Affinità karmiche e relazioni familiari

Katyayani-Vrata2-600x431IL CAMPO PSICHICO KARMICO FAMILIARE COLLETTIVO

In questo articolo vedremo in che modo le affinità karmiche risultano essere alla base delle relazioni familiari. Le affinità karmiche producono anche altri tipi di rapporti (amicali,  affettivi, professionali, ecc.), ma in questo contesto il nostro interesse principale è focalizzato sulle relazioni familiari. Il principio che andremo ad esporre ha comunque valenza universale e sta alla base di tutte le nostre relazioni con qualsiasi persona ed anche con gli animali, poiché anche alla base dei rapporti con esseri di altre specie ci sono sempre i legami karmici.

La tesi che voglio esporre, sulla base delle conoscenze antropologiche, umanistiche, filosofiche, psicologiche e scientifiche della tradizione indovedica, è la seguente: i membri familiari sono tutti in rete in quello che ho definito “campo psichico karmico familiare collettivo” (denominato CPKFC).

Per membri familiari intendo i membri della famiglia di origine, della famiglia attuale, e per estensione i parenti più stretti fino a quelli più lontani. Questa rete familiare si sviluppa da una comune tipologia di samskara o registrazioni psichiche inconsce, nella fattispecie i samskara degli antenati fino a quelli dei propri genitori.

Tale rete karmica si espande sulla spinta della forte interazione emotiva ed affettiva che si sviluppa tra i membri della famiglia. Per estensione chiunque venga in contatto per ereditarietà, parentela, solidarietà o frequentazione con uno qualsiasi di questi membri familiari, entra nella stessa rete e la estende, poiché comincia ad interagire con i samskara attivati da quegli individui e da quel gruppo nel suo complesso. L’effetto è l’irretimento.

In tal modo, attraverso l’interazione dei samskara, i quali tendono ad aggregarsi a contenuti inconsci emotivi e psichici analoghi della stessa categoria, si estende sempre più un determinato tessuto di affinità karmiche, come quando un diapason vibrando ne mette in risonanza altri. Una persona con una devianza, ad esempio,  risveglia samskara dello stesso tipo in coloro con cui entra in contatto, se in questi ultimi questi samskara risultavano essere deboli, inibiti o sopiti.

Sempre sulla base di tali interazioni e affinità karmiche, nell’atto della procreazione i genitori tendono ad attrarre esseri che hanno samskara affini ai propri. Entrando in una determinata matrice o yoni e poi in un determinato nucleo familiare, l’essere che è stato richiamato da samskara affini ai propri viene ulteriormente influenzato dai samskara dei genitori e dell’ambiente in cui essi vivono, cosicché  si crea una sempre più forte interazione affettiva ed emotiva che stringe ulteriormente i legami tra i membri della famiglia.  Il legame potente che si sviluppa tra genitori e figli si spiega dunque con il fatto che essi hanno e sviluppano sempre più samskara in comune; per questa ragione i figli sono inconsciamente portati a vedere nei genitori parti di se stessi, o comunque persone a loro molto simili e vicine, anche quando il comportamento dei genitori è riprovevole e riconosciuto come tale dalle componenti  più razionali della psiche.

La forza del destino e del sangue celebrata nella letteratura di tutti i popoli, che noi definiamo essere una forza karmica coatta dettata dai samskara, appare quasi insuperabile e risulta essere all’origine di disturbi relazionali quali quelli caratterizzati dall’inconscio legame tra la vittima e il carnefice, come ad esempio nel caso della sindrome di  Stoccolma in cui le vittime di un grave e prolungato abuso – in maniera apparentemente paradossale – nutrono verso il proprio aguzzino sentimenti affettivi che possono oscillare dalla solidarietà fino all’innamoramento.  Simili esempi eclatanti si trovano nella storia della letteratura occidentale ed orientale di tutti i tempi, basti pensare a Dostoevskij e alla sua celebre opera “I Fratelli Karamàzov” o all’epica mahabharatiana  in cui Dhrtarastra, pur riconoscendo l’egoismo, la natura perfida, violenta, malvagia e invidiosa del figlio, lo asseconda nel suo delirio di potere che porta alla rovina milioni di persone oltre a loro stessi.

Poiché nel nucleo familiare la madre e il padre trasmettono con il proprio comportamento e con l’ambiente che essi creano determinati samskara ai propri figli, con i quali già condividono consistenti affinità karmiche, si sviluppa tra di essi un attaccamento inconscio quasi viscerale, che soprattutto si costituisce durante l’infanzia del bambino quando la facoltà del discernimento e la capacità di autonomia affettiva non sono ancora  sufficientemente sviluppate.

