“La Tossiemia, causa primaria di malattia”

Con questo titolo, nella prima metà del secolo scorso, il dottor John Henry Tilden dava alle stampe un libricino che, indagato e sperimentato oggi, dovrebbe regalare non pochi grattacapi a mal dissuasi lettori, esperti luminari e guaritori di qualsivoglia estrazione.

Persona integerrima, “scienziato” coscienzioso e dissidente per vocazione, Tilden ha riportato in poche pagine il significato più profondo di quello che dovrebbe essere l’indirizzo di indagine per chiunque volesse oggi provare a comprendere cosa significa stare in salute, ancor prima che doversi dimenare nell’oggettiva giustezza del diventar malati.

Non che abbia scoperto nulla di nuovo sotto il sole, ma è a lui dovuto il merito di aver nuovamente acceso i riflettori in epoca recente su verità sperimentate e dimenticate troppo spesso nella storia dell’uomo. Quell’uomo che sapeva già ai tempi di Ippocrate e di Pitagora, ma anche fra gli antichi Egizi e chi li ha preceduti a ritroso sino agli albori dei tempi umani.

La valida medicina è oggi chiusa in un cantuccio con pretesti troppo colpevolmente offensivi finanche nei confronti degli stessi pretestuosi, prima ancora che in quelli dei meritevoli ricercatori e di tutti i mancati, semicolpevoli fruitori. E’ la stessa medicina che oggi possiede etichette quali alternativa, naturale, facoltativa et similia, che un tempo veniva considerata l’unica arte medica degna di tale nome.

Se volessimo ora trovare ciò che potrebbe e dovrebbe essere prepotentemente facoltativo, …

… avremmo da cercarlo davvero in tanti posti. A partire dalle nostre paure e dalle nostre ignoranze. Passando trasversalmente dalla medicina di regime, dalle sue inenarrabili aberrazioni, dai sistemi formativi e disinformativi complici e globalizzanti. Troveremmo per certo insostenibili livelli di facoltatività buttando un occhio e anche tutti gli altri possibili e perfettibili organi di percezione dentro il nostro inascoltato senso di inadeguatezza di fronte ad un’eclatante mancanza di voglia di vivere. E’ questa infatti l’unica vera, purtroppo ripetibile, ed insaziabilmente indiscussa protagonista del nostro incedere quotidiano.

Abbiamo migliaia di nomi da dare ai mali che ci affliggono, con annesse sentenze che facciamo diventare inappellabili e alle quali decidiamo di credere, spesso ancor prima di averne udito l’appellativo; in tal modo decretiamo inevitabili ed infausti epiloghi.

Meritiamo questo? Forse. Meritiamo di provare a ragionare su qualche elemento in più? Forse anche sì, mi vien da dire.

Proverò qui a riproporre ciò che, molto sensatamente, John Tilden ha cercato di dirci riguardo al concetto di Tossiemia come origine inizialmente silenziosa di tutti i nostri principi di mancata salute.

Quando lo stato di malattia guadagna il suo nome proprio è certamente nella fase in cui verrà ufficialmente attaccato con ogni mezzo. Eppure, finché si fa strada nel silenzio delle nostre indifferenze sa che potrà aprire il sipario come più gli aggrada, entrando in scena alla chetichella con un raffreddore, oppure gridando la sua presenza in qualche forma tumorale acuta.

Quando veniamo al mondo abbiamo tendenzialmente il diritto di non ammalarci, fatte salve eredità costituzionali viziate che possono pregiudicare da subito le nostre possibilità o che forse non ci consentiranno di strafare nel tempo, dato il patrimonio genetico zoppicante.

Ma per i cosiddetti sani di costituzione? Quando succede che qualcosa in loro decide di ammalarsi? Come accade il misfatto?

Il nostro Organismo funziona originariamente come una macchina nella quale possiamo osservare un certo tipo di perfezione all’opera. Ci rigeneriamo senza posa. I processi metabolici procurano di assimilare i nutrienti attraverso i nostri scambi con il mondo esterno in fase di anabolismo e altrettanto chirurgicamente si sbarazzano di ciò che non è più utile in fase catabolica. Tutto concorre senza inciampo, il sangue è pulito, non v’è ancora la macchia dell’errore.

