONSERVE E TUMORI ORIENTALI. Altro rischio grave per i macrobiotici è infatti quello dei tumori tipici dell’estremo Oriente: cancro dello stomaco, dell’esofago e della bocca. Il Giappone, al quale si ispirano, insieme con Cina, Corea e altri Paesi orientali, è al primo posto nel mondo per questi tumori. Basta leggere uno studio tra migliaia. L’Occidente è all’ultimo posto. E medici, nutrizionisti e ricercatori orientali si mettono le mani nei capelli. Sanno il perché – cibi salati, conservati ed eccesso di nitrati – come si vede in uno studio tra tanti, ma non riescono a convincere la popolazione – anche per le avverse condizioni igieniche e lo scarso uso del frigorifero – a mangiare all’occidentale cibi freschi, verdure crude, un po’ di latticini, e niente salse di soia e conserve. Le cause di questi tumori sono molteplici. Prima, l’eccesso di nitrati. I nitrati sono ridotti dai batteri in nitriti che nello stomaco si combinano con le ammine (p.es. nella salsa di soia con la tiramina) sintetizzando terribili nitrosammine cancerogene (tumori a stomaco e fegato), come nelle conserve salate, nelle salse di soia e nei fermentati di soia e in molti vegetali. E che la carenza di verdure crude e frutta, e di latte (protettivo) non può neutralizzare, come invece accade in Occidente. Seconda, il sale. Vedi uno studio tra centinaia sul Giappone. Ogni pietanza, perfino il riso della colazione del mattino, abitudine imitata dalla macrobiotica, è salata con sale, miso, shoyou, conserve sottosale. Sale e nitrosammine hanno per di più un effetto tra loro sinergico nel favorire l’Helicobacter pilori, da cui quasi tutti gli orientali sono colpiti, che provoca anche per conto suo ulcera gastrica e tumore allo stomaco, come mostra tra i tanti un altro importante studio. Da questo studio si vede anche che nella salsa di soia l’amina ipertensiva presente (tiramina) produce per nitrosazione nello stomaco non solo la nitrosammina cancerogena, ma anche il pericoloso cicloexadienone, mentre un’altra sostanza a rischio della salsa di soia, un acido carbossilico, genera un derivato dinitroso. Entrambi mutageni. Terza causa, le aflatossine, muffe cancerogene largamente presenti sui semi di soia ed altri di provenienza orientale per umidità del clima e cattiva conservazione. Quarta, l’uso continuato di zuppe e brodi molto caldi. La macrobiotica, insomma, imitando il cibo poco sano e naturale dell’Oriente, è l’ideale per chi vuole provare anche gli alti rischi dei tipici tumori orientali.

CONCLUSIONE. La macrobiotica, in sostanza, come teoria e come pratica è zeppa di mistificazioni e contraddizioni gravi. Ne abbiamo contate almeno 16. Come dieta, se praticata secondo le sue regole tipiche, originarie, è dannosa, e a lungo andare a rischio di disturbi e carenze gravi, e lo è ancor di più se fatta praticare ai bambini, perché ha gli effetti d’una dieta vegan che fosse aggravata dalla carenza di vegetali freschi e da cibi troppo cotti, conservati e salati. Il che è l’opposto di un’alimentazione sana e naturale. Se, invece, viene mitigata fino al punto da eliminare i suoi difetti sopra descritti (che sono però anche la sua caratteristica), comprendendo anche molte verdure fresche, frutta fresca, latticini, ed eliminando o riducendo al minimo conserve salate e salse fermentate, non può più chiamarsi “macrobiotica”, ma diventa una normale alimentazione naturale, come quella mediterranea antica, fondata su cereali integrali e legumi, magari con l’aggiunta innocua di alghe, regole esoteriche, e filosofia Zen.

IMMAGINI. 1. Riso integrale salato con porri, alghe e salatissima salsa di soia. Tipico piatto macrobiotico, anche nella colazione del mattino. 2. Alghe. In macrobiotica si usano le nori, wakame, hiziki, dulse ecc. 3. Umeboshi (prugne acerbe in salamoia), ritenute preventive e curative. 4. Salsa di soia (shoyou, tamari ecc). 5. Zuppa di miso con tofu.

Fonte

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...