Facile dire olio di palma: conosciamolo meglio per difenderci davvero

 

A noi l’olio di palma non piace, lo ribadiamo, in particolare per gli effetti devastanti che la sua produzione ha sull’ambiente. Quello che si propone questo articolo, però, è capire se il grasso vegetale di palma è davvero il “male assoluto” per la nostra salute, il peggiore che possiamo trovare negli alimenti che comunemente portiamo in tavola.

Ipotizziamo ad esempio che tutti i produttori decidano di non utilizzare più olio di palma nei loro cibi sostituendolo con altri grassi. Davvero la nostra salute sarebbe al sicuro? Per capire meglio come stanno le cose, quali sono i rischi del consumo di olio di palma sulla salute e se davvero si tratta del grasso più pericoloso in commercio abbiamo deciso di chiedere il parere di alcuni medici e nutrizionisti.

Ma partiamo dall’inizio e cerchiamo di capire meglio che tipo di grasso è l’olio di palma. Ecco cosa ci ha detto in proposito il dottor Alessandro Targhetta, medico chirurgo, specialista in Geriatria e Gerontologia ed esperto in Omeopatia e Fitoterapia:

“L’olio di palma, pur essendo di origine vegetale, rappresenta un’eccezione. Ha una composizione in acidi grassi più simile al burro e così si presta bene, per le sue proprietà chimiche, a sostituirlo nelle preparazioni industriali: è solido, insapore, non irrancidisce e resiste bene alla temperatura, cosa che non fanno gli altri oli di origine vegetale (oliva, girasole, ecc.), che con la cottura danno luogo a perossidi tossici. Il suo ingresso massiccio tra i nostri cibi è avvenuto in seguito all’inasprimento delle normative dell’Organizzazione mondiale della sanità sui grassi idrogenati, come le margarine, una trasformazione solida degli oli vegetali, ricca di acidi grassi trans, polisaturi, molto dannosi per la nostra salute”.

La domanda che ci facciamo tutti è fa davvero male? Continua Targhetta:

“E’ vero che è ricco di grassi saturi (45-50%), ma rispetto al burro, allo strutto e alla stessa margarina, ne ha di meno. Ha sicuramente meno grassi polinsaturi rispetto all’olio di oliva e a quello di girasole e quindi è più aterogeno. Fa male? Dipende da quanto ne consumiamo. Trattandosi di un grasso saturo, va considerato esattamente come tutti gli altri grassi saturi (burro, strutto, ecc). Quindi è bene limitarne il consumo. Quello che però è sbagliato è sostenere che altri grassi, come il burro, la margarina o altri oli vegetali, specie se cotti, non facciano male, mentre l’olio di palma sì.

Quale sarebbe quindi una soglia accettabile di consumo per non incorrere in problemi di salute?

“Quella del 10% massimo sul totale delle calorie giornaliere. Una quota che comprende però tutti i grassi saturi, sia quelli di origine vegetale che animale, non solo quelli dell’olio di palma”.

edible oil

Photo Credit

Si parla tanto in tutto il mondo di olio di palma, ma cosa hanno provato gli studi rispetto a questo grasso vegetale? Ha fatto una bella ricerca per noi Roberta Martinoli, biologa nutrizionista e medico chirurgo, che si è servita di Pub-Med, la più ampia banca dati scientifica esistente. Cliccando la parola “palm oil” sono usciti ben 2003 lavori scientifici, di cui 152 solo nell’ultimo anno. Ciò ovviamente sta a significare il grande interesse (e gli interessi) che ci sono in merito alla produzione e l’utilizzo di questo olio.

Ebbene non tutti gli studi sono a sfavore, la dottoressa Martinoli ne ha trovati ben 19 in cui si documentano gli effetti benefici sulla salute legati in particolare alla presenza di tocotrienoli che sarebbero in grado di sopprimere la proliferazione di cellule neoplastiche. Inoltre nello studio dal titolo “Palm oil and the heart: a review” (World J Cardiol. 2015 Mar 26;7(3):144-9)) gli autori giungono addirittura alla conclusione che l’olio di palma sarebbe in grado di proteggere dalla formazione delle placche aterosclerotiche grazie al potere antiossidante dovuto alla presenza di vitamina A e vitamina C.

La dottoressa sottolinea però una cosa fondamentale:

“Sappiamo che non tutti gli oli sono uguali. C’è una differenza abissale tra olio extravergine di oliva e olio di oliva. Ma anche di olio di palma non ce n’è uno solo: quello rosso è considerato più sano rispetto all’olio di palma raffinato (che appare incolore dal momento che la bollitura in pochi minuti distrugge i carotenoidi) per via delle molte sostanze antiossidanti che contiene. Così se i lavori che documentano l’effetto benefico sulla salute vengono fatti usando olio di palma ottenuto dalla prima spremitura dei frutti e poi nei nostri biscotti ci finisce l’olio di palma raffinato non è proprio la stessa cosa”.

Fat Structure

(Una tabella interessante in cui manca il palmisto, che presenta grassi saturi per l’85%)

E ovviamente questo è proprio quello che succede. Sapete che l’olio di palma si trova nel 93% dei prodotti confezionati compreso il latte destinato ai neonati? Si parla ovviamente di olio raffinato, che come ci spiega il dottor Raniero Facchini, specialista in chirurgia dell’apparato digerente, è molto caro alle aziende perché :

costa poco ma anche perché è un olio molto stabile, irrancidisce difficilmente e permette quindi ai prodotti di poter rimanere sullo scaffale più a lungo”.

Attenzione però esistono, proprio come avviene per l’olio extravergine di oliva, delle sotto categorie che nel caso dell’olio di palma sono l’olio integrale (quello rosso), l’olio raffinato e il palmisto.

Fa chiarezza in merito il dottor Facchini:

“Per capire la differenza tra questi oli è utile fare un parallelismo con l’olio extravergine d’oliva che come sotto categorie ha l’olio di oliva (raffinato) e l’olio di sansa (ottenuto da bucce, scarti di polpa e noccioli). Per l’olio di palma si parla di olio grezzo, vergine (quello rosso), olio raffinato (il comune olio di palma) e il palmisto ottenuto dai semi. C’è una bella differenza tra questi oli, è il palmisto in particolare quello su cui ci soffermiamo in quanto assolutamente da evitare poiché è composto da un 85% di grassi saturi che difficilmente il nostro organismo riesce a metabolizzare e che possono portare a sviluppare problemi cardiovascolari”.

Come possiamo difenderci allora? Il dottor Facchini sottolinea l’importanza di leggere bene le etichette per capire di fronte a quale grasso ci stiamo trovando:

“in teoria sulle etichette alimentari non dovremmo più trovare la scritta “olio vegetale” ma in realtà non tutti i produttori si sono ancora adeguati alle nuove diciture. Se trovo questa scritta devo stare sicuramente attento perché il produttore probabilmente ha qualcosa da nascondere. Posso però anche trovare la scritta “grasso di palma” e comunque mi viene il dubbio che si tratti di olio di palmisto, o proprio apertamente olio di palmisto in qual caso il prodotto è da evitare assolutamente”.

La questione, come avrete capito, è piuttosto ingarbugliata e non si esaurisce certo qui. Qual è dunque la soluzione a tutto questo? Per il bene del pianeta e il nostro, lasciare il più possibile i prodotti confezionati sugli scaffali e preparare pane, dolci, ecc. in casa, utilizzando il nostro tanto caro e benefico olio extra vergine di oliva.

Francesca Biagioli

Fonte

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