Ma noi viviamo, o almeno, la nostra batteria interna attiva il timer del suo ciclo vitale determinando insieme ad un inizio l’ineluttabile termine. Crescendo facciamo cose, conosciamo gente, ci viene impartita un’educazione, riceviamo indottrinamenti, copiamo chi ci ha preceduto e dimostriamo di valere un tot. Quel prezzo che ci è stato in qualche modo assegnato.

Così si inoltra l’abuso di tanta potenzialità, facendo man bassa del nostro patrimonio vitale-energetico, finché il sistema si scassa e quasi mai ce ne accorgiamo per tempo.

E’ sempre così che i processi metabolici iniziano ad ingolfarsi. Il sistema perde la capacità di correre ai ripari e non potendo più eliminare in tempo reale gli scarti metabolici, provvede a stiparli temporaneamente nel nostro organismo tramite improvvisati locali di raccolta rifiuti. Tali depositi si formano ovunque i danni possano essere circoscritti. Racchiusi nei tessuti adiposi, a carico del sistema linfatico e ghiandolare, a ridosso di organi, a carico dei distretti cardiocircolatori, nelle giunture ossee…ovunque!

Il deficit energetico crea quindi enervazione e deficit funzionale. I processi vitali si alterano e il sangue perde la sua magia intossicando se stesso e quindi noi.

Tale è lo stato che il dottor Tilden chiamava Tossiemia.

E’ un capitolo delle nostre esistenze che può durare anni; prezioso tempo dedicato dal nostro organismo a combattere contro la nostra spesso inconsapevole dabbenaggine. Non che manchino i campanelli d’allarme, ma, nel migliore dei casi, il loro ascolto è l’ultima delle nostre predilezioni.

Perlopiù profondiamo le nostre residue forze a combattere ogni tentativo di autoguarigione del nostro corpo.

Già, perché i sintomi “cattivi” vengono visti come accadeva ai tempi della caccia alle streghe…E si grida al germe o al virus killer, e si riempiono le armi con caricatori pieni di veleni miracolosi e ferri estirpator-mutilanti. Nessuno che si chieda qual’è la funzione di un raffreddore che insorge o di una febbre che sale; e quando l’artiglieria delle nostre deficienze colma la misura ci sorprendiamo del male “crudele”… “che non meritavamo”.

Il nostro organismo cerca di riportarsi in equilibrio senza soluzione di continuità. Lo fa attraverso crisi eliminative di vario indirizzo, tramite gli apparati e gli organi deputati (reni, intestini, fegato, polmoni, pelle e corrispettivi orifizi) . Lo fa quando gli diamo il tempo di farlo, oppure il tempo se lo prende da solo. Lo fa tramite un banale raffreddore, ma lo fa anche con un qualsiasi stato infiammatorio, con una successiva ulcerazione dovuta a cronicità di abitudini malsane e/ o con una conseguente “evoluzione” tumorale. Fino allo stato di cachessia il nostro corpo presenta le sue potentissime medicine, ma noi non abbiamo occhi per vedere!

Attraverso le cure degli stregoni in camice e per mezzo dei nostri interminabili consensi uccidiamo il nostro sistema immunitario e le nostre capacità di autodeterminazione nei confronti del dovere e del piacere di vivere.

Inutile poi dare i nomi alle malattie quando i sintomi compaiono nella tale forma piuttosto che nella tale altra…quando si manifestano a carico di un organo, un viscere o un osso qualsiasi.

Quella è la contingenza del momento. Il distretto che più ha subito, la strada che il nostro sistema biologico e perfettamente sensato troverà più percorribile. Di volta in volta ci viene presentato l’acconto il cui saldo potrebbe sempre essere scelto a discapito dell’accadimento.

Non esiste guarigione dalla malattia attraverso la remissione del sintomo! Non esiste il combattimento ad oltranza con bombe a grappolo su tutto ciò che si muove dentro di noi!

Chiusa una via, la malattia è pronta a crearsene un’altra, probabilmente in forma più violenta e attraverso altri sentieri, almeno finché qualcosa di noi non ci induca nella direzione delle domande entro le quali dovremmo decantare.

Possiamo vivere davvero in salute? Forse, chi lo sa, io penso di sì…ma qui s’è molto riassuntivamente accennato a come la salute la si perde.

Mi piace pensare che rimanga in dote per ciascuno quel colpo d’ali che consente di librarsi dal fango, giacché ogni ostacolo è rampa di lancio ove d’un guizzo ardente balena lo spirito indomito manifesto nel luccichio dei nostri occhi!

Buon viaggio a tutti.

di Bycho

Fonte

 

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