La violenza: sugli uomini e sugli animali

Viviamo in un mondo tutto teso a raggiungere il benessere economico e ci siamo convinti che le comodità, la ricchezza o il prestigio, siano ingredienti fondamentali per realizzare un’esistenza piena di successo e di significato.

Per raggiungere questi obiettivi, non esitiamo a sacrificare la vita interiore nascondendo (anche a noi stessi) la consapevolezza del flusso emozionale ed energetico che accompagna costantemente i pensieri, le scelte e le opinioni.

In questa nostra società malata, tutto ciò che non è commerciabile è considerato privo di importanza.

Il valore di mercato ha sostituito il valore etico.

E, sull’altare dei guadagni, sacrifichiamo la sensibilità, pronti a trasformarci in cinici arrivisti, pur di accrescere il nostro prestigio.

Ma, segregato nelle profondità della coscienza, si agita un mondo invisibile, fatto di energia e di emozione.

Un mondo che fatica a reggere i ritmi del progresso e del mercato e che, per questo, è ridicolizzato e snobbato.

Ciò che succede interiormente non è commercializzabile, non si può misurare, pesare, toccare o prezzare.

Perciò, nonostante determini la qualità della vita umana, viene occultato dietro una maschera d’indifferenza.

Questa durezza, agita contro la sensibilità interiore, è la matrice da cui scaturiscono le prepotenze, i soprusi e gli abomini compiuti dalla specie umana a danno del pianeta e di se stessa.

Infatti, dalla coercizione del mondo interno scaturisce la sopraffazione nel mondo esterno.

Una sopraffazione che prende forma durante l’infanzia e si rinnova da una generazione all’altra, provocando guerre e distruzione, e costringendoci a indossare una rigida armatura d’impassibilità, per sopravvivere.

Sfuggire a questa trappola crudele e ben congegnata è quasi impossibile.

Pedagogia nera, maschilismo, competizione, conformismo ed emarginazione, sono le armi usate per uccidere la delicatezza d’animo ed erigere il muro dell’indifferenza, l’humus in cui prolifica la crudeltà che dilaga nel mondo.

Serve a poco: fare la rivoluzione, ribellarsi o proporre nuovi stili di vita, più rispettosi e amorevoli.

Certo, per cambiare la società è indispensabile trasformare la cultura della prepotenza e realizzare una comunità umana capace di rispetto per tutte le creature.

Ma, per raggiungere questo traguardo è necessario un mutamento che tenga conto delle radici della violenza e agisca nella vita intima di ciascuno, perché è da lì che prendono forma tutte le persecuzioni.

Sia sugli uomini che sugli animali.

Eliminare da se stessi la sensibilità in favore del distacco e dell’indifferenza, è il compito innaturale che la civiltà degli uomini porta avanti ormai da millenni, lo strumento che consente alla specie “creata a immagine e somiglianza di Dio” di porsi sopra ogni altra specie, arrogandosi il diritto di sfruttare impunemente le altre forme di vita, senza riconoscerne il valore.

Infatti, una volta amputata da sé la comprensione emotiva, ogni sopruso può essere compiuto senza scrupoli e senza pentimenti.

Forti di una superiorità ottenuta con l’indifferenza e con l’arroganza, gli esseri umani si comportano come se fossero i padroni del pianeta.

Il cinismo e la freddezza, conquistati grazie all’educazione e al plagio culturale collettivo, ci permettono di accogliere l’aggressività come se fosse uno strumento inevitabile del progresso.

La violenza sugli uomini e sugli animali appartiene a una stessa identica matrice, nasce dalla mancanza di attenzione per ciò che non si può comprare e si sviluppa in una collettività che esalta la materialità a discapito dei sentimenti.

Per combatterla è necessario uscire dall’anestesia indotta abilmente nella psiche umana e riprendere in mano il potere della vulnerabilità, fatto di ascolto e accoglienza per il mondo interiore, e di rispetto per l’energia invisibile che dà forma all’amore.

Carla Sale Musio

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