Si possono individuare samskara di due principali categorie: quelli personali e quelli collettivi. I samskara personali sono registrati nella memoria della corteccia cerebrale, dunque una memoria limitata e a breve termine, e ben più  consistentemente nell’inconscio personale che, a livello ancora più profondo, comunica con l’inconscio collettivo dell’estesa rete dei samskara parentali e quest’ultimo, ad un livello ancora più profondo, con l’inconscio collettivo universale.

Dunque se uno riuscisse a percepirsi e a sondarsi in profondità, individuando i propri samskara personali e collettivi, scoprirebbe di trovarsi in rete con chiunque: con Napoleone, Gengis Khan, Nerone, Platone, Pitagora, Lao Tze e tutti gli esseri che sono esistiti e di cui permangono le tracce psichiche inconsce registrate e depositate nello spazio-tempo.

Ogni essere, infatti, lascia una scia di samskara non solo nel tempo ma anche nello spazio; basti considerare ad esempio che anche quando ci sembra di essere fermi, in realtà ci muoviamo ad una velocità di circa 3 km al secondo, per citare solo il movimento che facciamo nella nostra orbita attorno al sole (rotazione); oltre a questa vi sono poi quella di rivoluzione attorno all’asse terrestre e di traslazione con tutto il nostro sistema solare,  allontanandoci dal punto comune a tutte le stelle. Gli stessi atomi, aggregandosi in forme diverse, costituiscono i corpi di tutti gli esseri, ed ognuno dei jiva o esseri presenti in questi corpi opera sulla base di registrazioni psichiche accumulate nel corso di svariati migliaia di anni.  Dunque sia nel tempo che nello spazio, sia nel micro che nel macro, siamo tutti indissolubilmente collegati dai samskara che abbiamo attivato. Realizzare i nostri collegamenti sottili a livello universale richiede una capacità di visione e di consapevolezza molto sviluppate, mentre è piuttosto facile intuire quanto siamo fortemente connessi e interdipendenti a livello affettivo e familiare, quasi come se fossimo legati da invisibili catene, per i più indissolubili.

Il contesto familiare, infatti, è caratterizzato dall’interazione di samskara molto simili, recenti e di forte intensità, prodotti in un delimitato spazio e tempo, mentre altre categorie di samskara sono diffuse nei millenni e in miliardi di chilometri.

Prendendo in considerazione l’inconscio personale e familiare e i forti legami che esso attiva, possiamo notare come i soggetti che hanno interagito in tale contesto continuino a rimanere irretiti a prescindere dalla distanza e dal tempo che li separa. A questo proposito è utile citare il teorema del fisico irlandese John Bell, secondo il quale due particelle correlate, anche se vengono separate, continuano ad evocare l’una nell’altra gli stessi fenomeni per il principio dell’interazione non localizzata: quel che succede all’una accade invariabilmente anche all’altra attraverso una comunicazione istantanea e non mediata, per leggi completamente indipendenti dal tempo e dallo spazio e tuttora non compiutamente decifrabili per le conoscenze della fisica moderna.

La psiche, con i suoi engrammi samskarici, costituisce l’energia sottile che dà forma ad ogni espressione della materia con la sua specifica forma empirica. Poiché il tempo e lo spazio hanno influenza solo su ciò che ha massa,  le tracce psichiche inconsce dei samskara permangono e determinano interazioni e connessioni karmiche oltre i limiti di spazio e tempo.

Questi insegnamenti aiutano a percepire se stessi come parti di un tutto, e a comprendere le profonde e sottili corrispondenze che legano gli appartenenti ad uno stesso gruppo familiare, affettivo e sociale.   Ci permettono inoltre di scoprire nuove possibilità e potenzialità della persona.

In effetti, ogni individuo non è soltanto il prodotto dell’anello che lo unisce alla lunga catena dei suoi  progenitori, ma è anche colui che detiene la potenzialità, attraverso un intervento creativo nel flusso energetico della rete samskarica e di affinità karmiche, di modificare la propria posizione e attitudine mentale e la natura del proprio collegamento all’intero campo energetico familiare e relazionale, dunque di risvegliarsi e illuminarsi.

I rapporti familiari e affettivi celano la grande opportunità, per l’essere umano, di sviluppare quella scintilla di eternità che si manifesta attraverso le sue  azioni, i suoi pensieri e le sue risposte agli eventi.

Marco Ferrini

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